Yemen: gli USA annunciano aiuti per 165 milioni di dollari

Pubblicato il 9 agosto 2021 alle 19:51 in USA e Canada Yemen

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L’inviato speciale per lo Yemen degli USA, Tim Lenderking, ha annunciato che Washington fornirà ulteriori 165 milioni di dollari in aiuti umanitari allo Yemen, il 9 agosto.

Lenderking ha affermato che gli USA stanno sostenendo gli sforzi per prevenire la carestia in Yemen che, a sua detta, starebbe diventando una “minaccia reale”. L’inviato ha poi aggiunto di sperare che l’annuncio statunitense produrrà ulteriori dichiarazioni dello stesso tipo. L’assistenza di Washington sarà fornita attraverso l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), che ha ripreso i suoi programmi nello Yemen settentrionale, controllato di ribelli sciiti Houthi, durante lo scorso mese di marzo, dopo una pausa di quasi un anno per le accuse di ostruzione mosse al gruppo.

L’annuncio è arrivato dopo che, lo scorso primo marzo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva affermato che ridurre gli aiuti finanziari destinati allo Yemen significasse esacerbare ulteriormente il quadro umanitario del Paese. Le considerazioni di Guterres erano state pronunciate nel corso di un meeting con cui l’Onu sperava di raccogliere almeno 3,85 miliardi di dollari di aiuti da destinare alla popolazione yemenita, sempre più a rischio carestia. Tuttavia, l’incontro non aveva portato al risultato sperato, in quanto erano stati offerti soltanto 1,7 miliardi di dollari, ovvero meno della metà della somma auspicata.

Il 4 febbraio 2021, poi, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, aveva annunciato che il proprio Paese avrebbe interrotto il proprio supporto alla coalizione a guida saudita impegnata nel conflitto yemenita e aveva nominato Lenderking inviato speciale per aiutare a porre fine alla guerra. Quest’ultimo ha viaggiato nella regione pressoché ogni mese dalla sua nomina e ha lavorato con la sua controparte delle Nazioni Unite, per spingere per una risoluzione politica del conflitto.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo che avrebbe causato la morte di oltre 233.000 persone, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Nel contesto della guerra civile in Yemen, l’Arabia Saudita è alla guida diuna coalizione di Stati intervenuta a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Hadi e ne fanno parte l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi dello Yemen che si scontrano con il governo di Hadi sono, invece, sostenuti dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, sebbene non ufficialmente.

L’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, aveva designato gli Houthi come un gruppo terroristico il 19 gennaio scorso. Tuttavia, dopo l’insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente Joe Biden, il 20 gennaio successivo, Washington aveva avviato una revisione della designazione, spinta dall’allarme di vari gruppi umanitari e dell’Onu. Il 12 febbraio, quindi, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, aveva annunciato che gli USA avrebbero ufficialmente rimosso i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT) dal 16 febbraio, specificando che classificheranno i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente.

Washington ha ripetutamente chiesto di allentare le restrizioni saudite sulle importazioni e sui viaggi nello Yemen, condannando al contempo gli attacchi degli Houthi al Regno e l’offensiva in corso dei ribelli sulla città strategica di Marib. A marzo, l’Arabia Saudita aveva proposto un cessate il fuoco a livello nazionale in Yemen, ma gli Houthi avevano respinto la proposta, chiedendo invece la fine completa del blocco guidato dai sauditi ai porti del Paese e all’aeroporto di Sana’a.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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