Italia: la nuova missione nello Stretto di Hormuz e il futuro delle relazioni con l’Iran

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 16:14 in Iran Italia

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Il Senato ha approvato le risoluzioni sulle missioni internazionali del 2021 predisposte dalle commissioni Esteri e Difesa.

Il Documento 49, che riguarda la deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla prosecuzione delle missioni internazionali in corso e alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per l’anno 2021, adottata il 17 giugno 2021, è stato approvato con 212 voti favorevoli e 3 contrari. Un voto a parte è stato invece espresso sulla Scheda 48, relativa ai finanziamenti per l’addestramento della Guardia costiera libica, approvata con 182 voti favorevoli, 25 contrari e 1 astenuto. 

La discussione nell’Aula di Palazzo Madama si è aperta con gli interventi dei due relatori, il senatore Vito Vattuone, del Partito Democratico, che ha segnalato criticità nell’applicazione della legge quadro sulle missioni internazionali, e il senatore Manuel Vescovi, della Lega, che ha invece ricordato la partecipazione dell’Italia a sei nuove missioni, ovvero quella in Somalia, in Libano, in Ucraina, in Libia (con un magistrato e un ufficiale della Guardia di Finanza) e nello Stretto di Hormuz, in Iran. 

Su quest’ultima operazione si è espresso soprattutto il senatore Vito Petrocelli, del Movimento 5 Stelle, il quale ha sottolineato l’importanza della missione “per la stessa logica con la quale negli anni 1987-1988, in pieno conflitto tra Iran e Iraq, il ministro degli Esteri di allora, Giulio Andreotti, incontrava il ministro degli Esteri della Repubblica islamica iraniana Ali Velayati più e più volte a Fiumicino”. Nello specifico, Petrocelli, presidente della Commissione Esteri del Senato, ha lodato l’impegno dell’Italia nella gestione degli scenari internazionali e la sua interpretazione, imparziale e “senza pregiudizi”, delle dinamiche geopolitiche. Ricordando l’incontro che ha avuto, nell’aprile 2019, con lo stesso Velayati, il senatore ha portato ad esempio “quel modo particolare di fare politica estera italiana”. “E questo modo particolare è quello di essere presenti senza pregiudizi in tutti gli scenari e lo faceva Giulio Andreotti da ministro degli Esteri incontrando Velayati a Fiumicino. Velayati perdeva cinque ore prima di recarsi a New York all’Assemblea delle Nazioni Unite per scambiare con Andreotti impressioni – questo me l’ha raccontato Velayati – che l’Italia non poteva avere se non da un confronto diretto e ricevere dal ministro degli Esteri italiano impressioni che quella parte del mondo non avrebbe potuto ricevere direttamente. Poi naturalmente Andreotti riferiva agli alleati occidentali, come è giusto e doveroso che fosse”, ha affermato Petrocelli in Senato, aggiungendo: “Contrariamente a quanto alcuni colleghi in quest’Aula hanno ribadito più volte, non c’era assolutamente una chiusura nei confronti del dialogo con un Paese che già allora era considerato pericoloso per la stabilità internazionale, tant’è che in quei mesi gli Stati Uniti bombardarono le piattaforme petrolifere proprio al largo dello Stretto di Hormuz e nello stesso tempo il nostro Paese dialogava con i rappresentanti politici della Repubblica islamica dell’Iran”.

Sulle caratteristiche peculiari dell’Italia nel trattare con gli altri Paesi dello scacchiere internazionali, Petrocelli si è soffermato anche alla fine del suo intervento, dichiarando: “Questo è il modo italiano di fare politica estera e lo dobbiamo ribadire ancora una volta, perché io ritengo che oggi il nostro Paese debba essere saldamente ancorato nelle alleanze economiche e militari, saldamente parte del processo di riunificazione (in senso vero) dell’Unione europea, ma non deve perdere quelle caratteristiche che ne hanno fatto una media potenza che ha saputo dialogare nel tempo anche con chi non era vicino ai propri interessi nazionali”.

L’operazione nello Stretto di Hormuz prevede l’impiego di un dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza, nell’ambito dell’iniziativa multinazionale europea Emasoh (European Maritime Awarennes in the Strait of Hormuz), lanciata dalla Francia a margine del Consiglio Ue Affari esteri del 20 gennaio 2020 e supportata oltre che dall’Italia anche dai Governi di Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Paesi Bassi e Portogallo. La missione è finalizzata a tutelare il naviglio mercantile nazionale, supportare il naviglio mercantile non nazionale, rafforzare la cooperazione con le altre iniziative nell’area e contribuire alla “maritime situational awareness” della regione. L’impegno italiano nel quadro dell’Emasoh era stato annunciato dal ministro Lorenzo Guerini nel corso di un’audizione, a marzo, nelle commissioni Difesa di Camera e Senato, durante la quale era stata denunciata la perdurante tensione nell’area del Golfo Persico.

La questione della missione Emasoh a Hormuz era stata altresì affrontata durante un incontro, in videoconferenza, tra la commissione Esteri del Senato e quella Sicurezza nazionale e politica estera del Majles, il Parlamento iraniano, il 20 luglio. Petrocelli non aveva presieduto la seduta, ma aveva tenuto l’ultimo intervento da parte italiana. Il senatore aveva colto l’occasione per ricordare come la sua visita in Iran, nell’aprile del 2019, fosse stata “l’ultima di un esponente politico di rilievo italiano” e, tra gli altri argomenti di discussione, aveva citato il caso dei prigionieri politici nel Paese del Medio Oriente. La stessa questione era stata ripresa dal senatore della Lega, Stefano Lucidi, che, sulla sua pagina Facebook, aveva scritto, a seguito dell’incontro: “Fare ulteriore luce sul mancato rispetto dei diritti umani in Iran e individuare un percorso che possa condurre ad un esito positivo per le condizioni del ricercatore Ahmadreza Djalali e dell’avvocata Nasrin Sotoudeh, condannati rispettivamente a morte e a dodici anni di detenzione, e che rappresentano i principali casi di mancato rispetto dei diritti umani nel Paese. É quanto ho sottolineato ieri durante l’incontro della commissione Esteri del Senato con la Commissione Sicurezza nazionale e politica estera dell’Assemblea Consultiva Islamica della Repubblica Islamica dell’Iran”. Il senatore, segretario della commissione Esteri a Palazzo Madama, aveva poi aggiunto: “Ho inoltre ribadito la centralità del Patto Atlantico per l’Italia, dei rapporti con Israele e soprattutto la nostra convinta identità democratica e occidentale. I nostri interlocutori si sono dimostrati disponibili al confronto e all’apertura di un’inchiesta sulla tematica. Manterremo dunque alta l’attenzione confidando che alle parole possano seguire fatti concreti e positivi”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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