Siria: raid aerei di Mosca nel Nord-Ovest del Paese

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 11:39 in Russia Siria

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Mentre le forze di Mosca hanno bombardato, giovedì 5 agosto, i territori nel Nord-Ovest della Siria, le forze del regime, affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno condotto raid aerei nell’area Occidentale di Aleppo.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha dichiarato, giovedì 5 agosto, che aerei da guerra russi hanno lanciato raid nei pressi di al-Barah, città nel Nord-Ovest della Siria. Secondo i dati preliminari, non sono state riportate vittime. Le aree colpite dai bombardamenti russi si trovano nei pressi dei distretti militari delle postazioni filo-turche. Nel frattempo, il SOHR ha altresì reso noto che le forze associate al regime di al-Assad hanno bombardato la città di Tiqad, situata nell’entroterra Occidentale di Aleppo. L’Osservatorio ha poi rivelato che altre incursioni missilistiche, coadiuvate dall’Esercito siriano, sono state condotte contro i distretti di Jureen, nel territorio occidentale di Hama. Anche in questo caso, non sono state riportate vittime.

Nel frattempo, l’Osservatorio ha dichiarato che le forze moscovite hanno lanciato almeno cinque raid aerei nella “zona di de-escalation”, ovvero nei quartieri di Ihsem, Mar’yan, nel Sud di Idlib. In questa occasione, fonti mediche hanno riportato almeno un ferito. Anche il 30 luglio, fonti presso il SOHR hanno rivelato che aerei da guerra russi hanno preso di mira i villaggi di Mashoun, Kanesferah, Mar’yan e al-Futirah, nei pressi dei territori meridionali di Idlib, l’ultima roccaforte porta sotto il controllo dei ribelli. Nonostante siano stati riportati danni infrastrutturali a seguito di almeno 7 attacchi missilistici, non è stata registrata alcuna vittima. Il giorno precedente, il 29 luglio, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha reso noto che le forze di Mosca hanno condotto almeno cinque attacchi aerei contro le aree di Ihsim e Mar’ian, nel Sud di Idlib. In questo caso, è stato riportato un ferito.

L’ultimo episodio di violenze che ha colpito Idlib, governatorato nel Nord-Ovest della Siria, si è verificato il 22 luglio. In tale occasione, le forze dell’esercito siriano, coadiuvato dall’alleato russo, hanno bombardato la cittadina di di Iblin, presso Jabal al-Zawiya, nella periferia Sud di Idlib. Il bilancio delle vittime include 7 morti e 7 feriti, membri di un’unica famiglia. Stando a quanto affermato da un attivista locale, le forze di Damasco hanno preso di mira un’abitazione di Iblin con proiettili di artiglieria a guida laser, Krasnopol. Lo stesso giorno, è stato riportato che gli aerei di Mosca hanno condotto attacchi anche contro la periferia di al-Bara, situata nella medesima zona, nei pressi di una postazione turca, e contro la municipalità di al-Maghara, a Jabal al-Zawiya, nel Sud di Idlib. 

La Russia ha fatto il suo ingresso nel panorama siriano il 30 settembre 2015, ponendosi a fianco delle forze associate al presidente del Paese, Bashar al-Assad, nel quadro del perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. A scontrarsi con l’esercito filogovernativo vi sono i gruppi ribelli, sostenuti dalla Turchia. Al contempo, le forze russe e l’esercito di Damasco sono impegnate nella lotta contro lo Stato Islamico, le cui operazioni interessano soprattutto le regioni centrali della Siria. In tale contesto, il 21 luglio, fonti locali hanno rivelato che la Russia ha continuato a lanciare attacchi aerei contro la regione di Badia, servendosi di missili altamente esplosivi.

In tale cornice, poi, nel corso degli ultimi colloqui di Astana, svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso, i partecipanti hanno concordato di estendere la tregua nel governatorato Nord-occidentale. Ad ogni modo, l’esercito di Assad non sembra essere disposto ancora a lasciare che i gruppi di opposizione prendano il controllo definitivo di Idlib. La Turchia, dal canto suo, ha istituito dal 2017 più di 65 postazioni militari nel Nord e nel Nord-Ovest della Siria, sulla base delle intese firmate con la Russia, ma, al contempo, si è ritirata da altre postazioni cadute sotto il controllo delle forze di Assad. Oltre Idlib, anche il Nord Est della Siria continua a rappresentare un’area al centro delle tensioni, che vedono protagoniste, tra gli altri, le Syrian Democratic Forces (SDF), le quali continuano ad essere bersaglio dello Stato Islamico.

L’intervento della Russia in Siria è stato accolto con sorpresa dagli osservatori internazionali. Secondo gli analisti, il fatto che il Cremlino si sia schierato con le forze governative è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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