Bangkok: lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti

Pubblicato il 7 agosto 2021 alle 16:05 in Asia Thailandia

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La polizia thailandese ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti che a Bangkok, sabato 7 agosto, hanno protestato contro l’incapacità del governo di gestire la pandemia di coronavirus e i suoi effetti economici. 

Più di 1.000 persone hanno violato le restrizioni sugli incontri pubblici e hanno marciato verso l’ufficio del primo ministro, Prayuth Chan-ocha, chiedendo le sue dimissioni. La polizia ha chiuso una strada vicino al Monumento alla Vittoria usando container e ha usato i gas lacrimogeni e proiettili di gomma per respingere i manifestanti. “Stiamo mantenendo questa linea”, ha annunciato la polizia tramite un altoparlante. Circa 100 ufficiali sono stati visti in tenuta antisommossa a pochi metri da dove si erano radunati i manifestanti. 

A partire dal 18 luglio, diversi gruppi, tra cui gli ex alleati politici di Prayuth, hanno organizzato proteste di piazza contro il governo, mentre crescono le frustrazioni per la sua gestione dell’epidemia di coronavirus e i danni che le misure pandemiche hanno inflitto all’economia. Le proteste in corso in Thailandia sono nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dal 18 luglio 2020. Con il passare del tempo, alcune giornate di protesta sono sfociate in violenze. Il movimento di dissenso è nato di fronte alla crescente influenza dell’Esercito nel governo e al ruolo della monarchia. le loro principali richieste sono una Costituzione più democratica, le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, e riforme monarchiche.

Prayut è salito al potere dal 2014, dopo aver realizzato un colpo di Stato. Nel 2017, il premier thailandese aveva adottato una nuova Costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato che, a loro volta, nominano il premier. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore.  Gli attacchi alla monarchia, invece, avrebbero dimostrato che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese. In Thailandia, rivolgere critiche alla corona è un reato, secondo la legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di reclusione. La stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale il 24 giugno 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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