Russia, Uzbekistan e Tagikistan concludono le esercitazioni militari al confine con l’Afghanistan

Pubblicato il 10 agosto 2021 alle 10:42 in Russia Tajikistan Uzbekistan

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Il comandante del Distretto Militare Centrale della Federazione Russa, il colonnello generale Alexander Lapin, ha dichiarato, martedì 10 agosto, che si sono concluse le esercitazioni militari congiunte di Russia, Uzbekistan e Tagikistan.

Le manovre in questione hanno coinvolto un totale di 2.500 militari dei tre Stati e la fase finale si è svolta nella base militare di Harb-Maidon, a 20 chilometri dal confine con l’Afghanistan. Nello specifico, Lapin ha rivelato che le operazioni trilaterali sono state avviate sullo sfondo dell’aggravamento della situazione in Afghanistan, nel timore che i gruppi terroristici radicali possano penetrare anche negli Stati confinanti. “Sono fiducioso che le future azioni congiunte rafforzeranno la comunità militare e proteggeranno i nostri Paesi dall’aggressione” esterna, ha concluso il comandante del Distretto Militare Centrale russo.

Anche il ministro della Difesa del Tagikistan, il colonnello generale Sherali Mirzo, ha commentato le manovre congiunte. Secondo lui, quelle di Mosca, Dushanbe e Tashkent hanno rappresentato le prime esercitazioni antiterroristiche che i tre Stati hanno avviato. Tali operazioni hanno un’importanza chiave per i tre Paesi, poiché, negli ultimi anni, è stato registrato un aumento di tensioni in Afghanistan. Mirzo ha poi affermanto che la stabilità regionale dipenderà dai prossimi sviluppi in Afghanistan, soprattutto a livello politico. Parallelamente, il capo di Stato maggiore delle Forze Armate dell’Uzbekistan, il maggiore generale Shukhrat Kholmukhamedov, ha espresso preoccupazione per la situazione in Afghanistan. Secondo il rappresentante uzbeko, l’escalation inter-afghana impone ai Paesi confinanti di essere sempre “vigili” e di mantenere attiva la prontezza al combattimento.

Le manovre militari si sono svolte mentre i leader dei cinque Paesi dell’Asia Centrale, quali Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, si sono riuniti, dal 5 al 6 agosto, per il terzo round di colloqui. Questi ultimi si sono svolti nella città turkmena di Avaza, sulle sponde del Mar Caspio, e sono stati focalizzati sulla grave escalation in Afghanistan, acuitasi a seguito del ritiro delle truppe statunitensi dal Paese.

Le manovre militari conclusesi il 10 agosto sono state avviate qualche giorno prima, il 2 agosto. In tale data, le Forze Armate di Russia e Uzbekistan sono state dispiegate nei pressi della base militare di Termez, città uzbeka al confine con l’Afghanistan. In totale, le operazioni hanno coinvolto circa 2.500 soldati. Mentre, all’inizio, il Ministero della Difesa della Federazione aveva dichiarato che avrebbe dispiegato solamente 1.000 militari, a causa dell’aggravarsi della situazione in Afghanistan, il suddetto Dipartimento ha coinvolto 1.800 dei suoi soldati. Oltre a questo, Mosca ha dispiegato anche 420 unità di hardware militare, il doppio della quantità inizialmente prevista.

Nel frattempo, l’offensiva dei militanti islamisti in Afghanistan continua. L’8 agosto, i talebani hanno preso il controllo di altri tre capoluoghi di provincia. Si tratta delle città di Kunduz, Sar-ePol e Taloqan, situate nel Nord del Paese. Tali conquiste arrivano dopo che il gruppo ha preso il controllo delle province di Nimruz e Jawzjan. In quest’ultima, la cui capitale è Sheberghan, il Ministero della Difesa afghano ha affermato di aver già lanciato una contro offensiva per recuperare il territorio perso, aggiungendo che i bombardieri statunitensi B-52 hanno colpito diversi obiettivi talebani nella città. Tuttavia, i deputati di Kunduz e Jawzjan hanno duramente criticato il governo di Kabul, accusandolo di non prestare sufficiente attenzione alla situazione nel Nord, mentre i talebani ottengono il controllo di aree strategiche. “La situazione a Kunduz influenza la tenuta di Takhar e Baghlan”, ha affermato Mirza Mohammad Yarmand, l’ex viceministro degli Interni. 

Infine, l’offensiva dei militanti islamisti arriva proprio mentre le Forze Armate degli USA e della NATO si stanno ritirando dal Paese, dopo una missione durata due decenni. A tale proposito, il vicepresidente del Senato afgano, Mohammad Alam Izedyar, ha affermato che le politiche di Washington hanno portato all’attuale crisi in Afghanistan, poiché queste hanno messo sullo stesso piano i talebani e il governo di Kabul, con l’accordo di Doha. “Anche se i talebani prendessero militarmente l’Afghanistan, questo non significherebbe sovranità, non significherebbe stabilità. La guerra continuerà. La resistenza continuerà”, ha concluso Izedyar. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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