Presunte milizie sostenute dall’Iran accusate di emulare i pirati somali

Pubblicato il 9 agosto 2021 alle 6:42 in Iran Somalia

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I recenti tentativi di assalto alle navi nel Golfo di Oman, di cui sono state accusate milizie iraniane, hanno ricordato le azioni dei pirati somali nello Stretto di Bab al-Mandeb, che avevano provocato il caos nella regione tra il 2007 e il 2010. Nonostante la differenza di contesto e di obiettivi, la tattica è stata giudicata simile, con gli iraniani accusati di minacciare la navigazione internazionale proprio come facevano in passato i pirati somali.

Martedì 3 agosto, la Asphalt Princess, una nave battente bandiera panamense, dopo essere stata dirottata a 60 miglia a Est dalla costa di Fujairah, al largo degli Emirati Arabi Uniti, è stata oggetto di un potenziale atto di “pirateria”. In particolare, un gruppo di 8-9 uomini armati è salito a bordo dell’imbarcazione e ha preso in ostaggio l’equipaggio, presumibilmente costringendolo a salpare verso l’Iran. Gli attentatori hanno poi lasciato la nave il giorno successivo, mercoledì 4 agosto. Parallelamente, altre 5 petroliere avevano segnalato di aver “perso il controllo” nello stesso lasso temporale, il che significava che erano impossibilitate a muoversi. 

Il sito Web MarineTraffic classifica la Asphalt Princess come una nave cisterna per asfalto e bitume, di proprietà di Glory International, società con sede nella zona franca emiratina. L’imbarcazione proveniva da Khor Fakkan, negli UAE, ed era diretta a Sohar, un porto sulla costa settentrionale dell’Oman. Secondo l’agenzia omanita, l’imbarcazione è stata sottoposta “a un incidente di dirottamento in acque internazionali, nel Golfo di Oman”. La Marina dell’Oman, da parte sua, ha schierato diverse navi nella regione, mentre velivoli delle Forze aeree reali hanno perlustrato l’area, al fine di garantire la sicurezza delle acque internazionali.

Al momento, non è ancora del tutto chiaro chi vi sia dietro gli incidenti del 3 agosto, ma, secondo fonti britanniche della Sicurezza marittima, non è da escludersi il coinvolgimento dell’Iran, o, meglio, di militari e delegati da esso sostenuti. Più dure, invece, le accuse contro Teheran in seguito all’attacco del 29 luglio contro la petroliera Mercer Street, gestita dal miliardario israeliano Eyal Ofer. L’incidente è avvenuto nel Mar Arabico, al largo della costa dell’Oman. Due membri dell’equipaggio, uno di nazionalità britannica, l’altro rumena, sono rimasti uccisi, mentre il resto del team è stato tratto in salvo. Secondo Stati Uniti e Regno Unito, dietro l’assalto ci sarebbe la complicità dell’Iran. Israele ha accusato le Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane (IRGC) di essere responsabili dell’attacco. Teheran, dal canto suo, nega tutte le accuse e respinge qualsiasi suo coinvolgimento. 

Stando a quanto si apprende dal quotidiano The Arab Weekly, gli esperti ritengono che il targeting delle petroliere faccia parte di una strategia iraniana volta a inviare messaggi forti all’Europa, agli Stati Uniti, a Israele e ai Paesi del Golfo. Teheran, sostengono gli osservatori, vuole dimostrare la sua capacità di minacciare la sicurezza della navigazione internazionale così come il trasporto marittimo delle esportazioni di petrolio. Gli episodi di pirateria sembrano mirare a fare pressioni sui proprietari delle petroliere o sui Paesi che beneficiano del traffico nel Golfo affinché facciano concessioni. Mentre i pirati somali cercavano denaro, gli iraniani sembrerebbero voler estorcere concessioni politiche per favorire l’influenza di Teheran, il suo ruolo nella regione e il suo programma nucleare nazionale.

La pirateria, al largo delle coste della Somalia, costituiva una minaccia per i pescherecci internazionali e per il trasporto marittimo, ma si basava in gran parte su mezzi tradizionali. La pirateria sponsorizzata dall’Iran, invece, secondo The Arab Weekly, sarebbe sostenuta dallo Stato, che consentirebbe ai pirati di accedere a strumenti e tecnologie sofisticate. Per non compromettere le loro operazioni, le milizie iraniane avrebbero scelto di operare nel Golfo di Oman e non nel ben più protetto Golfo Arabico, per non rischiare di scontrarsi con le forze statunitensi.

Waddah al-Taha, analista e membro dell’Advisory Board presso il Chartered Institute of Securities and Investment, sostiene che l’Iran abbia fatto evolvere il concetto di pirateria da quello di atto criminale da parte di individui, milizie o bande a quello di “pirata Stato”, il che richiede un’azione internazionale per contrastare il fenomeno. In una dichiarazione al The Arab Weekly, Taha ha osservato che “gli atti volti a far esplodere petroliere in acque internazionali usando mine marine o droni sono un metodo di pirateria, e lo stesso vale quando le petroliere vengono dirottate e costrette a cambiare rotta e viaggiare in Iran”.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno dichiarato che lavoreranno con i loro alleati per rispondere all’attacco alla petroliera Mercer Street. Il governo israeliano, dal canto suo, ha pubblicamente accusato un ufficiale militare iraniano, Saeed Ara Jani, di aver supervisionato l’assalto, sostenendo che l’uomo sia a capo dell’unità di droni delle Guardie rivoluzionarie. “Per la prima volta, citerò anche l’uomo che è direttamente responsabile del lancio di veicoli senza pilota (UAV) suicidi. Il suo nome è Saeed Ara Jani”, ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, mercoledì 4 agosto. “Il comando UAV ha condotto l’attacco alla Mercer Street. Saeed Ara Jani pianifica e fornisce l’addestramento e le attrezzature per condurre attacchi terroristici nella regione”, ha aggiunto, durante un briefing agli ambasciatori degli Stati membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Parlando degli incidenti del 3 agosto, un portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, ha descritto le notizie di incidenti marittimi e dirottamenti nell’area del Golfo come “una sorta di guerra psicologica”, presagio di nuovi attacchi. Le parole del portavoce fanno eco a quelle del portavoce del Ministero degli Esteri, Saeed Khatibzadeh, secondo cui obiettivo di tali azioni sarebbe creare una “falsa atmosfera” per precisi scopi politici contro Teheran.

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Chiara Gentili

di Redazione

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