Colombia: ex capi delle FARC e paramilitari si scusano con le vittime del conflitto armato

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 15:04 in America Latina Colombia

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Due dei più importanti ex leader dei gruppi paramilitari della Colombia si sono scusati con le vittime, mercoledì 4 agosto, nell’ambito di una Commissione progettata per svelare la verità dietro la guerra civile del Paese. “È ora che ci chiediamo se fossero necessarie tante vittime. La guerra non ha logica e all’epoca non ci faceva pensare ai danni che stavamo facendo”, ha riferito Rodrigo Londoño, alias Timochenko, ex capo della Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC). “Voglio riconoscere la mia responsabilità in questo conflitto e voglio dedicare il resto dei miei giorni a restituire dignità ai territori in cui mi trovavo e alle loro comunità. Il modo migliore per riconoscere e chiedere perdono è agire”, ha affermato Salvatore Mancuso, che guidava il gruppo paramilitare Autodefensas Unidas de Colombia (AUC).

Timochenko e Mancuso hanno risposto alle domande dell’autorità principale della Commissione per la verità, il sacerdote gesuita Francisco de Roux. Le testimonianze hanno rivelato “questioni spinose come i legami tra lo Stato, i politici e gli uomini d’affari con i gruppi paramilitari, il sistema giudiziario o le conseguenze delle azioni militari di guerriglieri e paramilitari”. Londoño ha riferito che si scuserà con le vittime per i danni causati “fino all’ultimo giorno della sua esistenza”.

L’ex leader dell’UAC è stato estradato per traffico di droga nel 2008. Tra le altre rivelazioni, Mancuso ha riconosciuto che l’UAC ha stretto “patti e accordi” con i partiti tradizionali. Queste alleanze erano conosciute all’epoca come “parapolitiche” e offrivano al gruppo armato la possibilità di influire in diverse istituzioni. “Avevamo sindaci, governatori, deputati, membri del Congresso e persino presidenti”.

Secondo Mancuso, il conflitto armato colombiano è stato così complesso da “non ammettere verità unilaterali”. Dopo essersi scusato, l’ex leader dell’UAC si è offerto come testimone nelle indagini su un altro degli aspetti più scandalosi del recente passato, i cosiddetti “falsi positivi”, come sono note le esecuzioni extragiudiziali di civili, presentati dall’esercito come vittime di combattimento. Per il momento, la Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) emersa dall’Accordo dell’Avana non è stata incline a contemplare questa possibilità.

Il 24 novembre del 2016, il Governo colombiano e le FARC avevano firmato uno storico accordo di pace, con lo scopo di porre fine a circa cinquant’anni di guerra. Il documento sostituiva un precedente patto firmato dalle parti a settembre dello stesso anno, ma che era stato poi respinto in un referendum che si era tenuto il 2 ottobre. Il negoziatore delle FARC, Iván Marquéz, aveva riferito di “aver vinto la più bella di tutte le battaglie” e aveva ribadito che “la guerra con le armi era finita, lasciando spazio al dibattito delle idee”. Nel corso degli anni, il gruppo rivoluzionario ha subito tuttavia profonde divisioni, con alcuni dei suoi membri che si sono uniti ai movimenti di sinistra tradizionali e altri che hanno rinunciato al processo di pace e sono tornati alle armi, a causa dell’esclusione politica e sociale.

Durante l’incontro del 4 agosto, è stato reso noto un rapporto dell’Ufficio del Controllore Generale della Repubblica secondo il quale la piena attuazione dell’Accordo di Pace sarebbe avvenuta solo nel 2047 a causa di questioni amministrative, di bilancio e politiche.

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Ludovica Tagliaferri

 

di Redazione

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