Crisi migratoria: gli ultimi sviluppi in Lituania, Lettonia e Bielorussia

Pubblicato il 12 agosto 2021 alle 18:58 in Bielorussia Lituania Repubbliche Baltiche

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Mentre la Lituania ha interrotto le comunicazioni con le autorità frontaliere di Minsk, la Lettonia ha annunciato, il 12 agosto, il dispiegamento di un’ulteriore divisione militare lungo il confine con la Bielorussia.

A riportare la notizia, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Le Forze dell’ordine della Lettonia hanno annunciato, giovedì 12 agosto, l’invio di una squadra speciale al confine con la Bielorussia per assistere le autorità di frontiera nella lotta all’immigrazione clandestina. Secondo quanto reso noto, la nuova divisione militare sarà composta da 71 soldati. Nel frattempo, la Bielorussia ha dichiarato che le autorità frontaliere della Lituania hanno interrotto ogni forma di comunicazione con le divisioni militari bielorusse a causa del deterioramento delle relazioni diplomatiche tra Minsk e Vilnius. Ad annunciarlo è stato il rappresentante del Comitato per il confine di Stato bielorusso, Anatoly Lappo.

Gli ultimi sviluppi giungono mentre l’Unione Europea continua ad accusare il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, di incoraggiare l’immigrazione illegale per esercitare pressioni su Bruxelles e per contestare le sanzioni imposte, il 21 giugno, contro il suo regime. La crisi migratoria alimentata da Minsk ha obbligato la Lettonia ad introdurre, il 10 agosto, lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre. Così come la Lettonia, anche la Polonia ha registrato un brusco aumento di immigrati. Nello specifico, le autorità di frontiera di Varsavia hanno reso noto che, dal 6 al 9 agosto, il numero di clandestini che hanno attraversato il confine polacco con la Bielorussia ha raggiunto cifre record: 349 migranti, perlopiù provenienti da Iraq e Afghanistan. È altresì rilevante ricordare che, a partire da gennaio 2021, la divisione polacca Podlasie, operante lungo il confine con la Bielorussia, ha posto in stato di fermo circa 871 migranti clandestini. Tali cifre sono nettamente maggiori rispetto al 2020, quando Podlaise aveva rivelato che, nel corso dell’anno, erano state arrestate 122 persone che tentavano di attraversare il confine polacco-bielorusso.

Tuttavia, il primo Paese ad annunciare lo stato di emergenza per via dell’incremento dei flussi migratori è stato la Lituania, il 2 luglio. A causa dell’aggravarsi della situazione, Vilnius è stata costretta a richiedere il supporto dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, la quale ha avviato, il 12 luglio, una “missione rapida”, alla quale si sono unite anche le autorità estoni. Successivamente, i dati di Frontex hanno rivelato che, dal primo al 7 luglio, le autorità lituane hanno registrato oltre 800 violazioni per attraversamento di confine illegale. Oltre a ciò, a partire dal primo gennaio 2021, la Lituania ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia.

A causa del peggioramento della crisi migratoria, l’Unione Europea ha indetto, il prossimo 18 agosto, un vertice straordinario a livello dei ministri degli Interni del blocco. Il focus del summit sarà posto sull’ondata di migranti illegali che, passando attraverso la Bielorussia, stanno mettendo in ginocchio le Repubbliche baltiche e i Paesi circostanti. Anche il 5 agosto, l’Unione Europea ha preso misure per normalizzare la situazione. Nello specifico, l’UE ha convocato il rappresentante permanente della Bielorussia a Bruxelles per esprimere la preoccupazione del blocco in merito alla crisi, alimentata dalla linea politica di Minsk. Altrettanto importante è sottolineare che il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha annunciato, il medesimo 5 agosto, la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo il presidente, tale misura è stata necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest del Paese.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate da Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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