Hezbollah promette una risposta “proporzionata” contro Israele

Pubblicato il 8 agosto 2021 alle 16:14 in Israele Libano

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A seguito delle tensioni al confine tra Libano ed Israele, il capo del movimento libanese sciita Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha promesso una risposta “adeguata e proporzionata” a qualsiasi attacco aereo israeliano. 

La notte tra il 4 e il 5 agosto, a seguito di un lancio di missili provenienti dal Libano, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno riferito di aver condotto un attacco missilistico contro obiettivi libanesi. Era dal 2014 che Israele non riconosceva di aver effettuato una tale offensiva. Tale notizia è giunta dopo che il gruppo sciita Hezbollah ha affermato di aver lanciato “decine di missili calibro 112” contro obiettivi israeliani nell’Alta Galilea e presso le Alture del Golan, alle ore 11:15, ora locale. Le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno riferito che il sistema di difesa Cupola di Ferro ha intercettato 13 razzi provenienti dal Libano. 

“La nostra risposta è dovuta agli attacchi israeliani che si sono verificati nel Sud del Libano per la prima volta in 15 anni”, ha dichiarato Nasrallah sabato in un discorso televisivo in vista dell’anniversario della fine della guerra israelo-libanese, terminata lil 14 agosto del 2006. “Volevamo dire al nemico che qualsiasi attacco aereo dell’aviazione israeliana sul Libano attirerà inevitabilmente una risposta, anche se in modo adeguato e proporzionato, perché vogliamo servire allo scopo di proteggere il nostro Paese”, ha aggiunto. Nasrallah ha descritto gli attacchi aerei di questa settimana come uno “sviluppo molto pericoloso”, ma ha affermato che Hezbollah non vuole la guerra.

“Non stiamo cercando la guerra e non vogliamo andare verso un conflitto, ma siamo pronti a tutto”, se necessario, ha dichiarato Nasrallah. Da parte sua, anche Israele ha affermato di “non desiderare l’escalation di una guerra completa”. Fonti libanesi hanno affermato che i raid israeliani hanno colpito, in particolare, un’area disabitata alla periferia di Aishiya, città nel distretto di Marjayoun, nel Sud del Libano. Né i raid israeliani né quelli libanesi hanno provocato vittime, ma sono scoppiati incendi nelle aree boschive nel Nord di Israele e in villaggi del Libano.

A detta di alcuni esperti, Israele potrebbe continuare a lanciare missili contro il Libano. Obiettivo di Tel Aviv potrebbe essere attirare l’attenzione internazionale e intensificare la mobilitazione contro l’Iran e i suoi alleati, al fine ultimo di ostacolare i negoziati sull’accordo sul nucleare. Altra ipotesi è che non si vada allo scontro diretto. In tal caso, Israele ed Hezbollah continuerebbero comunque a “inviare messaggi” l’un l’altro. Da parte sua, il presidente libanese, Michel Aoun, il 5 agosto, ha accusato Israele di “intenzioni aggressive”, da inserirsi nel quadro di continue minacce contro il Libano e la sua sovranità.

Il più recente conflitto aperto al confine tra i due Paesi è noto come “seconda guerra israelo-libanese”, dopo quella del 1982. Almeno 1.200 persone sono decedute in Libano, per lo più civili, e 160 israeliani, per lo più soldati. Si è conclusa con un cessate il fuoco sostenuto dalle Nazioni Unite il 14 agosto 2006 che ha visto l’esercito libanese dispiegarsi lungo le aree di confine. Hezbollah è l’unica fazione a non essere stata disarmata dopo la guerra civile in Libano del 1975-1990. Quest’ultima è un’organizzazione paramilitare sciita appoggiata dall’Iran, continua a rappresentare uno dei principali rivali libanesi di Israele.

Il conflitto del 2006 ha portato al rafforzamento della Missione dell’Onu UNIFIL, istituita nel 1978, la quale ha il compito di far rispettare il cessate il fuoco tra Beirut e Tel Aviv e di monitorare il ritiro israeliano da una zona smilitarizzata di confine. La missione conta attualmente circa 10.500 unità, tra cui anche un contingente italiano. Il 6 agosto, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) ha definito “molto pericolosa” l’attuale situazione al confine. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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