La Russia risponde alle dichiarazioni UK sulla Cecenia con nuove sanzioni

Pubblicato il 10 agosto 2021 alle 12:30 in Cecenia Russia UK

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Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha annunciato, lunedì 9 agosto, l’imposizione di sanzioni personali contro “rappresentanti britannici coinvolti in attività anti-russe”, impedendo loro l’ingresso nel territorio russo. Tali misure giungono a seguito delle dichiarazioni di Londra sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Cecena.

Secondo quanto riferito da un funzionario del Ministero degli Esteri di Mosca, Nikolay Lakhonin, le nuove misure sono state applicate in “risposta alle azioni ostili delle autorità britanniche”, sulla base del “principio di reciprocità”. Nella nota del Dipartimento russo, inoltre, il Cremlino ha esortato il Regno Unito ad abbandonare la politica conflittuale contro la Russia, definendola “infondata”. Per Mosca, “qualsiasi passo ostile” non rimarrà impunito ma riceverà una risposta “proporzionata e adeguata”. Secondo Lakhonin, dopo aver lasciato l’UE, la Gran Bretagna avrebbe “intensificato gli strumenti sanzionatori”, che sono stati descritti come parte di una “campagna di denigrazione della Russia”.

Anche il 26 aprile, il Regno Unito aveva imposto sanzioni contro 14 cittadini russi, accusati di aver svolto un ruolo chiave nel caso di Sergei Magnitsky. Quest’ultimo era un avvocato russo e oppositore del capo del Cremlino, Vladimir Putin. L’uomo è morto in carcere, il 16 novembre 2009, in “circostanze sospette” e l’evento aveva significativamente scosso la comunità internazionale. Nonostante la legittimità dell’arresto di Magnitsky, avvenuto nel 2008 con l’accura di frode fiscale, l’UE ha contestato le modalità di gestione del processo da parte delle autorità russe. Ad un anno dalla sua detenzione Magnitsky non era ancora stato processato e sarebbe stato tenuto n una cella sovraffollata e in condizioni precarie, senza ricevere le cure mediche adeguate. Come il Regno Unito, anche la Corte Europea dei Diritti Umani aveva accusato la Russia di aver violato i diritti fondamentali dell’avvocato, condannando Mosca a versare un totale di 34 mila euro alla moglie e alla madre di Magnitsky.

 Il servizio diplomatico russo ha poi ricordato che, nel dicembre 2020, il governo britannico “sotto pretesti inverosimili e assurdi” aveva imposto sanzioni contro cittadini russi accusati di violazioni dei diritti umani in Cecenia. A finire nella lista nera era stato anche il presidente del parlamento ceceno, Magomed Daudov, l’ex capo della polizia della città cecena di Argun, Ayub Kataev, e il vicecapo del Ministero dell’Interno ceceno, Apti Alaudinov. Londra li ha ritenuti responsabili “di torture e altre violazioni dei diritti umani contro i membri della comunità LGBT+ in Cecenia”. Tali misure, inoltre, sono state estese anche all’unità speciale di sicurezza di Terek e quella della Guardia nazionale russa.

In tale quadro, è importante sottolineare che l’unità speciale di Terek e Kataev sono stati sanzionati anche dall’Unione Europea, il 22 marzo scorso. Gli accusati, insieme ad altri individui, quali il vice primo ministro della Cecenia, Abuzaid Dzhandarovich Vismuradov, nonché comandante dell’unità di Terek sono stati accusati di omicidio, abuso di potere, persecuzione e tortura di persone facenti parte della comunità LGBT+ in Cecenia. Bruxelles ha inserito nella “lista nera” non solo Kataev, ma anche tutte le forze dell’ordine sotto il suo comando. È importante sottolineare che Vismuradov è il più stretto collaboratore del presidente ceceno, Ramzan Kadyrov. La linea politica di quest’ultimo è caratterizzata da una rigida campagna di repressione contro gli oppositori politici. Tra questi ultimi, come si legge nel documento ufficiale di Bruxelles, Kadyrov accusava persone “transgender, gay, intersessuali” di essere suoi oppositori. Il presidente ceceno ha negato le accuse, lasciando la parola al suo portavoce, il quale ha dichiarato che “non si possono perseguitare coloro che semplicemente non esistono in Cecenia”. Le accuse di persecuzioni verso persone omosessuali in Cecenia sono state rivolte, nel gennaio del 2019, da organizzazioni di attivisti che hanno denunciato arresti, torture e omicidi. Si ricorda che il capo della Repubblica cecena era stato sanzionato anche dagli Stati Uniti per abuso di potere. In aggiunta, Reuters ha reso nota la vicinanza tra Kadyrov e l’omologo russo, Vladimir Putin.

Ramzan Kadyrov è presidente della Cecenia dal 2007. Figlio di Achmad Kadyrov, presidente fino al 2004, è considerato il proconsole di Putin nella repubblica del Caucaso settentrionale. Achmad Kadyrov prese parte alla prima guerra cecena (1993-96) dalla parte degli indipendentisti guidati dal presidente Dudaev, conclusasi con l’indipendenza de facto della Cecenia. Divenne Gran Muftì della repubblica.

Nel corso della seconda guerra cecena (1999-2000), si schierò a fianco di Mosca e, a seguito della vittoria russa, divenne Presidente della repubblica, una delle 23 che integrano la Federazione russa. In seguito all’assassinio di Achmad nel 2004 allo stadio di Groznij, è iniziata la carriera politica di Ramzan. Vicepremier, Premier e infine Presidente della Cecenia in tre anni. La fine ufficiale del conflitto ceceno, nel 2009, ha ridotto la presenza di forze russe nella repubblica e aumentato il potere di Kadyrov. Considerato da alcuni il pacificatore della regione, è accusato di delitti politici e crimini di guerra.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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