Il Giappone schiera missili su un’isola a Sud-Ovest

Pubblicato il 8 agosto 2021 alle 7:29 in Cina Giappone

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Il ministro della Difesa del Giappone, Nobuo Kishi, il 3 agosto, ha affermato che Tokyo intende schierare centinaia di militari e missili nell’isola Sud-occidentale di Ishigaki-jima, come deterrente e per difendersi da potenziali minacce militari poste dall’ascesa militare cinese.

In particolare, Kishi ha affermato che il Giappone posizionerà sull’isola missili antiaereo e antinave nel 2022.  Il Paese aveva iniziato a lavorare al posizionamento di batterie di missili su Ishigaki-jima dal 2017. Secondo The Diplomat, tuttavia, di recente, Tokyo avrebbe accelerato i piani per fortificare le sue isole Sud-occidentali contro potenziali problemi posti dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina.

Lo scorso 16 aprile, nella dichiarazione congiunta rilasciata dal premier giapponese, Yoshihide Suga e dal presidente statunitense, Joe Biden, a conclusione di un loro incontro a Washington, i due leader avevano sottolineato l’importanza di preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. Da allora, vari esponenti del governo giapponese hanno rilasciato varie dichiarazioni esplicite sulla correlazione tra lo status di Taiwan e la sicurezza geopolitica del Giappone.

La cina considera Taiwan parte integrante del proprio territorio in base al principio “una sola Cina”, ma l’isola si autodefinisce Repubblica di Cina e non riconosce l’autorità di Pechino. Quest’ultima ha più volte ribadito che risolvere la questione di Taiwan è una priorità e non ha escluso di farlo utilizzando la forza. Alla luce di tale prospettiva, il vice primo ministro del Giappone, Taro Aso, il 5 luglio aveva dichiarato la necessità per il proprio Paese e per gli USA di difendere Taiwan da una potenziale invasione cinese. Aso aveva specificato che nel caso in cui Taiwan cadesse, l’isola giapponese di Okinawa potrebbe essere la successiva, in quanto la prima isola dista 110 km dall’Isola più ad Ovest del Giappone, Yonaguni.  Lo stesso Kishi, il 24 giugno scorso, aveva affermato che i problemi di sicurezza di Taiwan fossero direttamente correlati a quelli del Giappone.

Taiwan è un’isola particolarmente importante per Tokyo in quanto si affaccia sullo Stretto di Luzon, che è un’importante rotta di navigazione per le navi cisterna che trasportano materie prime energetiche, su cui il Giappone fa affidamento per alimentare la sua economia. Lo scorso 17 aprile, Kishi aveva visitato Yonaguni, l’isola giapponese più vicina a Taiwan, e, in tale occasione, aveva affermato che se Taiwan “diventasse rossa” la situazione locale potrebbe cambiare notevolmente e Tokyo dovrebbe prepararsi a tale evenienza.

I missili su Ishigaki, così come strutture di sorveglianza su Yonaguni e batterie missilistiche sulla vicina Miyako-jima, sarebbero però volti a difendere le isole Senkaku. Nel Mar Cinese Orientale, Pechino e Tokyo hanno una disputa territoriale aperta riguardante le isole chiamate dal Giappone Senkaku e dalla Cina Diaoyu. Tali territori sono, al momento, amministrati dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti.  Tokyo ha protestato più volte per la presenza di navi della Guardia costiera cinese intorno a tali acque, esprimendo preoccupazione soprattutto da quando, il primo febbraio scorso, è entrata in vigore la nuova legge cinese per la Guardia costiera. Approvata da Pechino il 22 gennaio precedente, quest’ultima autorizza il corpo marittimo ad aprire il fuoco contro imbarcazioni straniere e a distruggere strutture erette da altri Paesi su isole rivendicate da Pechino.

Le Senkaku/Diaoyu fanno parte della cosiddetta “prima catena di isole” vicine alle coste cinesi dove il Giappone potrebbe transitare nell’eventualità in cui dovesse fornire sostegno a Taiwan di fronte ad un attacco cinese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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