Siria: i civili a Daraa ancora “sotto assedio”

Pubblicato il 6 agosto 2021 alle 8:47 in Medio Oriente Siria

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Sono trascorsi circa quaranta giorni dall’inizio delle tensioni a Daraa, governatorato del Sud della Siria. Ad oggi, 6 agosto, la Russia non è ancora riuscita a convincere il governo siriano e i notabili locali a giungere a un accordo. Dal canto loro, le Nazioni Unite hanno lanciato un campanello d’allarme, evidenziando come i civili siriani siano “ripetutamente esposti a combattimenti e violenze”.

Per settimane, le forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno assediato l’area di Daraa al-Balad, un distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie. L’apice delle tensioni è stato raggiunto il 29 luglio, quando l’esercito damasceno, in contemporanea con un’offensiva via terra, ha sparato colpi di artiglieria verso Daraa al-Balad. In risposta, uomini armati locali hanno lanciato un contrattacco nella periferia di Daraa. Nei giorni successivi, le tensioni si sono relativamente placate, ma la situazione risulta essere ancora tesa.

Per Damasco, la propria operazione militare mirava a contrastare quei “terroristi” che hanno ostacolato un “accordo di riconciliazione”. In generale, i comportamenti dell’esercito filo-Assad sono stati interpretati come una “misura punitiva” derivante dal rifiuto della popolazione di tali quartieri meridionali di partecipare alle ultime elezioni presidenziali. Secondo altri, obiettivo del governo siriano è convincere la popolazione di Daraa a consegnare le armi, sia pesanti sia leggere, in loro possesso, al fine ultimo di scongiurare nuove ondate di mobilitazione. In cambio, Damasco aveva riferito che avrebbe ritirato le “commissioni armate locali” ad essa affiliate. Al momento, però, le due parti sono tuttora impegnate in negoziati, mediati dalla Russia, mentre circa 10.000 civili sono stati costretti a sfollare verso aree “più sicure”.

I residenti di Daraa al-Balad hanno proposto a Mosca di creare corridoi sicuri per consentire ai cittadini che lo desiderano di fuggire verso la Giordania e la Siria settentrionale, mentre le forze siriane potrebbero stanziarsi nei quartieri rimasti disabitati. Nel frattempo, fino alla giornata del 5 agosto, l’esercito di Assad ha continuato a esercitare “pressioni militari” e, a detta di attivisti locali, a lanciare colpi di artiglieria e razzi contro le aree periferiche orientali e occidentali di Daraa. Capi tribali e notabili hanno poi dichiarato che le forze siriane e i gruppi a loro affiliati hanno inviato ulteriori rinforzi nella regione, e, denunciando le “costanti minacce”, hanno esortato Damasco a cessare le proprie operazioni militari, a liberare le famiglie dei detenuti, a porre fine all’insediamento di gruppi filoiraniani e di Hezbollah nel Sud della Siria e a consentire l’ingresso di risorse alimentari, medicinali e aiuti umanitari.

Di fronte a tale scenario, il 5 agosto, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha affermato che “il quadro che emerge da Daraa al-Balad e da altri quartieri” evidenzia come i civili siriani siano in pericolo, “ripetutamente esposti a combattimenti e violenze, e, in effetti, sotto assedio”. Come precisato dall’ufficio delle Nazioni Unite, i carri armati circolano per le strade della regione, gli abitanti devono far fronte a posti di blocco e restrizioni di movimento, mentre le loro proprietà vengono sequestrate e derubate. “Ricordo alle parti in conflitto i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, in particolare per quanto riguarda la protezione dei civili, e del diritto internazionale dei diritti umani”, ha affermato il capo delle Nazioni Unite per i Diritti umani, aggiungendo: “La presenza di carri armati nelle zone residenziali e un posto di blocco istituito in un’abitazione lasciano intendere che le dovute precauzioni non sono state prese”.

Stando a quanto monitorato dall’Alto Commissariato, almeno 8 civili sono morti durante quello che è stato definito lo scontro più grave dal 2018, anno in cui le forze governative hanno stabilito il controllo su Daraa a seguito di vari accordi di riconciliazione mediati dalla Russia. L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Quest’ultimo, secondo alcuni, sembra desideroso di riprendere il controllo soprattutto della moschea Omari a Daraa al-Balad. Questa moschea è stata testimone della prima scintilla della rivoluzione siriana, e il suo restauro e l’innalzamento della bandiera del governo hanno una forte valenza per Damasco, in quanto simbolo della sua vittoria contro gli oppositori.

Quanto accade a Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione