Lettonia, crisi migratoria: dichiarato lo stato di emergenza al confine con la Bielorussia

Pubblicato il 10 agosto 2021 alle 16:09 in Bielorussia Repubbliche Baltiche

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Il governo della Lettonia ha annunciato, martedì 10 agosto, l’introduzione dello stato di emergenza a causa del forte aumento di immigranti illegali che, passando attraverso il confine con la Bielorussia, tentano di accedere al Paese baltico.

Il Ministero della Difesa della Lettonia ha reso noto, attraverso una nota citata dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, di aver applicato una serie di misure volte a rafforzare militarmente il confine. Il medesimo martedì, il capo delle Forze di sicurezza di frontiera di Riga, Guntis Pujats, ha dichiarato che, a partire da mezzanotte, sono stati detenuti circa 200 clandestini. Dal mese di luglio, la situazione migratoria è significativamente peggiorata lungo il confine lettone-bielorusso. Al fine di fortificare i servizi di frontiera, già in precedenza Riga aveva dispiegato 50 militari delle Forze Armate nazionali, i quali si sommavano ai soldati delle Forze di sicurezza transfrontaliere, già impegnate nella lotta all’immigrazione clandestina.

Tali dichiarazioni giungono un giorno dopo che l’Estonia ha ribadito di essere disposta a fornire assistenza alla Lettonia, nonché a sostenerla nella normalizzazione della crisi migratoria. Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa lettone, Artis Pabriks. Quest’ultimo, il 9 agosto, ha tenuto colloqui con l’omologo estone, Kalle Laanet. I due rappresentanti baltici, a margine del vertice, hanno sottolineato la necessità di prevenire “l’aumento di migranti illegali nel territorio lettone”, accusando la Bielorussia di servirsi dell’immigrazione per esercitare pressioni sugli Stati europei.

Il primo Paese ad annunciare lo stato di emergenza per via del rapido aumento di flussi di immigrazione è stata la Lituania, il 2 luglio. A causa dell’aggravarsi della situazione, Vilnius è stata costretta a richiedere il supporto dell’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex, la quale ha avviato, il 12 luglio, una “missione rapida”, alla quale si sono unite anche le autorità estoni. Successivamente, i dati di Frontex hanno rivelato che, dal primo al 7 luglio, le autorità lituane hanno registrato oltre 800 violazioni per attraversamento di confine illegale. Oltre a ciò, a partire dal primo gennaio 2021, la Lituania ha posto in stato di fermo oltre 4.000 migranti, catturati lungo il confine con la Bielorussia.

Così come la Lettonia e la Lituania, anche la Polonia ha registrato un brusco aumento di immigrati. Nello specifico, le autorità di frontiera di Varsavia hanno reso noto che, dal 6 al 9 agosto, il numero di clandestini che hanno attraversato il confine polacco con la Bielorussia ha raggiunto cifre record: 349 migranti, perlopiù provenienti da Iraq e Afghanistan. È altresì rilevante ricordare che, a partire da gennaio 2021, la divisione polacca Podlasie, operante lungo il confine con la Bielorussia, ha posto in stato di fermo circa 871 migranti clandestini. Tali cifre sono nettamente maggiori rispetto al 2020, quando Podlaise aveva rivelato che, nel corso dell’anno, erano state arrestate 122 persone che tentavano di attraversare il confine polacco-bielorusso.

A causa dell’aggravamento della crisi migratoria, l’Unione Europea ha indetto, il prossimo 18 agosto, un vertice straordinario a livello dei ministri degli Interni del blocco. Il focus del summit sarà posto sull’ondata di migranti illegali che, passando attraverso la Bielorussia, stanno mettendo in ginocchio le Repubbliche baltiche e i Paesi circostanti. Anche il 5 agosto, l’Unione Europea ha preso misure per normalizzare la situazione. Nello specifico, l’UE ha convocato il rappresentante permanente della Bielorussia a Bruxelles per esprimere la preoccupazione del blocco in merito alla crisi, alimentata dalla linea politica di Minsk. Altrettanto importante è sottolineare che il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha annunciato, il medesimo 5 agosto, la totale chiusura dei confini con la Lituania. Secondo il presidente, tale misura è stata necessaria poiché si tratta dell’unica soluzione per porre fine all’afflusso di clandestini da Sud e da Ovest del Paese.

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate da Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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