Iran: il nuovo presidente Raisi di fronte a inviti e minacce

Pubblicato il 6 agosto 2021 alle 10:02 in Iran Israele USA e Canada

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In concomitanza con l’insediamento del nuovo presidente iraniano, Ebrahim Raisi, Israele ha messo in guardia Teheran da una possibile azione militare. Washington, invece, ha esortato il capo di Stato neoeletto a riprendere quanto prima i negoziati sull’accordo sul nucleare.

Il 5 agosto, Raisi ha prestato giuramento dinanzi al Parlamento, manifestando il suo impegno a rilanciare l’economia iraniana e a perseguire una politica estera equilibrata, basata sulla diplomazia, continuando a sostenere gli “oppressi in Palestina, Siria, America, Europa e Africa”. Nel suo discorso, poi, il presidente neoeletto ha affermato che il programma nucleare dell’Iran ha scopi pacifici e non mira a sviluppare armi nucleari, in quanto ciò violerebbe la legge islamica e non è in linea con la strategia difensiva nazionale. Ad ogni modo, Raisi ha affermato che le sanzioni imposte dagli USA dovrebbero essere revocate, sebbene queste non impediranno al popolo iraniano di rivendicare i propri diritti legittimi. L’Iran si è detto disposto a sostenere qualsiasi azione diplomatica in tal senso.

Tali dichiarazioni sono giunte a poche settimane di distanza dall’interruzione dei negoziati sul nucleare, intrapresi a Vienna il 6 aprile scorso, con l’obiettivo di rilanciare l’accordo siglato nel 2015, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). A tal proposito, dalla Casa Bianca, il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha lanciato un appello, invitando il presidente iraniano a riprendere i colloqui, sottolineando come “la finestra per la diplomazia non rimarrà aperta in eterno”. Il messaggio degli USA, ha precisato Price, è lo stesso inviato ai predecessori di Raisi: “Gli Stati Uniti continueranno a difendere e a promuovere i propri interessi di sicurezza nazionale e quelli dei propri alleati”. “Speriamo che l’Iran colga l’occasione ora per favorire soluzioni diplomatiche”, ha poi dichiarato il portavoce statunitense, aggiungendo: “Questo processo non può continuare a oltranza”.

Nella medesima giornata del 5 agosto, il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha affermato che il proprio Paese è pronto a condurre un attacco contro l’Iran, il quale sembra rappresentare una minaccia su più fronti. Come evidenziato da Gantz, Teheran sta rafforzando la propria influenza in Libano e a Gaza, mentre ha schierato milizie in Siria e in Iraq e continua a sostenere i ribelli Houthi in Yemen. Pertanto, Israele sta potenziando le proprie capacità, consapevole che è necessario intraprendere un’azione militare contro l’Iran. “Il mondo deve intervenire contro l’Iran ora”, ha poi aggiunto il ministro.

Pochi giorni prima, il 3 agosto, anche il premier israeliano, Naftali Bennett, ha rilasciato dichiarazioni simili, mettendo in luce la capacità del suo Paese di agire da solo, laddove necessario, e avvertendo Teheran della fine delle proprie “operazioni di destabilizzazione” in Medio Oriente. Da parte sua, l’Iran, come riferito dal Ministero degli Esteri, crede che le minacce di azione militare costituiscano “una violazione del diritto internazionale” e si è impegnato a rispondere “in modo deciso”.

Sono due gli episodi più recenti che hanno riacceso le tensioni tra Iran e i rivali regionali e internazionali, Israele in primis. Il 29 agosto, la petroliera Mercer Street, della compagnia Zodiac Maritime, gestita da un miliardario israeliano, è stata attaccata mentre si trovava nel Mar Arabico, al largo della costa dell’Oman. Due membri dell’equipaggio, uno di nazionalità britannica, l’altro rumena, sono morti, mentre il resto del team è stato tratto in salvo. Sin da subito, Israele ha puntato il dito contro Teheran, affermando che l’attacco è stato perpetrato dall’Iran per mezzo di droni. Poi, il 4 agosto, rivolgendosi agli ambasciatori del Consiglio di Sicurezza, il ministro Benny Gantz ha fatto il nome di Saeed Arjani, responsabile dell’unità droni delle Guardie della Rivoluzione islamica, il quale avrebbe fornito addestramento ed equipaggiamento per condurre “attacchi terroristici” nella regione.

Il 3 agosto, invece, la Asphalt Princess, nave battente bandiera panamense, dopo essere stata dirottata a 60 miglia a Est dalla costa di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti (UAE), è stata oggetto di un potenziale atto di “pirateria”. Il giorno successivo, UKMTO, agenzia per la sicurezza marittima britannica e del commercio marittimo internazionale, ha dichiarato concluso, senza danni, l’incidente verificatosi al largo delle coste emiratine, affermando che gli attentatori avevano lasciato la nave. Oltre al dirottamento della Asphalt Princess, nella sera del 3 agosto, altre 5 petroliere hanno segnalato di aver “perso il controllo” nello stesso lasso temporale, il che significa che erano impossibilitate a muoversi. Anche in tal caso, l’Iran ha respinto le accuse di coinvolgimento, inserendo gli incidenti nel quadro di “una sorta di guerra psicologica”, il cui obiettivo è creare una “falsa atmosfera” per precisi scopi politici contro Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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