India, Kashmir: attacco contro politici del BJP, 2 morti

Pubblicato il 10 agosto 2021 alle 18:37 in Asia India

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Alcuni aggressori hanno sparato a due politici del partito di governo indiano Bharatiya Janata Party (BJP), Ghulam Rasool Dar e la moglie della quale non è stato ancora rivelato il nome, uccidendoli ad Anantnag, una cittadina nella porzione indiana del Kashmir, il 10 agosto.

Le autorità hanno incolpato dell’accaduto i militanti locali che si oppongono al governo indiano. La polizia indiana ha affermato che i militanti hanno fatto irruzione nell’abitazione di Dar sparando all’uomo e a sua moglie. I due sono stati poi dichiarati deceduti una volta in ospedale.

Dar era il presidente locale dell’ala degli agricoltori del Bharatiya Janata Party e sia lui, sia sua moglie erano membri del consiglio del villaggio di Anantnag. L’ispettore generale di polizia, Vijay Kumar, ha poi aggiunto che i due alloggiavano in una stanza d’albergo sicura fornita dal governo nella vicina città di Kulgam, ma potevano tornare a casa a loro piacimento.

I militanti incolpati dalle autorità avrebbero condotto una serie di attacchi mortali nel corso del 2020 contro i membri del BJP nel Kashmir indiano. Tale avversione nasce da quando Il 5 agosto 2019, l’esecutivo di Modi, che è a capo del partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh, revocando gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Così facendo, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. Modi aveva motivato la decisione presa affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese.

In seguito alla decisione del 5 agosto 2019 erano nate proteste e critiche da parte dei leader locali che hanno affermato di non essere stati consultati in merito. Prima del 5 agosto 2019, il governo di Modi aveva ordinato l’arresto di vari leader politici e attivisti del Jammu e Kashmir in vista di proteste di massa per la revoca dell’autonomia. Oltre a questo, nella regione erano state interrotte le linee telefoniche e la connessione ad Internet ed era stata incrementata la presenza di militari. In tale scenario, l’attività politica regionale era stata bloccata ma già dal 2018 questa era stata incerta. 

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti,  l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente ma che hanno riaffermato lo scorso febbraio, mentre, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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