Burkina Faso: attacco letale contro l’esercito

Pubblicato il 9 agosto 2021 alle 10:44 in Africa Burkina Faso

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Almeno 12 soldati sono stati uccisi in un attacco nel Nord-Ovest del Burkina Faso, l’8 agosto, e altri 7 risultano dispersi. Si ipotizza una ritorsione di militanti islamisti locali per l’uccisione di due leader. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, che cita funzionari locali, l’incidente è avvenuto nel comune di Toeni, nella regione di Boucle du Mouhoun, vicino al confine con il Mali. Per il momento, nessun gruppo ha rivendicato l’attentato. Tuttavia, l’assalto arriva dopo che, il 7 agosto, un’unità speciale dell’esercito ha ucciso due leader jihadisti nella stessa regione, secondo quanto ha reso noto il Ministero delle Comunicazioni.

Gli attacchi di militanti legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico sono in aumento nella regione africana del Sahel occidentale, causando la morte di migliaia di persone e costringendo milioni di cittadini del Burkina Faso, Mali e Niger a fuggine dalle proprie case, negli ultimi anni. Nello stesso Burkina Faso, ma nei pressi del confine con il Niger, un gruppo armato ha ucciso 30 individui, tra civili, soldati dell’esercito e miliziani filo-governativi, in una serie di attacchi effettuati il 4 agosto. 

Inoltre, il Paese ha registrato l’assalto più letale degli ultimi anni nella regione, il 4 giugno, quando 132 civili sono stati uccisi da uomini armati nel villaggio settentrionale di Solhan, nella provincia di Yagha, al confine con il Niger. Migliaia di cittadini hanno manifestato indignati contro le violenze, denunciando “l’inerzia del governo”. Di fronte a questa rabbia, il presidente Roch Marc Christian Kaboré, al potere dal 2015 e rieletto nel 2020 con la promessa di portare la pace nel suo Paese, ha annunciato a fine giugno di aver destituito i ministri di Difesa e Sicurezza, decidendo di assumere lui stesso tali incarichi.

In generale, la situazione in tutta la regione del Sahel è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata guidata da membri di gruppi armati tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’UE, ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. 

Ad oggi, tra i gruppi islamisti più letali nell’area ci sono al-Qaeda nel Maghreb Islamico, lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e lo Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP). Quest’ultima è solita operare in Nigeria, ma alcune fonti ritengono che abbia recentemente iniziato a collaborare con l’ISGS anche in Mali e nei Paesi confinanti. Al fine di creare un fronte europeo per supportare la lotta contro queste organizzazioni e contro i traffici illegali nella regione del Sahel, è stata istituita la Task Force Takuba. 

L’operazione era stata istituita dalla Francia e da altri 13 Paesi europei ed è finalizzata a contrastare le attività dei gruppi armati nella regione dell’Africa occidentale e del Sahel, in coordinamento con gli eserciti del Mali e del Niger. La missione sarà composta dalle forze speciali dei diversi Stati. I Paesi coinvolti, a parte l’Italia, sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. In Italia, l’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020, durante il governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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