Sahara Occidentale: capovolto barcone di migranti, 42 dispersi

Pubblicato il 7 agosto 2021 alle 11:14 in Immigrazione Sahara Occidentale

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Circa 42 migranti, tra cui 30 donne e 8 bambini, risultano dispersi dopo che l’imbarcazione su cui si trovavano si è capovolta, a causa del mare agitato, poco dopo essere salpata dalla città costiera di Dakhla, nel Sahara Occidentale. 

Helena Maleno Garzon, fondatrice dell’organizzazione umanitaria “Caminando Fronteras”, in inglese “Walking Borders”, ha riferito la notizia, il 6 agosto, comunicando il numero di persone disperse. Ha aggiunto che solo 10 migranti presenti sulla nave sono sopravvissuti. “Non dobbiamo abituarci a tali tragedie”, ha pubblicato su Twitter un’altra organizzazione che si occupa di fornire aiuto ai migranti, la Commissione Spagnola per i Rifugiati (CEAR).

Non è stato possibile raggiungere immediatamente i funzionari marocchini a Dakhla per una conferma ufficiale. Tuttavia, i media locali hanno riferito che il 5 agosto, 12 corpi sono stati riportati a riva mentre 10 persone sono state salvate dai pescatori al largo della costa di Dakhla. Il Marocco rivendica il territorio conteso del Sahara occidentale, annesso nel 1975, e la Marina di Rabat opera in questa area. Il Fronte Polisario, invece, chiede l’indipendenza del territorio.

Più a Nord, nei pressi della città di Laayoune, sempre lungo la costa del Sahara Occidentale, il 5 agosto la Marina marocchina ha salvato 30 migranti. Le navi militari stavano ancora cercando altre 59 persone, tra cui 14 donne e quattro bambini, in un vicino specchio d’acqua a centinaia di miglia da Dakhla. Separatamente, il servizio di salvataggio marittimo spagnolo ha dichiarato, il 6 agosto, di aver salvato 63 persone vicino alle Isole Canarie.

Le morti di migranti che provano ad attraversare un’area dell’Atlantico che separa la costa occidentale dell’Africa e le Isole Canarie della Spagna sono sempre più comuni, ma difficili quantificare, poichè molti dei corpi non vengono recuperati. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite ha riferito che almeno 250 migranti sono deceduti sulla rotta verso le Isole Canarie nei primi sei mesi del 2021, mentre Walking Borders ha riportato molte più vittime sulla stessa rotta nello stesso periodo, contandone quasi 2.000. Secondo l’OIM, nella prima metà del 2021, gli arrivi sono aumentati del 156% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di luglio 2021, sono arrivati in Europa, via mare e via terra, oltre 9.271 migranti, segnando una lieve diminuzione rispetto alle cifre registrate nel luglio 2019. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia (quasi 7.000 sbarchi), seguita da Spagna (16.009), Grecia (4.172), Cipro (1.704) e Malta (325). Inoltre, l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nei primi sette mesi del 2021 ammonta a 1.113, cifra significativamente superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita in mare 476 persone. Le prime cinque nazionalità dei migranti entrati in Europa, secondo le stime della UNHCR sono bangladese, tunisina, siriana, ivoriana ed egiziana.

Nuove tensioni tra Sahara Occidentale e Europa sono state registrate a partire dal 25 aprile, quando il Ministero degli Affari Esteri del Marocco ha convocato l’ambasciatore spagnolo a Rabat per ottenere “chiarimenti” sulla decisione di Madrid di ospitare il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, per fornirgli cure mediche. Un tempo considerato uno degli uomini più ricercati della Spagna, Ghali sarebbe entrato nel Paese sotto falsa identità, con lo pseudonimo di “Mohamed Ben Battouche”, dopo una serie di trattative di alto livello che hanno riguardato l’intervento del presidente algerino, Abdelmajid Tebboune, e del premier spagnolo, Pedro Sanchez. Quest’ultimo, in particolare, garantendo che il leader del Polisario non sarebbe stato interessato dalla giustizia spagnola, lo avrebbe fatto atterrare a bordo di un aereo presidenziale dell’Algeria, accompagnato da un’équipe medica specializzata e munito di passaporto diplomatico algerino. 

Il Ministero degli Esteri spagnolo, da parte sua, aveva dichiarato che la permanenza in ospedale di Ghali è avvenuta sotto la premessa di “ragioni strettamente umanitarie”. I crimini di cui è accusato il capo del Fronte Polisario si sarebbero verificati tra il 1976 al 1989 ai danni di civili spagnoli e saharawi. Vari testimoni sono comparsi davanti al tribunale nazionale di Madrid, nel marzo 2014, per fornire la loro versione sulle presunte torture avvenute nella prigione di Errachid. Qualche anno dopo, prima nel 2008 e poi nel 2016, il giudice Pablo Ruiz ha convocato Ghali in tribunale per affrontare le accuse a suo carico, ma l’uomo si è mai presentato. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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