Bolivia: ex presidente Áñez sottoposta a controlli medici

Pubblicato il 12 agosto 2021 alle 12:30 in America Latina Bolivia

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L’ex presidente ad interim della Bolivia Jeanine Áñez, detenuta da marzo, è stata trasferita, mercoledì 11 agosto, all’ospedale Tórax, a La Paz, per sottoporsi a diversi controlli medici ed è tornata in carcere meno di due ore dopo. “Il cardiologo specialista ha confermato che la detenuta Jeanine Áñez soffre di ipertensione e sindrome ansioso-depressiva”, ha spiegato il direttore nazionale del sistema carcerario, Juan Carlos Limpias.

La figlia dell’ex capo di Stato, Carolina Ribera Áñez, ha sostenuto che la vita della madre “è a rischio” e ha denunciato che in carcere non le sono state prestate cure sufficienti. Diversi funzionari dell’Ufficio del difensore del popolo hanno così esortato le autorità penitenziarie, il 18 marzo, “a fornire alla detenuta tutta l’assistenza sanitaria che il suo caso richiede”.

L’ex presidente ad interim della Bolivia sarà in carcere per almeno un anno, dopo che, il 3 agosto, un giudice ha esteso la carcerazione preventiva per altri 6 mesi. Áñez ha pubblicato una lettera sui suoi social network, il 20 luglio, chiedendo un’udienza con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet. “Chiedo rispettosamente e sinceramente un’udienza in cui mia figlia partecipi a mio nome, poiché ad oggi sono privato della libertà nella città di La Paz, a causa di una decisione politica dell’attuale presidente dello Stato, Luis Arce Catacora”, ha scritto nel documento Áñez.

La richiesta dell’ex presidente è stata formulata con l’obiettivo di fornire le ragioni per cui dovrebbe essere rilasciata e poter così affrontare il processo che è in corso contro di lei per accuse di sedizione, terrorismo e associazione a delinquere.

Il Governo boliviano sta attualmente indagando sulla ricezione di armi, munizioni di guerra e gas lacrimogeni sotto il suo mandato e se sono stati utilizzati nei conflitti sociali del 2019. In quell’anno è scoppiata una crisi sociale e politica in Bolivia dopo le elezioni generali del 20 ottobre. L’allora presidente del Paese, Evo Morales, è stato accusato di brogli elettorali dall’Organizzazione degli Stati americani (OAS) e dall’opposizione politica boliviana e, poiché ciò ha generato proteste civili fino al 10 novembre, il comandante a capo delle forze armate della Bolivia, Williams Kaliman, ha suggerito a Morales di dimettersi dal suo mandato presidenziale.

Il Governo socialista, che ha preso il potere nell’ottobre 2020, ha incolpato Áñez e vari suoi ex ministri ed ex alti ufficiali delle Forze armate di aver rovesciato l’allora presidente del Paese in un presunto colpo di stato. Questa teoria sarebbe stata successivamente smentita dall’opposizione, dichiarando che la causa della rivolta in Bolivia sarebbe stata generata dallo stesso Morales, che aveva intenzione di rimanere in carica per la quarta volta di seguito, nonostante la Costituzione del Paese permettesse solo due mandati consecutivi.

L’ex presidente ad interim è stata successivamente incarcerata con l’accusa di terrorismo, sedizione e cospirazione. Áñez ha definito il suo arresto un “oltraggio assoluto” e ha riferito che ciò era stato il risultato “dell’intimidazione politica” organizzata dal Movimento al Socialismo (MAS), che è il partito dell’attuale presidente del Paese. Jeanine ha ribadito che “é stata accusata di coinvolgimento in un colpo di stato che in realtà non é mai avvenuto” e ha inviato dunque lettere all’Organizzazione degli Stati americani (OAS) e alla delegazione dell’Unione europea (UE) in Bolivia per chiedere la presenza di una missione di osservazione che potesse valutare oggettivamente il suo arresto e quello dei suoi ministri.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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