Proteste contro il governo militare in Myanmar

Pubblicato il 8 agosto 2021 alle 12:16 in Asia Myanmar

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Proteste contro il governo militare del Myanmar sono scoppiate in tutta la nazione, domenica 8 agosto, in occasione dell’anniversario della sanguinosa repressione di una rivolta contro una precedente giunta dominata dall’esercito, nel 1988. 

Sono state documentate almeno sei proteste separate contro l’esecutivo nella giornata, con numerosi riferimenti alla rivolta democratica nota come “8-8-88” dell’8 agosto 1988, che l’allora regime militare represse nel sangue. Gli oppositori dell’esercito affermano che circa 3.000 persone sono state uccise, in tale occasione. “Il vecchio debito dell’88, dobbiamo ottenerlo tutto in questo 2021”, hanno cantato i manifestanti nella cittadina di Wundwin nella regione di Mandalay. Durante un’altra protesta nella cittadina di Myaing erano presenti cartelli con la scritta: “Lottiamo insieme verso l’incompiuta liberazione del popolo dell’8.8.88”. La rivolta del 1988 fu all’epoca la più grande sfida al governo militare che era in carica dal 1962.

Non è stato possibile raggiungere un portavoce del governo militare per un commento sulle proteste. Tuttavia, lo stesso 8 agosto, l’attuale primo ministro della Birmania, comandante in capo delle Forze armate, Min Aung Hlaing, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha ricordato un altro anniversario: la fondazione dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), 54 anni fa. La dichiarazione non ha menzionato la nomina dell’inviato speciale dell’ASEAN in Myanmar, incaricato di mettere fine alle violenze post-golpe e di favorire i colloqui tra i militari e i suoi oppositori. Il nuovo inviato, il diplomatico del Brunei Erywan Yusof, ha chiesto di avere pieno accesso a tutte le parti quando visiterà il Myanmar, un viaggio che non è stato ancora programmato. 

I militari del Myanmar ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi.

Da tale evento in poi, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 800 le persone morte negli scontri e oltre 5.000 quelle arrestate per essersi opposte ai militari. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. 

Il 4 agosto, il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha incontrato virtualmente i ministri degli Esteri dell’ASEAN e ha chiesto loro di agire prontamente sulla questione birmana chiedendo ai militari di interrompere le violenze, liberare coloro che sono stati detenuti ingiustamente e ripristinare il percorso democratico. Il 5 agosto, invece, un membro di una milizia dell’opposizione ha accusato l’Esercito e le milizie a sostegno del governo militare avrebbero causato le uccisioni e il massacro di circa 40 persone i cui corpi sono stati trovati nella giungla in date diverse nel mese di luglio. Non è stato possibile verificare tale informazione in modo indipendente.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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