Tunisia: arrestato alto funzionario di Ennahdha

Pubblicato il 7 agosto 2021 alle 20:25 in Africa Tunisia

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Il partito islamista moderato tunisino, Ennahdha, ha reso noto che un suo alto funzionario, Anouar Maarouf, è stato posto agli arresti domiciliari per un presunto abuso di potere.

Maarouf è stato “informato dalle forze di sicurezza di essere stato posto agli arresti domiciliari, senza alcun documento scritto o ordine motivato emesso dal Ministro dell’Interno, come previsto dalla legge”, ha dichiarato il partito in una nota, il 6 agosto, aggiungendo che la decisione sarebbe stata impugnata di fronte al Tribunale Amministrativo. “È stata una decisione arbitraria che lede il diritto di movimento e la libertà di espressione”, continua il documento. Da parte sua, il Ministero dell’Interno non ha commentato la dichiarazione. 

L’alto funzionario di Ennahdha è stato a capo del Ministero delle Comunicazioni e della Tecnologia dal 2016 al 2020. Il presidente tunisino, Kais Saied, aveva suggerito che, sotto la gestione di Maarouf, il Ministero fosse manipolato dai partiti politici a vantaggio di questi ultimi. Saied si è mosso per ottenere il controllo diretto del Ministero dell’Interno e del Ministero delle Comunicazioni e della Tecnologia, sostituendo i ministri incaricati di entrambi. La mossa è arrivata dopo che, il 25 luglio, il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare.

Le decisioni prese da Saied avevano fatto seguito a manifestazioni che, il 25 luglio, hanno visto migliaia di tunisini protestare contro un quadro economico, oltre che politico, in continuo deterioramento, ulteriormente esacerbato dalla pandemia di Covid-19. Quest’ultima ha poi messo in luce la fragilità di un sistema sanitario, che, per la popolazione, è vittima di anni di cattiva gestione.  La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.  

Il 4 agosto, il capo di Stato tunisino ha fatto riferimento a “minacce interne”, poste da chi cerca di danneggiare lo Stato e il tessuto sociale, non mostrando alcun senso di appartenenza alla propria patria. L’attenzione è stata rivolta anche al Ministero dell’Interno, che, a detta di Saied, alcuni cercano di conquistare per raggiungere obiettivi personali. Tuttavia, ha dichiarato il capo di Stato, qualsiasi tentativo di “infiltrazione” verrà ostacolato, specificando come il ministero dell’Interno non sia un dicastero di un partito. L’obiettivo del presidente e delle autorità tunisine sarà far rispettare la legge. “Lo Stato tunisino è uno Stato di diritto”, ha affermato Saied.

Ennahda, partito tunisino di orientamento islamista moderato e primo partito nella coalizione di governo, già il 27 luglio aveva riferito di voler formare un “fronte nazionale” volto a contrastare, in modo pacifico, le decisioni del presidente, esercitando pressioni per ritornare a un “sistema democratico”. Tuttavia, il 4 agosto, il leader di Ennahda, Rachid Ghannouchi, che era anche il presidente del Parlamento, ha ammorbidito la propria posizione, affermando che quanto sta accadendo può essere, in realtà, trasformato in una opportunità per portare avanti il cammino di riforme e transizione democratica intrapreso dalla Tunisia dalla rivoluzione del 2011.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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