L’Australia non si piegherà alle richieste cinesi per rilanciare il dialogo

Pubblicato il 6 agosto 2021 alle 18:22 in Australia Cina

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La ministra degli Esteri dell’Australia, Marise Payne, ha affermato, il 5 agosto, che Canberra non accetterà la richiesta cinese di cambiare le proprie politiche per far riprendere il dialogo bilaterale con Pechino. Per la Cina, Payne avrebbe interpretato erroneamente il punto cruciale delle relazioni tra i due Paesi.

Parlando all’incontro dell’Australia China Business Council, Payne ha reso noto che Pechino ha posto più condizioni per rilanciare il dialogo di alto livello con Cina-Australia ma Canberra ha affermato di non porre condizioni su tale genere di scambi. Al momento, ha dichiarato Payne, Canberra non può accettare quanto chiesto da Pechino. Tuttavia, rispondendo ad una domanda durante postale l’evento, la ministra ha affermato che le Olimpiadi invernali di Pechino del 2022 potrebbero essere una buona opportunità per “rompere il ghiaccio”.

L’ambasciata cinese a Canberra ha risposto alle dichiarazioni di Payne il 6 agosto affermando che la difficile situazione in cui versano i rapporti tra i due Paesi è stata causata interamente dall’Australia. Per questo, Pechino ha affermato di sperare che l’Australia esaminerà il proprio atteggiamento e si sforzerà di migliorare le relazioni Cina-Australia con azioni pratiche.

I rapporti commerciali tra la Cina e l’Australia avevano assistito ad un progressivo deterioramento a partire dal 13 febbraio 2020, quando, la Commissione antidumping australiana aveva valutato una possibile proroga dei dazi antidumping su alcuni prodotti cinesi e aveva avviato indagini sulle loro vendite, giungendo alla decisione finale di prorogare i dazi, il 28 febbraio successivo. A tale episodio sono seguite una serie di altre indagini su diversi prodotti provenienti dalla Cina che si sono concluse con il mantenimento di dazi su più beni cinesi. Da parte sua, dall’11 maggio 2020, la Cina aveva quindi bloccato le importazioni di carne da quattro grandi mattatoi australiani per problemi di etichettatura, provocando un notevole danno al settore. Da allora, Pechino ha bloccato importazioni o scoraggiato l’acquisto di più prodotti australiani come cereali, carbone termico, coke, cotone, legname, alcolici e crostacei.

Tale situazione, ha portato Canberra a decidere di revocare la partecipazione dello Stato australiano di Victoria al progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013, in quanto non in linea con la politica estera australiana, il 21 aprile scorso. Successivamente, il 6 maggio, la Cina aveva annunciato la sospensione a tempo indefinito di tutte le attività previste dal meccanismo del dialogo economico strategico Cina-Australia.

Parallelamente alle tensioni commerciali, a livello politico, il 21 aprile 2020, il primo ministro australiano, Scott Morrison, aveva richiesto un’indagine indipendente sulle origini della pandemia di coronavirus all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme ad altri leader mondiali, provocando lo scontento della Cina. Oltre a questo, Canberra aveva sospeso l’accordo di estradizione con Hong Kong e aveva esteso i visti per circa 10.000 abitanti della città che si trovano già in Australia, a causa della nuova legge per la sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’isola il 30 giugno 2020. L’Australia è poi andata contro a Pechino nel dibattito internazionale sulle questioni relative alle dispute nel Mar Cinese Meridionale e al trattamento delle minoranze etniche, primi fra tutti gli uiguri, nello Xinjiang.

Nonostante le tensioni, la Cina resta il primo partner commerciale dell’Australia. Da marzo 2020 a marzo 2021, le esportazioni australiane verso la Cina hanno raggiunto il valore di 149 miliardi di dollari, diminuendo dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Il dato è stato sostenuto da fattori quali l’aumento dei prezzi dei minerali ferrosi che sono il primo bene d’esportazione dall’Australia alla Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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