Armenia-Azerbaigian: Erevan è pronta per nuovi negoziati con Baku

Pubblicato il 12 agosto 2021 alle 11:48 in Armenia Azerbaigian

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Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, ha dichiarato, giovedì 12 agosto, che Erevan è pronta a riprendere i negoziati di pace con l’Azerbaigian e ha negato la veridicità delle dichiarazioni azere sul dispiegamento militare nel Karabakh.

A riportarlo è stata l’agenzia di stampa russa TASS, il medesimo giovedì. Pashinyan, nel corso di una riunione governativa, ha sottolineato che l’Armenia intende normalizzare il decennale conflitto con l’Azerbaigian, principalmente legato a dispute territoriali risalenti all’era sovietica. Pertanto, il premier di Erevan si è appellato al Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), esortandolo a organizzare nuovi formati di colloqui di pace tra le parti belligeranti. “L’Armenia è pronta a partecipare ai negoziati di alto livello, siamo in attesa di proposte concrete”, ha ribadito Pashinyan. In tale quadro, è importante sottolineare che il Gruppo di Minsk, guidato da tre co-presidenti di Russia, Stati Uniti e Francia, è impegnato, dal 1992, nei negoziati tra le parti in conflitto.

Nel corso della medesima riunione, Pashinyan ha altresì commentato le accuse azere del giorno precedente, riguardanti il dispiegamento illegale di militari armeni nel Karabakh. Il premier di Erevan ha sottolineato che il Paese non intende conquistare nuovi territori, tantomeno avviare azioni aggressive che potrebbero aggravare la situazione tra i due Paesi. “Non abbiamo alcuna intenzione di conquistare territori, piuttosto, lo scopo è quello di proteggere la nostra sovranità e integrità territoriale”, ha detto Pashinyan.

Il giorno prima, l’11 agosto, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian aveva dichiarato che l’Armenia aveva iniziato a collocare i propri militari nel Karabakh, violando le disposizioni dell’accordo di pace del 9 novembre 2020. In tale area, secondo la tregua, dovrebbero trovarsi solo ed esclusivamente “peacekeeper” russi, al fine di mantenere stabile la situazione ed evitare nuove escalation. A detta di Baku, le Forze Armate di Erevan sarebbero state dispiegate nelle aree di Mukhtarkand, Shushakend, e nei territori confinanti con le regioni Orientali di Kelbajar e Lachin. In risposta alle violazioni di Erevan, l’Esercito di Baku ha annunciato “misure adeguate” per limitare la presenza di Erevan nei territori.

Nonostante la tregua tra Baku e Erevan, si verificano periodicamente violazioni. L’episodio più recente di violenza è stato registrato il 6 agosto. In tale occasione, il Ministero della Difesa dell’Armenia ha accusato le Forze Armate azere di bombardare le postazioni armene presso il confine Sud-Ovest con l’Azerbaigian. Dall’altra parte, Baku ha dichiarato che i militari armeni hanno preso di mira le divisioni militari azere poste nella regione di Sadarak, situata nella Repubblica autonoma di Nakhchivan, un’enclave azera a confine con l’Armenia, l’Iran e la Turchia.

Gli ultimi sviluppi sono da collocare nel quadro della recente escalation tra Armenia e Azerbaigian, verificatasi il 28 luglio. In tale data, a partire dalle 4:00 ora locale, sono stati registrati intensi scontri ad arma da fuoco tra le divisioni di Erevan e Baku presso l’area Nord-Occidentale del confine. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku era di 2 soldati. Le aree prese d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella provincia di Gegharkunik.

A seguito dell’escalation, la Russia, che già aveva svolto il ruolo di mediatrice nel conflitto scoppiato il 27 settembre 2020, è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto, intorno le 10:00 del mattino, ora locale, Baku ha accettato la tregua suggerita da Mosca. Tuttavia, nonostante il nuovo cessate il fuoco, il Ministero della Difesa azero ha accusato l’Armenia di continuare a “bombardare le postazioni militari” di Baku nei pressi della regione Nord-orientale del Kelbajar, servendosi di carri armati e di mortai da 120 mm. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Erevan ha annunciato di aver accettato la nuova tregua, riferendo che le misure e il nuovo accordo sono in “fase di esecuzione”. L’Armenia ha ribadito di “rispettare ampiamente il cessate il fuoco”.

Nonostante l’escalation del 28 luglio, è importante sottolineare che gli scontri tra le due parti si verificano periodicamente. È per tale ragione che i Dipartimenti della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. Un altro aspetto che contribuisce ad alimentare le tensioni tra i due Paesi fa riferimento al rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Armenia.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 12 giugnoil 5 luglio, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

L’ultima grave escalation, paragonabile a quella del 28 luglio, si era verificata il 12 maggio. In tale data, l’Armenia aveva accusato le Forze Armate dell’Azerbaigian di aver penetrato di 3,5 chilometri territorio de jure armeno. Da una parte, Erevan aveva dichiarato che tale provocazione aveva lo scopo di prendere il controllo di territorio armeno. Dall’altra, Baku aveva reso noto che le proprie truppe si stavano limitando a svolgere operazioni ingegneristiche e di demarcazione territoriale.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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