Eserciti di Ruanda e Mozambico riconquistano una città strategica

Pubblicato il 9 agosto 2021 alle 11:45 in Mozambico Ruanda

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L’8 agosto, le forze armate del Ruanda, inviate in Mozambico per supportare l’esercito contro i militanti islamisti che hanno preso il controllo della provincia settentrionale di Cabo Delgado, hanno annunciato di aver riconquistato la città portuale di Mocimboa da Praia. 

La notizia è stata riferita con un post su Twitter delle Forze di Difesa del Ruanda, che hanno scritto: “La città portuale di Mocimboa da Praia, una delle principali roccaforti dell’insurrezione da oltre due anni, è stata conquistata dalle forze di sicurezza ruandesi e mozambicane”. Inoltre, il post ha sottolineato che nella città sono presenti anche il quartier generale dei ribelli del distretto e un aeroporto. Il portavoce delle forze armate, il colonnello Ronald Rwivanga, ha confermato la notizia, affermando che la presa della città rappresenta la fine della prima fase delle operazioni di contro-insurrezione in corso. 

Mocimboa da Praia, da dove sono stati organizzati i primi attacchi dei ribelli nell’ottobre 2017, è diventata a partire dal 2020 il quartier generale di un gruppo armato ribelle, localmente chiamato al-Shabab. Riprendere il controllo dell’area è di vitale importanza per le autorità del Mozambico e si tratta del secondo successo della coalizione africana impegnata in questa regione. Il primo è stato riconquistare Awasse, un insediamento piccolo ma strategico vicino a Mocimboa da Praia. 

Il Ruanda ha inviato soldati ed ufficiali della polizia nazionale nel Nord del Mozambico per un totale di circa 1.000 unità, a luglio. Questi sono confluiti nella missione nota come “Standby Force” da 12 milioni di dollari, finanziata dalla Southern African Development Community (SADC), un’organizzazione composta da 16 Paesi. Le operazioni sono iniziate il 15 luglio e dovrebbero durare almeno tre mesi, con possibilità di estensione. A tale proposito, il colonnello Rwivanga ha dichiarato: “Completeremo il nostro lavoro nel minor tempo possibile e solo dopo decideremo quando ritirarci”. Gli esperti militari della SADC hanno sottolineato la necessità di stanziare almeno 3.000 soldati con armi, elicotteri, aerei e capacità navali in Mozambico, dove l’insurrezione scoppiata nella provincia di Cabo Delgado nel 2017 continua a intensificarsi.

I Paesi della SADC – Angola, Botswana, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, RD del Congo, Seychelles, Sudafrica, Eswatini, Tanzania, Zambia, Zimbabwe – avevano concordato, mercoledì 23 giugno, di schierare militari in Mozambico per aiutare il governo contro i militanti islamisti. Dall’agosto 2020, i combattenti hanno il controllo della città portuale di Mocimboa da Praia, mentre da marzo di quest’anno anche quello di Palma. Il governo ha schierato migliaia di soldati a Cabo Delgado per combattere i miliziani, ma l’esercito del Mozambico è storicamente debole, mal addestrato e sotto equipaggiato.

La città di Palma, nota per essere il punto di riferimento per il petrolifero nel Paese, è sotto attacco dal 24 marzo. Quel giorno, militanti legati allo Stato Islamico hanno lanciato attacchi coordinati, saccheggiando e distruggendo gli edifici e uccidendo i residenti mentre migliaia di persone cercavano di fuggire. In seguito agli assalti, il gigante petrolifero francese Total si è ritirato dal sito di esplorazione di gas situato nella regione. Gli attacchi hanno segnato un’intensificazione delle violenze, che sono poi riprese ad intervalli nel tempo. 

I principali responsabili della nuova insurrezione sono i militanti del gruppo noto come al-Shabab o Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un’organizzazione islamista del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta almeno 4.500 membri. Questi operano nella provincia di Cabo Delgado dall’ottobre del 2017, quando hanno lanciato una rivolta armata contro il governo di Maputo. A maggio del 2020, una serie di attacchi sono stati poi lanciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti. I leader dell’organizzazione hanno legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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