Pakistan: attacco a un tempio hindu, Nuova Delhi vuole spiegazioni

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 20:41 in India Pakistan

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Il Pakistan ha schierato truppe di paramilitari nella città di Bhong, nel distretto di Rahim Yar Khan della provincia orientale del Punjab, il 5 agosto, dopo che, il giorno prima, una folla di fedeli musulmani ha attaccato e danneggiato gravemente un tempio indù.

L’attacco del 4 agosto è avvenuto, dopo che un tribunale ha concesso la libertà su cauzione a un bambino indù di otto anni che avrebbe profanato una madrasa, ovvero una scuola religiosa musulmana, all’inizio della settimana tra il 2 e l’8 agosto. Il ragazzo era stato precedentemente arrestato con l’accusa di aver urinato intenzionalmente su un tappeto nella biblioteca della madrasa che ospitava libri religiosi.

Nel tempio indù di Bhong, la folla ha danneggiato alcune statue, ha bruciato la porta principale e ha bloccato brevemente una strada vicina al luogo. I partecipanti all’attacco ritengono che il bambino abbia commesso blasfemia, un atto punibile con la condanna a morte in Pakistan, dove in passato, come riferito da Associated Press, semplici accuse di blasfemia hanno incitato le folle alla violenza e ad attacchi mortali.

Il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha condannato l’attacco contro il tempio induista su Twitter, affermando di aver ordinato al capo della polizia provinciale di agire contro qualsiase agente delle forze dell’ordine la cui negligenza potrebbe aver contribuito all’attacco. Khan ha anche promesso che il governo avrebbe restaurato il tempio. Un funzionario di polizia del Punjab, Asif Raza, ha affermato che la polizia ha una lista di cinquanta sospetti e ha promesso arresti rapidi. Khan ha affermato che le truppe ora stanno sorvegliando il tempio e che sono stati messi in sicurezza anche i membri della comunità indù.

A Nuova Delhi, il Ministero degli Esteri indiano ha convocato un diplomatico pakistano per protestare contro l’attacco e chiedere protezione per i fedeli induisti che vivono in Pakistan, Paese a maggioranza musulmana. Il portavoce del Ministero degli Affari esteri indiano, Arindam Bagchi, ha affermato che incidenti simili a quello del 4 agosto si stanno verificando ad un ritmo “allarmante” mentre le istituzioni statali e di sicurezza in Pakistan sarebbero “rimaste inermi” e avrebbero “completamente fallito nel prevenire questi attacchi”.

L’episodio si inserisce in un più ampio quadro di tensioni tra Islamabad e Nuova Delhi. Il nodo centrale delle problematiche tra India e Pakistan riguarda però il Kashmir che è situato tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. La parte centro-meridionale della zona, il Jammu e Kashmir, è amministrato dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, a Nord-Ovest, sono sotto la giurisdizione del Pakistan e l’area a Nord-Est, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è riconosciuta dagli attori coinvolti tant’è vero che Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra.

India e Pakistan hanno combattuto tre conflitti maggiori e altri minori dal 1947, anno in cui entrambi hanno ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale inglese. Due tra le tre guerre di maggiore portata avevano riguardato proprio la regione del Kashmir. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu aveva quindi istituito la LoC, dove è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che le parti, però, violano spesso e che il 25 febbraio scorso si sono nuovamente impegnate a rispettare. Al contempo, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare tali militanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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