Russia-Azerbaigian: colloqui telefonici tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 9 agosto 2021 alle 16:36 in Azerbaigian Russia

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Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha tenuto, lunedì 9 agosto, colloqui telefonici con l’omologo azero, Jeyhun Bayramov, per discutere del conflitto azero-armeno e delle relazioni bilaterali.

A riferire la notizia è stato il Ministero degli Affari Esteri della Federazione, il medesimo lunedì. Entrambi i Paesi si sono detti soddisfatti dello stato attuale raggiunto nel quadro delle relazioni bilaterali tra Russia e Azerbaigian. Particolare attenzione è stata dedicata all’incremento degli scambi commerciali tra i due Paesi. Inoltre, i due ministri hanno ribadito che Mosca e Baku si impegnano ad adempiere al contenuto degli accordi bilaterali che sono stati raggiunti in occasione della visita in Russia che il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha prestato il 20 luglio scorso. Al fine di sviluppare ulteriormente la cooperazione russo-azera in formati internazionali, Lavrov e Bayramov hanno concordato di intensificare il dialogo nel quadro delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), nonché all’interno della piattaforma Cinque del Caspio, il cui vertice è calendarizzato per il 12 agosto.

I due ministri degli Esteri hanno poi discusso della normalizzazione del conflitto azero-armeno. Per la Russia, che ha svolto la funzione di mediatrice negli accordi di pace del 9 novembre 2020 e dell’11 gennaio 2021, è importante che Baku e Erevan rispettino quanto concordato nelle suddette intese. Lavrov ha invitato l’Azerbaigian ad avviare un dialogo costruttivo con l’Armenia al fine di stabilizzare la disputa territoriale, ovvero la questione alla base del decennale conflitto tra i due Paesi. Un altro aspetto al quale è stata dedicata particolare attenzione nel corso dei colloqui telefonici è il ripristino della viabilità e dei legami economici. È per tale ragione che Lavrov ha suggerito di riattivare il dialogo all’interno del gruppo di lavoro trilaterale, guidato dai vice primi ministri di Russia, Armenia e Azerbaigian.

I contatti telefonici tra Russia e Azerbaigian sono da collocare nel quadro della recente escalation che coinvolto, il 28 luglio, l’Armenia e l’Azerbaigian. In tale data, a partire dalle 4:00 ora locale, sono stati registrati intensi scontri ad arma da fuoco tra le divisioni di Erevan e Baku presso l’area Nord-Occidentale del confine. Secondo i dati resi noti dalle rispettive agenzie di stampa, Erevan ha riportato 3 vittime e 5 feriti, mentre il bilancio dei feriti di Baku è stato di 2 soldati. Le aree prese d’assalto sono state quelle di Sotk e Verin Shorzha, città armene nella provincia di Gegharkunik.

A seguito dell’escalation, la Russia è intervenuta e ha invitato ambo le parti belligeranti a concordare un ulteriore cessate il fuoco. Secondo quanto reso noto, intorno le 10:00 del mattino, ora locale, Baku ha accettato la tregua suggerita da Mosca. Tuttavia, nonostante il nuovo cessate il fuoco, il Ministero della Difesa azero ha continuato ad accusare l’Armenia di perpetrare i “bombardamenti contro le postazioni militari” di Baku nei pressi della regione Nord-orientale del Kelbajar. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa di Erevan ha annunciato di aver accettato la nuova tregua, riferendo che le misure e il nuovo accordo sono in “fase di esecuzione”. L’Armenia ha ribadito di “rispettare ampiamente il cessate il fuoco”.

Nonostante l’escalation del 28 luglio, è importante sottolineare che gli scontri tra le due parti si verificano periodicamente. È per tale ragione che i Dipartimenti della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. Un altro aspetto che contribuisce ad alimentare le tensioni tra i due Paesi fa riferimento al rimpatrio dei prigionieri di guerra dell’Armenia.  I tentativi di giungere a un ulteriore accordo di pace hanno portato, il 12 giugno e il 5 luglio, al rimpatrio di un totale di 30 prigionieri armeni. In cambio, Erevan ha ceduto alle autorità azere mappe in cui è indicata la posizione di quasi 200.000 mine nel Sud-Ovest dell’Azerbaigian. In ambo i casi, la mediazione di Stati Uniti e Georgia ha svolto un ruolo chiave e ha permesso alle parti belligeranti di trovare un punto d’incontro. 

È importante ricordare che, sebbene i disordini siano aumentati nel mese di maggio e in quello di luglio, gli scontri erano già scoppiati in precedenza, a partire dal 27 settembre 2020. Dopo due mesi di intensi scontri, dove la Turchia ha supportato Baku e la Russia Erevan, le parti hanno concordato, nel novembre 2020, un trattato di pace. Sulla base dell’accordo, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene.

Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di Minsk, guidato da tre co-presidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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