Mali: nuovo attacco jihadista al confine con il Niger

Pubblicato il 9 agosto 2021 alle 15:55 in Africa Mali

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Almeno 51 persone sono state uccise quando un gruppo di militanti islamisti ha fatto irruzione in tre villaggi del Mali, vicino al confine con il Niger. 

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa Reuters, che cita fonti locali. Le città di Ouatagouna, Karou e Deouteguef sono state attaccate simultaneamente intorno alle 18 di domenica 8 agosto, secondo una nota dell’amministratore del distretto di Asongo al governatore della regione di Gao. Alcune case sono state saccheggiate e rase al suolo e le mandrie di bestiame portate via. Il bilancio provvisorio è di 51 morti, molti altri sono rimasti feriti, secondo il documento. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità degli assalti.

Nella stessa regione, le truppe maliane, le forze armate francesi ed europee e le forze di pace delle Nazioni Unite stanno combattendo contro i gruppi armati legati allo Stato Islamico e ad al-Qaeda. Il portavoce dell’esercito del Mali, il colonnello Souleymane Dembele, ha confermato gli attacchi ma non ha fornito ulteriori dettagli. Altre fonti hanno riferito a Reuters che i militanti si sono appostati agli ingressi delle città e hanno sparato indiscriminatamente sui civili. Un funzionario locale ha dichiarato che le truppe maliane stavano perlustrando l’area e indagando sugli assalti. 

La regione orientale del Mali, al confine con il Niger ed il Burkina Faso, è nota come “tri-border area” ed è un luogo particolarmente instabile della regione desertica del Sahel. In tale zona, le violenze sono cominciate ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, numerosi gruppi armati continuano ad essere attivi nella regione e sono affiliati ad al-Qaeda o allo Stato Islamico. La loro presenza ha esacerbato i conflitti etnici e religiosi già presenti, ha causato migliaia di vittime e ha costretto milioni di persone ad abbandonare le loro case. L’assalto più letale nella regione è avvenuto il 4 giugno, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso circa 132 civili in un attacco durante la notte, in un villaggio nel Nord del Burkina Faso, nella provincia di Yagha, al confine con il Niger. 

Una delle organizzazioni terroristiche presenti da più tempo nella regione è proprio al-Qaeda nel Maghreb Islamico, nota anche con l’acronimo AQIM. Si tratta di un gruppo nato dai militanti che avevano preso parte alla guerra civile algerina. Tuttavia, questi avevano inizialmente istituito, nel 1998, un’organizzazione salafita nota come il “Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento” (GSPC) che respingeva le tendenze più violente del Gruppo Islamico Armato (GIA), concentrando i proprio attacchi contro obiettivi militari e governativi. Nel 2006, il GSPC ha promesso fedeltà ad al-Qaeda ed è diventato AQIM all’inizio del 2007. Si è trattato della prima vera presenza jihadista transnazionale nella regione e, sebbene AQIM abbia operato in tutto il Sahel, oggi il gruppo rimane radicato in Mali, specialmente nelle regioni di Kidal e Timbuktu. 

Nella regione è attivo anche lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), che invece è un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015, nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, un altro violento gruppo terroristico jihadista dell’Africa occidentale. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale. Entrambe le organizzazioni erano derivate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Nel dicembre 2015, al-Mourabitoun si è fusa di nuovo con AQIM, a seguito di un attacco congiunto all’hotel Radisson Blu a Bamako, la capitale del Mali, effettuato il 20 novembre 2015 e che ha causato la morte di 20 civili. A maggio dello stesso anno, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. Tuttavia, anche Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), potrebbe aver aiutato l’ISGS nei recenti assalti effettuati nella tri-border area, secondo alcune fonti

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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