Siria: esplosione di una nave mercantile nel porto di Laodicea

Pubblicato il 10 agosto 2021 alle 20:05 in Medio Oriente Siria

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L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) con sede a Londra ha riferito che un’esplosione ha colpito una nave mercantile ancorata al porto siriano di Laodicea, il 10 agosto, causando perdite umane e materiali.

Le autorità siriane hanno poi reso noto di aver estinto l’incendio divampato a bordo dell’imbarcazione e che l’episodio ha causato 2 feriti. L’origine dell’esplosione non è stata ancora accertata.

L’esplosione del 10 agosto si colloca in un quadro di tensioni regionali. Lo scorso 29 luglio, la petroliera di proprietà giapponese Mercer Street, della compagnia Zodiac Maritime, gestita da un miliardario israeliano, è stata attaccata mentre si trovava nel Mar Arabico, al largo della costa dell’Oman. Due membri dell’equipaggio, uno di nazionalità britannica, l’altro rumena, sono morti, mentre il resto del team è stato tratto in salvo. Israele ha accusato le Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane (IRGC) di essere responsabili dell’attacco condotto il 29 luglio. Nella giornata di domenica primo agosto, anche il Regno Unito aveva puntato il dito contro Teheran in merito all’accaduto.

Secondo la versione israeliana, l’attacco era stato condotto per mezzo di un drone esplosivo e mirava a colpire un obiettivo di Israele, probabilmente in segno di vendetta per attacchi israeliani in Siria. Tale ipotesi era stata sostenuta anche dagli Stati Uniti, i quali stanno coadiuvando la parte israeliana nelle indagini. Il 10 agosto, la vice assistente segretaria alla Difesa per il Medio Oriente degli USA, Dana Stroul, ha confermato ad un giornalista che l’attacco eseguito con drone contro la Mercer Street sarebbe partito dallo Yemen e che gli armamenti impiegati fossero di fabbricazione iraniana. Tuttavia, poco dopo l’addetto stampa del Pentagono, John Kirby, ha dichiarato che le affermazioni di Stroul non sono state una conferma del fatto che il drone sia partito dallo Yemen, sostenendo che si fosse riferita ad indagine sul caso.

Dopo il caso della Mercer Street, il 3 agosto scorso, il Sultanato dell’Oman aveva confermato, che la Asphalt Princess, nave battente bandiera panamense, era stata effettivamente oggetto di un dirottamento al largo delle coste emiratine. In particolare, la Asphalt Princess, dopo essere stata dirottata a 60 miglia a Est dalla costa di Fujairah, era stata oggetto di un potenziale atto di “pirateria”. In particolare, un gruppo di 8-9 uomini armati era salito a bordo dell’imbarcazione e ha preso in ostaggio l’equipaggio, presumibilmente costringendolo a salpare verso l’Iran.

Lo scorso 6 aprile, invece, un’imbarcazione militare battente bandiera iraniana, chiamata Saviz, era stata attaccata da mine mentre si trovava nel Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. In tal caso, l’episodio aveva attirato particolare attenzione in quanto aveva coinvolto una nave militare. Nel corso dei precedenti due anni, episodi simili si erano verificati nei confronti di bersagli diversi, di solito navi commerciali con a bordo petrolio e armi provenienti dall’Iran.

In occasione dell’attacco, il New York Times aveva riportato dichiarazioni di un funzionario statunitense in base alle quali Israele avrebbe comunicato agli Stati Uniti che le proprie forze avevano colpito l’imbarcazione iraniana. A detta della fonte statunitense, l’operazione israeliana sarebbe stata una forma di vendetta per i precedenti attacchi contro navi di Israele da parte di Teheran.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione