L’Italia rivaluta l’embargo sulle armi contro gli Emirati, Abu Dhabi ringrazia

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 16:25 in Emirati Arabi Uniti Italia

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Roma si è detta disposta a rafforzare i legami di “cooperazione strategica” con i Paesi del Golfo e, in particolare, con gli Emirati Arabi Uniti (UAE), vista la loro “nuova postura” all’interno della regione mediorientale, definita più responsabile. Con ciò, il governo italiano potrebbe superare le “misure restrittive” imposte in precedenza, con riferimento alla revoca delle autorizzazioni all’esportazione di missili e bombe verso l’Arabia Saudita e gli UAE.

La Commissione Esteri della Camera ha espresso, il 3 agosto, una “valutazione favorevole” sulla possibile revoca delle misure imposte il 29 gennaio scorso, data in cui il governo italiano aveva annunciato la revoca delle autorizzazioni all’esportazione di missili e bombe verso i due Paesi del Golfo. Già il mese scorso, fonti del Ministero degli Esteri e una nota dell’Uama, l’ufficio della Farnesina responsabile per le autorizzazioni alle esportazioni, avevano parlato di un allentamento delle restrizioni e, nello specifico, della revoca della clausola dell’Euc rafforzato, a partire dal 30 giugno. Euc è una sigla che sta per “end-user certificate”, un documento che l’acquirente deve fornire al venditore in cui si assicura che il prodotto o servizio acquistato non sarà utilizzato per determinati scopi.

Poi, il 3 agosto, la Commissione Esteri della Camera ha riferito di aver accolto con favore l’impegno a rafforzare la cooperazione strategica con i Paesi del Golfo, dimostratisi a favore di “dialogo, pace e stabilità”. Circa il caso specifico degli Emirati Arabi Uniti, i segnali del loro cambio di “postura” sono da ritrovarsi nello “impegno a fianco dell’Occidente nel contrasto al terrorismo fondamentalista di Daesh ed Al Qaida”, nel “sostegno umanitario devoluto alle Nazioni Unite per la popolazione yemenita” e nel “ritiro delle forze armate di Abu Dhabi dal conflitto yemenita”.

Quest’ultima informazione, già nota alle autorità italiane, è stata confermata da “autorità emiratine”, oltre che dal ministro degli Esteri degli UAE, Abdullah bin Zayed al-Nahyan, il quale, ad aprile scorso, ha “assicurato al ministro Di Maio che le Forze armate degli Emirati non sono più impegnate nel conflitto yemenita”. Come si legge nel Bollettino della Camera, si tratta di una “circostanza positiva” che spinge l’Italia a “rilanciare le relazioni bilaterali” con gli Emirati e a dare nuovo impulso alla “cooperazione politica, economica, militare e culturale in tutti i campi di comune interesse”.

A seguito delle affermazioni giunte dalla Commissione Esteri, Ali Rashid al-Nuaimi, presidente della Commissione Difesa, Interni e Affari Esteri del Consiglio Nazionale Federale degli Emirati Arabi Uniti, ha ringraziato il Parlamento italiano e il presidente della Commissione italiana, Piero Fassino, incontrato nei giorni scorsi. Inoltre, è stato rinnovato l’impegno di Abu Dhabi a costruire relazioni strategiche a livello politico, economico e culturale, consapevole che la cooperazione bilaterale risponde agli interessi di entrambi i Paesi e contribuisce al raggiungimento della sicurezza, della stabilità e della prosperità nella regione mediorientale.

La decisione di Roma del 29 gennaio, che ha rappresentato un momento di crisi per i rapporti bilaterali tra l’Italia e i due Paesi del Golfo, è stata seguita da alcuni episodi di frizione. Nello specifico, l’8 giugno scorso, la Farnesina ha convocato l’ambasciatore emiratino a Roma, Omar al-Shamsi, dopo che Abu Dhabi ha negato ad un aereo militare italiano, diretto in Afghanistan, di transitare nel suo spazio aereo. Durante il colloquio, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha manifestato “sorpresa e forte disappunto” per un “gesto inatteso che si fatica a comprendere”.

L’episodio aveva interessato un aereo militare che trasportava giornalisti e ufficiali militari, diretti alla cerimonia per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan. Quando il mezzo ha chiesto l’autorizzazione a transitare nello spazio aereo emiratino, Abu Dhabi gliel’ha negata, costringendo uno scalo non pianificato a Dammam, in Arabia Saudita. Successivamente, l’aereo ha proseguito il suo viaggio, ma su una rotta più lunga. Poi, a circa un mese di distanza, il 2 luglio, i circa cento militari dell’Aeronautica italiana hanno lasciato la base dell’Italia presso l’aeroporto di al-Minhad, negli Emirati Arabi Uniti, ritenuto essere un polo strategico per il supporto alle missioni nazionali in Iraq e Corno d’Africa.

Mentre tali episodi avevano messo in luce una tensione dei rapporti tra Roma e Abu Dhabi, possibile conseguenza della decisione del governo italiano di bloccare la vendita di armi agli Emirati Arabi Uniti, le decisioni successive e le dichiarazioni in Commissione Esteri del 3 agosto sono state viste come un tentativo di Roma di ricucire lo strappo con Abu Dhabi.

Ad ogni modo, ciò avviene in un momento in cui il conflitto yemenita non può dirsi ancora terminato. Questo ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato delle milizie ribelli Houthi, del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi il gruppo sciita, sostenuto da Teheran, e le forze affiliate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, a sua volta legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Gli Emirati Arabi Uniti sono intervenuti nella guerra civile in Yemen il 26 marzo 2015, data di inizio dell’operazione “Tempesta decisiva”, affiancando Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain nella coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita. In particolare, gli UAE hanno inviato, in un primo momento, 30 aerei da combattimento, tra cui F-16, e circa 5.000 soldati. Tuttavia, risale al mese di giugno 2019 la decisione di Abu Dhabi di ridurre il numero delle proprie truppe presso i fronti di combattimento yemeniti, molti dei quali rientrati ufficialmente nel Paese il 9 febbraio 2020. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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