Sudafrica: il presidente Ramaphosa annuncia un rimpasto di governo

Pubblicato il 6 agosto 2021 alle 17:29 in Africa Sudafrica

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha annunciato un rimpasto di governo che prevede la nomina di 10 nuovi ministri, compresi i portafogli della Salute, della Finanza e della Difesa. Dando la notizia durante un un discorso televisivo, Ramaphosa ha affermato che avrebbe abolito il Ministero della Sicurezza e posto la “responsabilità politica” dell’agenzia di spionaggio sotto il suo ufficio. “Questo per garantire che i servizi di intelligence nazionali ed esteri del Paese consentano in modo più efficace al presidente di esercitare la responsabilità di salvaguardare la sicurezza e l’integrità della nazione”, ha affermato il presidente. Anche la nomina di 11 nuovi viceministri è prevista dal rimpasto. 

Thandi Modise, presidente dell’Assemblea nazionale, è stato nominato nuovo ministro della Difesa. Ramaphosa ha poi sostituito il ministro della Sanità, Zweli Mkhize, che era stato ampiamente rispettato per la sua gestione della pandemia ma avvolto in un presunto scandalo di corruzione riguardante il finanziamento delle comunicazioni sul coronavirus. Il presidente ha detto che Mkhize aveva chiesto il licenziamento “per portare certezza e stabilità a questo importante portafoglio”. L’uomo è stato quindi sostituito da Joe Phaahla, che fino ad ora era stato vice ministro della Salute. Mkhize, 65 anni, è stato messo in congedo speciale a inizio di giugno dopo che una serie di indagini sulla corruzione hanno fatto emergere uno scandalo su un contratto di comunicazione del Ministero della salute da 150 milioni di rand sudafricani (circa 10,4 milioni di dollari). Mkhize, ministro della Sanità dal 2018, ha negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda.

Il ministro delle Finanze, Tito Mboweni, è stato sostituito da Enoch Godongwana, capo del sottocomitato per la trasformazione economica del partito al governo, l’African National Congress (ANC), e presidente della Development Bank of Southern Africa. È una figura influente nell’ANC e nella politica economica del governo e, in precedenza, ha servito nel governo come vice ministro delle imprese pubbliche e vice ministro dello sviluppo economico. Razia Khan, capo economista per l’Africa e il Medio Oriente presso la Standard Chartered Bank, ha affermato che Godongwana rappresenta continuità e stabilità. “Era abbastanza noto agli investitori da un po’ di tempo”, ha detto. “Godongwana porterà al ruolo attributi chiave che potrebbero rafforzare la probabilità di riforme in Sudafrica”, ha aggiunto Khan, specificando: “Non da ultimo, c’è la sua capacità di lavorare con altri componenti chiave dell’ANC, conquistandoli a sostegno delle tanto necessarie riforme fiscali e di miglioramento della crescita”.

L’annuncio del rimpasto arriva sulla scia di quella che Ramaphosa ha descritto come una “campagna di violenza pubblica, distruzione e sabotaggio” scoppiata dopo che il suo predecessore, l’ex presidente Jacob Zuma, è stato incarcerato per aver ignorato un’indagine giudiziaria sulla corruzione mentre era in carica. Le prime proteste, in particolare, erano esplose il 10 luglio a KwaZulu-Natal (KZN), provincia natale di Zuma, dopo che, il 7 luglio, l’uomo si era spontaneamente consegnato alla polizia. L’ex presidente sudafricano deve affrontare 16 accuse per frode, corruzione e racket relative all’acquisto, nel 1999, di aerei da combattimento, motovedette ed equipaggiamento militare da cinque aziende europee di armi, tra cui la francese Thales, per un totale di 30 miliardi di rand, l’equivalente di quasi 5 miliardi di dollari. Al momento dell’acquisto, Zuma era il vice dell’allora presidente Thabo Mbeki. In generale, le accuse ruotano intorno ad un presunto sperpero di fondi statali durante i quasi nove anni di presidenza di Zuma, da maggio 2009 a febbraio 2018. 

L’ex capo di Stato, invece, sostiene di essere vittima di una “caccia alle streghe” e ritiene che il vice presidente dell’Alta Corte sudafricana, Raymond Zondo, non sia imparziale nei suoi confronti. La polizia aveva assicurato che avrebbe arrestato Zuma entro la giornata del 7 luglio se non si fosse presentato da solo. Il 9 luglio, la Corte Suprema sudafricana aveva poi respinto la richiesta dell’ex presidente di annullare la pena. 

Migliaia di aziende sono state saccheggiate e distrutte per diversi giorni consecutivi, nel mezzo delle proteste, costringendo il governo a schierare 25.000 soldati per aiutare a ristabilire l’ordine. Oltre 350 persone sono morte nelle proteste.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.