Donbass, LPR: donna ferita a seguito dei bombardamenti di Kiev

Pubblicato il 10 agosto 2021 alle 15:08 in Russia Ucraina

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L’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk (LPR), nel Donbass, ha annunciato, martedì 10 agosto, che una donna ha riportato gravi ferite a seguito dei bombardamenti perpetrati dalle Forze Armate dell’Ucraina nei pressi dell’insediamento di Golubovskoye, posto sotto il controllo della LPR.

A riferirlo, il medesimo martedì, è stato il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento del cessate il fuoco (JCCC) dell’autoproclamata Repubblica. Il medesimo ente, il 9 agosto, aveva reso noto che le Forze Armate di Kiev avevano aperto il fuoco tre volte nel territorio della LPR, prendendo di mira anche l’area di Golubovskoye.

Nel frattempo, il Joint Forces Operation (JFO) dell’Ucraina ha reso noto che, nella giornata del 9 e del 10 agosto, sono state registrare 9 violazioni del cessare il fuoco. Le aree che sono state colpite dalle forze separatiste sono quelle di Pivdenne, di Shyrokyne, di Novoluhanske e di Novomykhailivka, situate nell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (DPR), anch’essa nel Donbass. Analoghi scontri sono stati denunciati nei pressi di Popasna, di Katerynivka e di Novotoshkivske, nella LPR. La parte ucraina del Centro congiunto di controllo e coordinamento (JCCC) ha informato dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) delle violazioni da parte di “truppe di occupazione russe”, servendosi del meccanismo di coordinamento stabilito.

L’ultimo episodio di violenza tra le parti belligeranti che è culminato con una vittima si è verificato il 9 luglio. In tale occasione, le JFO di Kiev avevano annunciato che gli scontri tra i militanti separatisti del Donbass, delle DPR e LPR, e le forze governative ucraine avevano provocato la morte di un militare di Kiev. Un altro soldato ha riportato gravi ferite.  

Nell’Ucraina Orientale, le tensioni tra l’Esercito di Kiev e le brigate indipendentiste del Donbass continuano ad acuirsi, nonostante il cessato il fuoco entrato in vigore il 27 luglio 2020. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e dell’LDR, entrambe situate nella regione Orientale del Donbass. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari russi, ma anche di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LDR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, la SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.  Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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