Siria, Nord-Est: Russia e Turchia raggiungono un accordo per forniture idriche ed elettriche

Pubblicato il 9 agosto 2021 alle 15:05 in Russia Siria Turchia

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La Russia e la Turchia hanno raggiunto un accordo, domenica 8 agosto, per ripristinare il rifornimento idrico ed elettrico nelle province al Nord-Est della Siria. Dall’altra parte, le forze a guida curda negano la nuova intesa.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa TASS, l’accordo prevede che le aree nel Nord-Est della Siria sotto il controllo della Turchia ricevano maggiori forniture elettriche. Nello specifico, il 9 agosto, il rappresentante del Centro russo per la riconciliazione delle parti in conflitto, Alexey Isaichev, ha annunciato il ripristino dell’approvvigionamento idrico nella provincia di Hassakeh, nel Nord della Siria, dove vivono più di un milione di persone. Secondo Isaichev, l’accordo sarebbe stato raggiunto grazie alla mediazione del suddetto Centro russo.

Più tardi, il governatore della provincia di Hassakeh, Hasan Khalil, ha dichiarato, nel corso di interviste rilasciate a TASS, che Mosca ha offerto un prezioso contributo nel processo di normalizzazione della controversia. “Il principale contributo per porre fine al problema dell’approvvigionamento idrico è stato fornito dalla Russia”, ha sottolineato il governatore siriano, aggiungendo l’intesa fa riferimento sia alle forniture di acqua sia di elettricità.  

Anche l’agenzia di stampa turca Anadolu, citata da The New Arab, ha reso noto, il 9 agosto, che la centrale idrica di Alouk, situata nella provincia di Hassakeh, sarà rimessa in funzione dopo mesi di inattività. Secondo le Nazioni Unite, tale centrale idrica è l’unica fonte di acqua potabile per i residenti nel Nord-Est del Paese mediorientale.

Dall’altra parte, un funzionario dell’amministrazione a guida curda del Nord-Est della Siria, parlando con l’agenzia di stampa locale North Press Agency (NPA), ha negato il raggiungimento di tale accordo, ribadendo che la centrale idrica di Alouk sarebbe in grado di fornire solo una capacità limitata di acqua. Il medesimo funzionario ha spiegato che, a partire dal mese di luglio, le forze curde e le forze turche, mediate dalla Russia, si sarebbero incontrare in più occasioni per trovare un punto d’incontro, ancora da raggiungere.

Nell’ottobre del 2020, le forze turche hanno occupato circa 120 chilometri di territorio siriano, all’interno del quale si trova la centrale idrica di Alouk. Secondo i funzionari curdi, Ankara starebbe utilizzando la suddetta centrale idrica per esercitare pressioni sulle autorità locali affinché queste forniscano più elettricità alle aree controllate dalla Turchia. Quest’ultima, da parte sua, continua a ribadire che la centrale idrica non è stata attiva perché in manutenzione e, allo stesso tempo, accusa le forze a guida curda di aver interrotto le forniture elettriche verso numerose città controllate da Ankara. Anche l’Onu, lo scorso 16 luglio, è intervenuta nella questione, dichiarando che la scarsità di acqua a disposizione della popolazione locale stava gravemente peggiorando le condizioni di vita nell’area. Secondo i report delle Nazioni Unite, gli abitanti sarebbero costretti a ricorrere a fonti d’acqua potenzialmente pericolose, aumentando il rischio di proliferazione di malattie e mettendo in pericolo la già precaria situazione delle strutture ospedaliere.  

Gli ultimi sviluppi giungono qualche giorno dopo le dichiarazioni rilasciate dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR). Quest’ultimo, il 25 luglio, ha reso noto che l’approvvigionamento idrico alla città di Nord-occidentale di Qamishli era stato ripristinato a seguito dell’intervento di una squadra di manutenzione accompagnata da forze russe e turche. Gli ultimi episodi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar  al-Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Ad oggi, particolare attenzione viene rivolta verso il governatorato Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte controllata dai gruppi di opposizione. Nonostante la tregua raggiunta da Mosca e Ankara il 5 marzo 2020, le tensioni continuano e l’esercito siriano, coadiuvato dal suo alleato russo, è accusato di colpire la regione con missili e artiglieria, provocando ulteriori ondate di sfollamento. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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