Gli USA offrono uno status speciale ai cittadini di Hong Kong

Pubblicato il 6 agosto 2021 alle 17:39 in Cina Hong Kong USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno deciso consentire a migliaia di cittadini di Hong Kong di restare negli USA più a lungo del previsto alla luce delle politiche attuate dal governo cinese sull’isola, ritenute oppressiva. Da parte sua, Pechino ha affermato che il piano di Washington è quello di creare disordini a Hong Kong per contrastare la Cina ma tale tentativo sarebbe destinato a fallire.

Il 5 agosto, il presidente degli USA, Joe Biden, ha firmato un’ordinanza con la quale ha consentito a migliaia di residenti di Hong Kong di restare negli USA, in risposta “alla repressione di legislatori dell’opposizione e di attivisti”, di cui Washington ha accusato Pechino in seguito all’approvazione delle legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, il 30 giugno 2020. L’ordinanza di Biden ha autorizzato il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli USA a concedere ai residenti di Hong Kong lo status di “safe haven” per 18 mesi, consentendo loro di lavorare negli Stati Uniti, e a “considerare la sospensione” delle restrizioni su coloro che detengono visti per studenti F-1.

La Casa Bianca ha quindi comunicato che gli USA, insieme ai loro alleati e partner, si oppongono fermamente all’utilizzo della legge sulla sicurezza nazionale da parte della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino per negare diritti e libertà di base, per aggredire l’autonomia di Hong Kong e per danneggiare ciò che resta dei suoi processi ed istituzioni democratici. Xinhua ha affermato che, con tale iniziativa, Washington ha diffamato la legge sulla sicurezza nazionale, ha interferito negli affari interni cinesi e di Hong Kong, violando il diritto internazionale e i principi alla base delle relazioni tra Stati.

Il 6 agosto, l’Ufficio del Commissario Speciale del Ministero degli Esteri a Hong Kong ha condannato fermamente l’iniziativa statunitense, opponendosi risolutamente a quanto da essa previsto. Un portavoce ha sottolineato che la formulazione della legge sulla sicurezza nazionale e la riforma del sistema elettorale di Hong Kong hanno ripristinato la stabilità sull’isola, migliorato lo stato di diritto, assicurato i diritti e gli interessi legittimi dei suoi residenti e di tutte le persone che vivono a Hong Kong. Le due iniziative cinesi avrebbero promosso il passaggio dal caos alla gestione, aprendo un nuovo capitolo di buon governo sull’isola.  

Secondo la Cina i fatti hanno dimostrato che la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong ha colpito un piccolo gruppo di elementi “anti-Cina” di Hong Kong che hanno gravemente messo in pericolo la sicurezza nazionale. Nell’ultimo anno, le forze dell’ordine della regione amministrativa speciale hanno arrestato 117 tra leader e organizzatori del movimento “anti-Cina” di Hong Kong, sospettati di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale, e ne hanno perseguiti 64. A detta cinese, il numero di crimini commessi a Hong Kong è diminuito in modo significativo, l’economia e la finanza hanno continuato ad essere forti e la società di Hong Kong sarebbe ancora più fiduciosa rispetto al modello “un Paese, due sistemi”. Oltre a questo, sempre a detta cinese, la comunità internazionale continuerebbe ad essere ottimista sulle prospettive di Hong Kong.

Il portavoce ha poi sottolineato che, offrendo il cosiddetto “status di safe haven” gli Stati Uniti starebbero cercando di calunniare Hong Kong, diffamare la Cina e intraprendere azioni per distruggere la prosperità e la stabilità della città. L’ultima mossa statunitense avrebbe dimostrato l’intenzione di Washington di giocare la “carta di Hong Kong” per contenere lo sviluppo della Cina.  Il portavoce ha aggiunto che l’ordinanza statunitense sarà contrastata da oltre 1,4 miliardi di cinesi, compresi i compatrioti di Hong Kong, ed è destinata al fallimento. Il governo cinese ha ribadito la propria determinazione ad opporsi ad interferenze straniere, a salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo cinesi e ad attuare la politica “un Paese, due sistemi”.

L’ordinanza di Biden è arrivata ad oltre un anno dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza di Hong Kong, il primo luglio 2020. Quest’ultima era stata approvata il giorno prima dall’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino e con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Successivamente, lo scorso 11 marzo, la Cina ha poi modificato il sistema elettorale di Hong Kong in modo da garantire che siano i patrioti, ovvero coloro che amano il proprio Paese, a governare Hong Kong. 

La legge sulla sicurezza nazionale era arrivata dopo che, nel 2019, l’isola era stata teatro di proteste iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. Per la Cina la legge sulla sicurezza nazionale è servita a stabilizzare Hong Kong e a ripristinare sull’isola un ambiente adatto agli affari in seguito alle proteste del 2019.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047, per alcuni critici, già la legge sulla sicurezza nazionale avrebbe anticipato la loro scadenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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