Sudan ritira il proprio ambasciatore dall’Etiopia

Pubblicato il 8 agosto 2021 alle 20:32 in Etiopia Sudan

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L’8 agosto, il Sudan ha richiamato il proprio ambasciatore in Etiopia, affermando che il Paese continua a rifiutare l’offerta sudanese di mediare nel conflitto in corso nel Tigray.

Il Ministero degli Esteri sudanese ha sottolineato che l’Etiopia potrebbe migliorare la propria posizione se prendesse in considerazione l’offerta del Paese vicino, “invece di rifiutare completamente tutti i suoi sforzi”. Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, è intervenuto sulla questione etiope nell’ambito della sua presidenza dell’IGAD, acronimo inglese per l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo, un gruppo che comprende Kenya, Etiopia, Uganda, Gibuti, Sudan, Uganda e Somalia. Inoltre, il 4 agosto, Hamdok aveva discusso con il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, del conflitto nella regione etiope settentrionale del Tigray, che ha creato un flusso di circa 53.400 rifugiati dalla fine del 2020. 

I portavoce del ministero degli Esteri etiope e il primo ministro non hanno risposto alle richieste di commento sul richiamo del Sudan del suo ambasciatore, secondo quanto riferito da Reuters. Il 5 agosto, la portavoce del primo ministro, Billene Seyoum, aveva pubblicamente escluso la possibilità che il Sudan mediasse nel conflitto nella regione settentrionale del Tigray. Questa ha descritto il rapporto con Khartoum come “un po’ complicato” e ha affermato che la fiducia dovrebbe essere alla base di qualsiasi mediazione, ma che questa si è “erosa” soprattutto “a causa dell’incursione dell’esercito sudanese nel territorio etiope”.

Il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Nel 2020, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy.

Il capo dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), Samantha Power, si è detta preoccupata per gli sviluppi della guerra civile in Etiopia e ha invitato le forze ribelli a ritirarsi “immediatamente” dalle regioni al confine con il Tigray. L’appello arriva mentre i combattimenti minacciano di uscire dalle aree settentrionali ed estendersi in altre parti del Paese. Gli Stati Uniti hanno tradizionalmente considerato l’Etiopia un partner cruciale nella regione del Corno d’Africa, altamente instabile, ma l’amministrazione del nuovo presidente americano, Joe Biden, si è posta fin da subito in maniera critica nei confronti della guerra nel Tigray. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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