Afghanistan: i talebani conquistano un’altra capitale provinciale

Pubblicato il 8 agosto 2021 alle 8:51 in Afghanistan Asia

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Il 7 agosto, i talebani hanno conquistato anche la città di Sheberghan, la seconda capitale provinciale afghana a cadere nelle mani del gruppo armato in meno di 24 ore. 

Secondo quanto riporta al-Jazeera English, Qader Malia, il vice governatore di Sheberghan, nella provincia settentrionale afghana di Jawzjan, ha raccontato che le forze e i funzionari governativi si sono ritirati nell’aeroporto alla periferia della città afghana, dove si stanno preparando a difendersi. “La città è purtroppo caduta completamente”, ha aggiunto Malia. 

Il giorno precedente, il 6 agosto, il Ministero della Difesa afghano aveva riferito di aver liberato Sheberghan dai combattenti talebani, ma fonti locali hanno smentito la notizia, poche ore dopo. Tale conquista arriva a meno di 24 ore dalla presa della prima capitale provinciale, Zaranj, nella provincia di Nimruz. Secondo il vicegovernatore, l’area è caduta nelle mani dei talebani “senza combattere”. La perdita di una nuova capitale provinciale è un duro colpo per il governo di Kabul, alla vigilia del ritiro completo degli Stati Uniti dal Paese, entro la fine di agosto. 

Il Ministero dell’Interno afghano ha assicurato che verrà lanciata una controffensiva a Sheberghan, tramite l’invio di rinforzi, tra cui alcune forze speciali, e attacchi aerei. Tuttavia, il consigliere provinciale Bismillah Sahil ha affermato che i combattenti talebani hanno preso possesso di edifici chiave come l’ufficio del governatore, il quartier generale della polizia e la prigione centrale della città. Secondo Mohammad Karim Jawzjani, un parlamentare che rappresenta la provincia, le forze filo-governative detenevano ancora alcune aree all’interno della città come l’aeroporto e una base dell’esercito.

La città ospita il famigerato leader Abdul Rashid Dostum, tornato in Afghanistan questa settimana, dopo aver ricevuto cure mediche in Turchia. Dostum ha condotto una delle più grandi ed efficaci milizie anti-talebani del Nord, negli anni ’90. Allo stesso tempo, l’uomo è stato accusato di aver permesso il massacro di migliaia di prigionieri di guerra. Il 7 agosto, mentre la capitale della sua provincia cadeva, Dostum ha tenuto un incontro con il presidente afghano, Ashraf Ghani, al palazzo presidenziale di Kabul, assicurando alle forze armate che sarebbe stato al loro fianco contro il nemico.

Intanto, un altro assalto ha scosso la capitale, lo stesso 7 agosto, quando un pilota dell’aeronautica afghana è stato ucciso nell’esplosione di una bomba a Kabul, rivendicata dai talebani. Hamidullah Azimi è morto quando la bomba adesiva attaccata al suo veicolo è detonata, secondo i funzionari, aggiungendo che cinque civili sono rimasti feriti nell’esplosione. Azimi era stato addestrato a pilotare elicotteri UH-60 Black Hawk di fabbricazione statunitense e aveva prestato servizio nell’aeronautica afgana per quasi quattro anni. Il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha rivendicato l’attacco in una dichiarazione.

In tale contesto, l’agenzia di stampa Reuters ha evidenziato che è in atto una vera e propria campagna talebana per assassinare i piloti fuori base. Secondo i funzionari afgani, almeno sette piloti sono deceduti in vari incidenti, prima del 7 agosto. Si potrebbe trattare di una mossa per cercare di indebolire l’aeronautica afghana, di recente formazione, in attesa del ritiro delle forze armate straniere, che fino ad oggi hanno garantito la copertura aerea alle operazioni anti-talebani, precludendo importanti conquiste al gruppo. 

Il ritiro delle truppe statunitensi era stato concordato da Stati Uniti e talebani con uno “storico” accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. In tale occasione, l’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, e il leader politico dei talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar, avevano siglato un’intesa, alla presenza dell’ex-segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo.

Secondo quanto stabilito, gli USA si erano impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma, mentre i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, la fine degli attacchi contro le truppe straniere o contro i grandi centri abitati e l’interruzione dei rapporti con gruppi terroristici, come al-Qaeda. Tuttavia, la diplomazia ha lasciato il campo agli scontri sempre più frequenti e continua ad aumentare il rischio del collasso del governo di Kabul. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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