Pechino richiama il proprio ambasciatore in Lituania

Pubblicato il 10 agosto 2021 alle 16:31 in Cina Repubbliche Baltiche Taiwan

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La Cina ha deciso di richiamare il proprio ambasciatore in Lituania, il 10 agosto, dopo l’apertura di un ufficio di rappresentanza intestato a Taiwan nella capitale lituana Vilnius, il 20 luglio scorso.

Il Ministero degli Esteri della Cina ha rilasciato una dichiarazione nella quale ha affermato che il governo della Lituania ha ignorato le rimostranze avanzate da parte cinese consentendo la creazione di un ufficio formalmente intestato a Taiwan a Vilnius. Tale mossa, per Pechino, avrebbe violato apertamente lo spirito del comunicato sull’istaurazione dei rapporti diplomatici Cina-Lituania, danneggiando gravemente l’integrità territoriale e la sovranità della Cina. Per tali ragioni, il governo cinese ha deciso di richiamare il proprio ambasciatore in Lituania e ha richiesto alle autorità di Vilnius di fare lo stesso con il proprio rappresentante a Pechino.

La parte cinese ha quindi ribadito alla Lituania che al mondo esiste una sola Cina e la Repubblica Popolare Cinese (RPC) ne è l’unico governo legittimo. Oltre a questo, il Ministero degli Esteri ha ricordato che il principio “una sola Cina” è la base politica per lo sviluppo di relazioni bilaterali da parte cinese con altri Paesi. Pechino ha ribadito la determinazione a riunificare il Paese e ha avvisato che la linea rossa riguardante la sua sovranità e la sua integrità territoriale non va oltrepassata. Pechino ha quindi esortato la Lituania a correggere la decisione erronea presa e ha ricordato alle autorità di Taipei che “l’indipendenza di Taiwan” è un vicolo cieco e che i tentativi di impegnarsi in attività separatiste nell’arena internazionale non avranno mai successo.

In risposta, il Ministero degli Esteri della Lituania, lo stesso 10 agosto, ha ribadito la propria determinazione a sviluppare relazioni reciprocamente vantaggiose con Taiwan, pur continuando a rispettare il principio “una sola Cina”.

Il 20 luglio scorso, il ministro degli Esteri taiwanese, Joseph Wu, aveva annunciato che Taiwan aprirà un ufficio di rappresentanza taiwanese a Vilnius, specificando che la Lituania sarebbe stata il primo Paese europeo che ha relazioni diplomatiche con la Cina ad ospitare un ufficio formalmente intestato a Taiwan, ovvero il cosiddetto “Ufficio di rappresentanza taiwanese in Lituania”. In tale data anche il Ministero degli Affari Esteri di Vilnius aveva dichiarato che aprirà un ufficio commerciale a Taipei il prossimo autunno per diversificare i propri mercati di esportazione e cercare nuovi partner tra “gli Stati democratici nella regione dell’Indo-Pacifico”.

Ad oggi, Taiwan ha uffici di rappresentanza in 74 Paesi a livello globale e 18 tra questi fanno parte dell’Unione europea (UE). Prima di Vilnius, l’ultimo ufficio di rappresentanza taiwanese in Europa era stato istituito nel 2003 a Bratislava, in Slovacchia. Rispetto alla nomenclatura, invece, il primo ufficio di rappresentanza ad aver riportato il nome di Taiwan nell’intestazione è stato quello stabilito in Somaliland nel 2020. Ad oggi, Taiwan ha relazioni diplomatiche formali con 15 Paesi mentre mantiene relazioni con gli altri attraverso gli uffici di rappresentanza.

In base al principio “una sola Cina” Pechino considera Taiwan una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa.

In tale quadro, oltre ad aver stabilito relazioni diplomatiche con Pechino il 14 settembre 1991 riconoscendone il governo, la Lituania faceva parte del summit “17+1”, ovvero un raggruppamento creato nel 2012, tra la Cina e 17 Paesi dell’Europa centro-orientale, con l’obiettivo di fornire nuove alternative per l’economia. Nel maggio 2021, Vilnius aveva deciso di lasciare il raggruppamento, affermando di non aver tratto i benefici commerciali attesi da tale partecipazione. Nel 2019, la Cina e la Lituania hanno realizzato un interscambio bilaterale dal valore di 1,35 miliardi di dollari nel 2019, quando Pechino è stata il 22esimo mercato di esportazione della Lituania e il decimo Paese d’origine delle importazioni della Lituania.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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