Etiopia: gli USA esortano i ribelli del Tigray a ritirarsi dalle regioni di confine

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 10:45 in Etiopia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il capo dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), Samantha Power, si è detta preoccupata per gli sviluppi della guerra civile in Etiopia e ha invitato le forze ribelli a ritirarsi “immediatamente” dalle regioni al confine con il Tigray. L’appello arriva mentre i combattimenti minacciano di uscire dalle aree settentrionali ed estendersi in altre parti del Paese. 

Power, che era in visita in Etiopia, ha esortato il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) a “ritirare immediatamente le sue forze” dalle regioni di Amhara e Afar. “Se gli aiuti devono raggiungere le persone bisognose nel Tigray, allora TUTTE le parti devono porre fine alle ostilità. Non esiste una soluzione militare a questo conflitto”, ha scritto il capo dell’USAID su Twitter, ribadendo: “Tutte le parti dovrebbero accelerare la fornitura senza ostacoli di assistenza umanitaria alle persone colpite dal conflitto”. Power ha altresì evidenziato la necessità che le forze di Amhara, alleate con le truppe governative, si ritirino dal Tigray occidentale e che anche i soldati eritrei, inviati a sostegno di Addis Abeba, lascino la regione. I ribelli del TPLF, che ormai si sono spinti fuori dai propri confini regionali, hanno provocato lo sfollamento di 200.000 persone da Amhara e di 54.000 da Afar.

Gli Stati Uniti hanno tradizionalmente considerato l’Etiopia un partner cruciale nella regione del Corno d’Africa, altamente instabile, ma l’amministrazione del nuovo presidente americano, Joe Biden, si è posta fin da subito in maniera critica nei confronti della guerra nel Tigray. A marzo, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, aveva affermato che nella regione si stavano svolgendo azioni equiparabili a “pulizia etnica” e, a maggio, aveva annunciato restrizioni sui visti per i funzionari etiopi ed eritrei accusati di alimentare il conflitto nel Paese.

Il Tigray è da mesi alle prese con le conseguenze della guerra, che hanno comportato una grave crisi umanitaria e una situazione di carestia per centinaia di migliaia di persone, secondo le Nazioni Unite. Al contempo, la fornitura di aiuti umanitari nella regione settentrionale rimane ostacolata da ritardi e impedimenti burocratici. Le difficoltà rischiano altresì di peggiorare dal momento che, mercoledì 4 agosto, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha sospeso due organizzazioni umanitarie attive nel Tigray, accusandole di “diffondere disinformazione”. Si tratta, in particolare, della sezione olandese di Medici senza frontiere (Medecins Sans Frontieres o MSF) e del Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC). Le due ONG sono state ritenute responsabili di aver “diffuso disinformazione attraverso i social media e altre piattaforme al di fuori del mandato e dello scopo per cui le organizzazioni erano state autorizzate ad operare”. La mossa ha suscitato la condanna di Washington, con l’ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU, Linda Thomas-Greenfield, che ha definito la sospensione “inaccettabile”. Le attività dovrebbero essere sospese per 3 mesi.

Condannate anche le dichiarazioni delle autorità etiopi secondo cui gli operatori umanitari favorirebbero o addirittura armerebbero i ribelli del Tigray. Il capo degli aiuti delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha definito tali affermazioni “pericolose”. “Le accuse generali contro gli operatori umanitari devono cessare. Devono essere supportate da prove, se ce ne sono e, francamente, tutto ciò è pericoloso”, ha dichiarato.

Le Nazioni Unite affermano che circa 400.000 persone vivono in condizioni di carestia nel Tigray e oltre il 90% della popolazione ha bisogno di aiuti alimentari di emergenza. “Dovremmo avere 100 camion al giorno che vanno nel Tigray per soddisfare i bisogni umanitari”, ha detto Griffiths davanti ai giornalisti ad Addis Abeba, aggiungendo che la cifra è stata esattamente calcolata e non “sovrastimata”. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha avvertito, la scorsa settimana, che più di 100.000 bambini nel Tigray potrebbero soffrire di malnutrizione grave nei prossimi 12 mesi, un aumento di 10 volte maggiore rispetto al numero normale.

La guerra tra i ribelli del Tigray e il governo centrale di Addis Abeba è iniziata nel novembre del 2020. Finora, migliaia di persone sono morte nel conflitto. Circa 2 milioni di abitanti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e più di 5 milioni fanno affidamento su aiuti alimentari di emergenza. A fine giugno, i ribelli hanno ripreso la capitale regionale, Mekelle, e la maggior parte del Tigray, dopo che il governo ha ritirato i soldati e dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. La ricaduta della guerra in un’altra parte della seconda nazione più popolosa dell’Africa potrebbe aumentare la pressione sul primo ministro etiope, Abiy Ahmed.

Per comprendere come è nato il conflitto civile in Etiopia, va ricordato che, il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.