Dalle aree rurali alle città provinciali: i talebani hanno cambiato strategia

Pubblicato il 6 agosto 2021 alle 12:03 in Afghanistan Asia

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Nell’intensificare la loro campagna militare contro il governo afghano, i talebani hanno cambiato strategia e sono passati dal prendere di mira le aree rurali del Paese ad attaccare le città provinciali. Tutto ciò in concomitanza con l’aumento degli attacchi aerei degli Stati Uniti, che prevedono di completare il loro ritiro entro fine agosto. 

I combattimenti continuano ad essere particolarmente pesanti all’interno della città di Herat, vicino al confine occidentale con l’Iran, a Lashkar Gah, capitale della provincia di Helmand, nel Sud-Ovest, e a Kandahar, nel Sud. Tre comandanti talebani, che hanno parlato in condizione di anonimato, hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che sono concentrati sulla cattura di Herat e Kandahar, con Lashkar Gah già nel mirino. “Se gli Stati Uniti non hanno mantenuto il loro impegno, perché i talebani dovrebbero essere obbligati a seguire l’accordo?” ha detto uno dei comandanti, di stanza a Kandahar. “Il mullah Yaqoob ha deciso di catturare Kandahar, Herat e ora Helmand e poi potrebbe essere la volta di Kunduz, Khost o di qualsiasi altra provincia”, ha aggiunto, riferendosi al capo militare del gruppo e sottolineando che le sue argomentazioni si erano guadagnate la carica politica del gruppo. I talebani avevano dichiarato in precedenza che si sarebbero concentrati sui valichi di frontiera e sulle vaste aree rurali, mentre ora hanno cominciato a circondare e talvolta ad entrare nei capoluoghi di provincia.

Il gruppo sta conducendo una massiccia offensiva nazionale da aprile, quando il presidente americano, Joe Biden, aveva annunciato che le truppe si sarebbero ritirate e quando i funzionari avevano avvertito che i colloqui di pace a Doha non stavano dando i risultati sperati. Nelle ultime settimane, ci sono stati continui attacchi a Herat, Kandahar e Lashkar Gar, che hanno ridotto le forze speciali afghane e ucciso decine di civili. “Le operazioni a Kandahar e Herat sono molto importanti per noi e la nostra priorità è catturare i due aeroporti o le basi aeree cruciali nelle due città”, ha rivelato a Reuters il comandante talebano di stanza a Kandahar. Funzionari ed esperti hanno confermato di aver visto segni di un cambiamento di strategia già dal mese scorso. “I talebani stanno spingendo contro i capoluoghi di provincia, non solo per esercitare pressioni ma per catturarli”, ha affermato Asfandyar Mir, analista della Stanford University per l’Asia meridionale. La prova evidente di questo cambio di tattica è che i combattimenti non sono più limitati alle periferie. “La nuova strategia è stata formalizzata dopo l’Eid, sebbene le forze talebane stessero esercitando una forte pressione su Kandahar anche prima”, ha aggiunto Mir. La festa musulmana di Eid al-Adha è stata celebrata quest’anno dal 19 al 23 luglio.

Kandahar e Herat sono la seconda e la terza maggiore città dell’Afghanistan per popolazione. Gli esperti ritengono che la loro cattura rappresenterebbe un duro colpo politico per il governo e potrebbe potenzialmente innescare importanti riallineamenti a favore dei talebani. “La cattura di Kandahar significa molto per i talebani. Era la loro capitale e occupare la città è una grande spinta morale per il gruppo. Per Kandahar, i talebani possono rischiare l’ira internazionale”, ha detto a Reuters una fonte diplomatica asiatica, rimasta anonima, che segue da vicino gli sviluppi nel Paese. Secondo gli analisti, il fatto che il gruppo stia attaccando le città è una reazione al supporto aereo offerto dagli Stati Uniti. Non è ancora chiaro se i raid statunitensi continueranno dopo che le forze straniere avranno completato il loro ritiro. 

Il ritiro delle truppe statunitensi era stato concordato dagli USA e dai Talebani in occasione dell’Accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. In tale occasione, l’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, e il leader politico dei talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar, avevano siglato un’intesa di pace, alla presenza dell’ex-segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo. Secondo quanto stabilito da tale accordo, gli USA si erano impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre, i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con gruppi terroristici, quali Al-Qaeda.

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Chiara Gentili

di Redazione

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