Taiwan: gli USA preparano la prima vendita di armi sotto l’amministrazione Biden

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 13:59 in Cina Taiwan USA e Canada

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La Cina ha accusato gli Stati Uniti di interferenza nei propri affari interni dopo che il Dipartimento di Stato degli USA ha approvato e proposto al Congresso una vendita di armi a Taiwan dal valore di 750 milioni di dollari, il 4 agosto. Pechino ha affermato che tale mossa viola il principio “una sola Cina” e i tre comunicati congiunti sino-statunitensi, danneggia la sovranità e gli interessi di sicurezza della Cina, contravvenendo al diritto internazionale e ai principi alla base delle relazioni tra Stati.

La possibile vendita di armi comprende 40 semoventi d’artiglieria M109 prodotti da BAE Systems, alcuni veicoli corazzati, mitragliatrici e circa 1.700 kit per convertire i proiettili in munizioni guidate da GPS con maggiore precisione. Secondo quanto dichiarato dal Dipartimento di Stato, la vendita di M109 contribuirebbe alla modernizzazione dell’armata di obici di Taiwan e rafforzerebbe le capacità di autodifesa dell’isola e di rispondere a minacce attuali e future. Oltre a questo, per il Dipartimento di Stato, la vendita migliorerebbe l’interoperabilità delle forze armate taiwanesi con quelle statunitensi e di altri alleati ma non altererebbe l’equilibrio militare nella regione

La proposta di vendita è stata avanzata nel quadro del programma di vendite militari all’estero del Dipartimento di Stato e richiederà l’approvazione del Congresso. Una volta ottenuta quest’ultima la proposta di vendita dovrà essere ulteriormente negoziata tra Taiwan e BAE Systems. Se l’affare dovesse essere concluso si tratterebbe della prima approvazione di una vendita di armi a Taiwan da parte dell’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, dal suo insediamento, il 20 gennaio scorso.

Il 5 agosto, un portavoce del Ministero degli Esteri della Cina ha rilasciato una dichiarazione in cui ha accusato gli USA di danneggiare la sovranità e gli interessi di sicurezza della Cina, contravvenendo al diritto internazionale e ai principi alla base delle relazioni tra Stati. Per Pechino, tale mossa viola il principio “una sola Cina” e i tre comunicati congiunti sino-statunitensi, con particolare riferimento al comunicato del 17 agosto 1982, con il quale Washington avevano dichiarato l’intenzione di ridurre progressivamente le vendite di armi a Taiwan dopo aver riconosciuto il governo di Pechino, il primo gennaio 1979. Per la Cina, tale atteggiamento invierebbe segnali erronei alle forze separatiste che vogliono l’indipendenza di Taiwan.  Pechino ha chiesto a Washington di rivedere tali azioni interrompendo la vendita di armi a Taiwan e le relazioni militari con l’isola. La Cina ha annunciato che adotterà risolutamente “contromisure adeguate e necessarie” in conformità con l’evoluzione della situazione.

Durante l’amministrazione del presidente Donald Trump, il 26 ottobre 2020, Pechino aveva sanzionato aziende, entità e soggetti statunitensi per la vendita di armi a Taiwan per un valore di 1,8 miliardi di dollari, approvata il precedente 21 ottobre dalle autorità di Washington. Ciò nonostante, gli USA avevano continuato ad approvare diverse vendite di armamenti ed equipaggiamento bellico all’isola, l’ultima tra le quali risale allo scorso 28 luglio.

Pechino considera l’isola una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. Al momento, l’EPL sta conducendo frequenti operazioni militari nei pressi di Taiwan.

In tale contesto, gli USA sono il maggior sostenitore dell’isola, nonché il suo principale fornitore di armi di difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan. Anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan.  Di fronte alle crescenti pressioni militari esercitate da Pechino, Washington ha ripetutamente ribadito che il suo sostegno per Taiwan è “solido come una roccia”. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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