L’Algeria pronta a mediare nella disputa sulla grande diga africana

Pubblicato il 8 agosto 2021 alle 6:46 in Algeria Etiopia

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L’Algeria ha aderito al dossier sulla grande diga africana, la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), a seguito di un invito da parte di Addis Abeba, che, il 29 luglio, ha chiesto ad Algeri di assumere un ruolo costruttivo nel correggere i “malintesi” della Lega araba sulla posizione etiope. 

Il 28 luglio, il ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, ha avviato un tour africano, tra Tunisia, Egitto, Etiopia e Sudan, durante il quale ha incontrato diversi funzionari. Tra questi, l’omologo egiziano, Sameh Shoukry, con cui ha tenuto un vertice, il 31 luglio al Cairo, per discutere delle relazioni bilaterali e della crisi sulla GERD. A seguito di un incontro tra Lamamra e il capo del Consiglio Sovrano di transizione sudanese, il generale Abdel Fattah al-Burhan, anche Khartoum ha accolto l’iniziativa algerina per risolvere la controversia sulla diga tra Egitto, Sudan ed Etiopia. Una dichiarazione del Consiglio Sovrano sudanese, emessa il 31 luglio, ha spiegato che l’iniziativa richiede che “i tre Paesi organizzino un incontro diretto per risolvere le divergenze”. La proposta algerina è in linea con l’articolo 10 dell’Accordo sulla Dichiarazione di Principi, che i Paesi interessati hanno firmato a Khartoum, il 23 marzo 2015, per regolare i rapporti reciproci nella questione della diga africana. L’articolo prevede che, nel caso in cui la controversia tra i tre Paesi si dovesse intensificare, si possa immediatamente tenere un vertice presidenziale tripartito.

In questo contesto, Tarek Fahmy, professore di scienze politiche all’Università del Cairo, ha osservato, in un’intervista con il quotidiano Al-Monitor, che “la visita di Lamamra nei tre Paesi in conflitto fa parte degli sforzi dell’Algeria volti a sbloccare lo stallo nei negoziati sulla GERD in assenza di un chiara visione da parte della Repubblica Democratica del Congo, che è l’attuale presidente dell’Unione Africana (UA), durante l’ultimo round di negoziati”. Fahmy ha indicato che l’Algeria è un Paese importante nella regione, con una presenza e credibilità forte nell’UA e un’influenza diretta sulle parti grazie alle sue buone relazioni con tutti e tre i Paesi in conflitto. “Pertanto, ha molto da offrire a questo proposito, soprattutto perché tutte e tre le parti hanno concordato sulla mediazione”, ha aggiunto Fahmy.

I negoziati sulla GERD sono bloccati in una situazione di stallo dall’ultimo round di colloqui, tenutosi a Kinshasa, il 6 aprile. I tre Paesi non sono riusciti a raggiungere un terreno comune sui meccanismi di funzionamento e sulle modalità di riempimento della diga. Nel corso dei precedenti incontri, Il Cairo e Khartoum avevano insistito per raggiungere un accordo vincolante prima del riempimento, per il secondo anno consecutivo, dei serbatoi della GERD. L’Etiopia, tuttavia, ha proceduto con il riempimento unilaterale del bacino a luglio, rassicurando i Paesi a valle, ovvero Egitto e Sudan, che il suo progetto non avrebbe causato loro alcun danno.

Fahmy ritiene che l’Unione Africana svolgerà un ruolo maggiore nella crisi in futuro spingendo i Paesi, inclusa l’Algeria, ad assumere un ruolo di rilievo. è ragionevole aspettarsi inoltre che l’Egitto presenterà, ancora una volta, il fascicolo sulla GERD al Consiglio di sicurezza dell’ONU, per ricordare che la questione deve ancora essere risolta. L’8 luglio, il Consiglio si era riunito per discutere della crisi a seguito di una lettera egiziana che chiedeva di esaminare il caso. Dopo la riunione, i 15 Stati membri dell’organo avevano convenuto che era necessario riprendere i negoziati sotto gli auspici dell’UA al fine di raggiungere un accordo tripartito e allentare la tensione tra i tre Paesi.

Rakha Hassan, membro del Consiglio per gli affari esteri egiziano, ha dichiarato che l’Algeria è un Paese africano chiave, con una forte presenza nell’UA. “Lamamra ha una personalità distinta e una lunga esperienza politica, il che rende più probabile che riesca a porre fine allo stallo”, ha aggiunto Hassan, specificando che Lamamra ha anche molta esperienza nei processi di mediazione e negoziazione. 

Hiba al-Bashbishi, ricercatore presso l’Università del Cairo, ha specificato ad Al-Monitor che l’Algeria ha la capacità di comunicare correttamente i termini e le idee arabe ai Paesi africani considerando le sue buone ed equilibrate relazioni sia con gli arabi sia con gli africani. “Se l’iniziativa algerina riuscirà a trasmettere le reciproche preoccupazioni tra i tre Paesi, penso che i negoziati passeranno alla fase successiva”, ha al-Bashbishi. 

Per quanto riguarda la costruzione della GERD, questa è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. La diga dovrebbe diventare pienamente operativa nel 2022. Si pensa che, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione