Asia Centrale: vertice dei 5 Paesi con focus sull’avanzata dei talebani

Pubblicato il 6 agosto 2021 alle 17:16 in Kazakistan Kirghizistan Tajikistan Turkmenistan Uzbekistan

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I leader dei cinque Paesi dell’Asia Centrale, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, si sono riuniti, dal 5 al 6 agosto, per il terzo round di colloqui, tenuti nella città turkmena di Avaza, bagnata dal Mar Caspio. Sul tavolo dei negoziati i 5 Stati hanno posto la grave escalation in Afghanistan, acuitasi a seguito del ritiro delle truppe statunitensi, che si dovrebbe concludere entro il 31 agosto.

 I colloqui di venerdì giungono mentre gli scontri tra il governo afghano e i talebani continuano ad intensificarsi, dove i primi stanno tentando di prendere il controllo anche dei grandi centri abitati, compresi quelli al confine con Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Qualche giorno prima, mercoledì 3 agosto, il presidente del Turkmenistan, Gurbanguly Berdymukhamedov, ha definito l’Afghanistan la questione che, in Asia Centrale, suscita maggiore preoccupazione. Tali dichiarazioni sono state rilasciate lo stesso giorno in cui Berdymukhamedov ha incontrato l’omologo tagiko, Emomali Rahmon, per il vertice di alto livello.

Nel frattempo, le Forze Armate di Russia e Uzbekistan hanno concluso, il medesimo venerdì, la fase attiva delle esercitazioni militari Sud-2021, condotte a 20 chilometri dal confine afghano, nei pressi della base militare uzbeka di Termez. È a partire dal 2 agosto che circa 2.500 soldati dei due Paesi hanno avviato tali manovre militari. Come segno di quanto Mosca stia prendendo seriamente la potenziale minaccia proveniente dall’Afghanistan, il Cremlino ha annunciato che invierà un contingente militare molto più grande in Tagikistan, per esercitazioni trilaterali che inizieranno alla fine di questa settimana.  Nello specifico, il Ministero della Difesa russo ha chiarito che 1.800 dei suoi soldati avrebbero preso parte alle esercitazioni tagike, invece di 1.000, come inizialmente previsto. In totale saranno coinvolte più di 2.500 truppe. Le manovre congiunte, che vedranno partecipare i contingenti di tutti e tre i Paesi, dovrebbero svolgersi dal 5 al 10 agosto. Mosca utilizzerà anche 420 unità di hardware militare per le esercitazioni, il doppio della quantità originariamente prevista, ha aggiunto il Ministero.

Nonostante i timori dei 5 Paesi riunitisi a Avaza, è importante sottolineare che i militanti dei talebani hanno dichiarato, in più occasioni, di non avere nessun’obiettivo in Asia Centrale. Analogamente, l’inviato speciale della Russia per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha dichiarato, il 3 agosto, che il movimento non ha mai tentato di violare o attraversare illegalmente il confine che li divide dai Paesi vicini. “I talebani mostrano non solo a parole, ma anche con i fatti, di essere impegnato esclusivamente in questioni di politica interna”, ha continuato Kabulov, spiegando che lo scopo dei miliziani è quello di ottenere maggiore influenza sul Paese a discapito delle Forze governative.

In tale contesto, è importante sottolineare che i Paesi dell’Asia Centrale, nel corso del tempo, hanno istituito numerosi forum per discutere di questioni regionali. Tra questi, è importante citare la Shanghai Cooperation Organization (SCO), che include tutti i Paesi fatta eccezione per il Turkmenistan; la Collective Security Treaty Organization (CSTO), un’organizzazione difensiva capeggiata dalla Russia che, però, non comprende Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Infine, è importante menzionare l’Unione Economica Euroasiatica (UEE), dove rientrano Kirghizistan e Kazakistan. Tuttavia, le suddette organizzazioni includono anche altre potenze esterne, quali la Cina e la Russia. Mentre la prima rientra solo all’interno del SCO, la Russia fa parte di tutti i forum internazionali sopracitati.

Pertanto, l’idea che gli stati dell’Asia Centrale debbano disporre di un meccanismo per incontrarsi senza subire l’influenza di una potenza esterna non è nuova. Tuttavia, è stato necessario attendere il 2017, quando in Uzbekistan è stato eletto il nuovo presidente.  Nel novembre 2017, durante una conferenza sulla sicurezza regionale a Samarcanda, il presidente uzbeko, Shavkat Mirziyoyev, ha proposto di tenere regolari vertici regionali tra i cinque Paesi. Il primo round di colloqui in tale formato si è tenuto nel marzo del 2018, presso Astana, capitale del Kazakistan. Tuttavia, al nuovo format non è stata registrata la presenza del presidente turkmeno, impegnato in una visita ufficiale in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Il secondo incontro si è poi svolto nel novembre 2019 a Tashkent, nonostante fosse stato fissato per il mese di marzo. Anche in tale occasione, non sono stati presenti tutti i capi di Stato. A mancare è stato il presidente kazako, Kassym-Jomart Tokayev, salito al potere all’inizio di quell’anno dopo le dimissioni di Nursultan Nazarbayev. Pertanto, è possibile affermare che quella del 5 agosto rappresenta la prima occasione che ha permesso di unire tutti i presidenti dei 5 Stati.

Il terzo round di negoziati è da collocare nel quadro dell’avanzata dei talebani in Afghanistan, i quali hanno più volte forzato i militari del governo di Kabul a fuggire nei vicini Paesi dell’Asia Centrale, quali Tagikistan e Uzbekistan, per sfuggire alla marcia dei fondamentalisti islamici. Nello specifico, il conflitto inter-afghano si è acuito a partire dal mese di aprile, quando gli Stati Uniti hanno annunciato il graduale ritiro delle proprie truppe dall’Afghanistan. Il mese di giugno è risultato essere il più letale mai registrato dall’Afghanistan negli ultimi due decenni. Le autorità di Kabul hanno riferito che le forze di sicurezza e difesa nazionali afgane (ANDSF) hanno eliminato oltre 6.000 combattenti talebani in circa un mese, riconoscendo che anche il gruppo ha inflitto gravi perdite alle forze governative. I dati raccolti dal quotidiano afghano Tolo News mostrano che 638 militari e civili sono stati uccisi negli attacchi dei talebani durante questo periodo e altri 1.060 sono rimasti feriti. Inoltre, ben 120 distretti sono stati “evacuati” a seguito delle offensive dei militanti islamisti.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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