Ecuador: il movimento indigeno dà al Governo un ultimatum per rispondere alle sue richieste

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 12:42 in America Latina Ecuador

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Il presidente della Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie), Leonidas Iza, ha riferito, mercoledì 4 agosto, che il movimento concederà un periodo di una settimana, fino al 10 agosto, affinché il Governo risponda alle varie richieste prima di convocare una nuova serie di proteste.

Tra le richieste del movimento indigeno ci sono l’attuazione di misure per frenare l’aumento dei combustibili che si è verificato negli ultimi mesi, oltre alla cessazione delle concessioni minerarie. Il leader indigeno ha assicurato che non è “una questione politica né un problema di destabilizzazione” e ha avvertito che se le richieste non verranno soddisfatte, “la reazione sociale sarà molto più forte”. Iza ha aggiunto inoltre che “in queste condizioni è impossibile sostenere un’economia, soprattutto per la popolazione che non ha accesso a un lavoro”.

Nel frattempo, il Fronte unitario dei lavoratori (FUT) e altre organizzazioni sociali hanno chiesto una nuova giornata di mobilitazione per l’11 agosto per protestare contro varie misure che, secondo loro, colpiscono i lavoratori e la popolazione più vulnerabile. Alla manifestazione parteciperanno anche l’Unione Nazionale degli Educatori (UNE) e l’Unione Generale dei Lavoratori dell’Ecuador (UGTE).

Il presidente, Guillermo Lasso, ha assicurato, il 24 maggio, che avrebbe affrontato con responsabilità la sfida di “cambiare il suo Paese” e che avrebbe stimolato l’economia aumentando gli investimenti esteri e la produzione di petrolio, la risorsa più importante dell’Ecuador. Il capo di Stato ha poi garantito che avrebbe creato 2 milioni di posti di lavoro, e che si sarebbe impegnato a espandere il settore agricolo attraverso prestiti a basso interesse, riducendo progressivamente le tasse. Lasso ha intenzione di aumentare il salario minimo mensile degli ecuadoriani da 400 a 500 dollari e di accelerare il ritmo delle vaccinazioni.

Per quanto riguarda la politica estera, Lasso ha affermato che la sua priorità principale è di integrare l’Ecuador nel blocco commerciale dell’Alleanza del Pacifico, che attualmente comprende Cile, Perù, Colombia e Messico. “L’Ecuador dichiara che le sue porte sono aperte al commercio mondiale”, ha dichiarato il nuovo presidente del Paese latino-americano.

Lasso aveva vinto, l’11 aprile, le elezioni presidenziali dell’Ecuador, superando il rivale progressista Andrés Arauz Galarza. “Questo è un giorno storico, un giorno in cui tutti gli ecuadoriani hanno deciso il loro futuro, hanno espresso con il loro voto la necessità di cambiamento e il desiderio di momenti migliori per tutti”, aveva dichiarato Lasso davanti ai suoi sostenitori, riuniti nella città di Guayaquil. 

La vittoria di Lasso è stata accolta con entusiasmo dagli investitori stranieri, considerata la sua decisione di mantenere l’accordo che l’ex presidente, Lenin Moreno, aveva stabilito, il 30 settembre 2020, con il Fondo monetario internazionale (FMI). Il patto consisteva in finanziamenti da circa 6,5 miliardi di dollari ma era stato oggetto di critiche da parte della popolazione perché, come parte dell’impegno del Governo nei confronti dell’FMI, il programma includeva anche la possibilità di aumentare l’IVA, che sarebbe passata dal 12 al 15%. Questo sarebbe stato necessario per far fronte al deficit fiscale, alla mancanza di liquidità e al debito estero nazionale che, l’anno scorso, è cresciuto del 47% e ha raggiunto i 39.491 milioni di dollari.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione