Bangladesh: le problematiche nella gestione dei rifugiati rohingya

Pubblicato il 5 agosto 2021 alle 17:34 in Asia Bangladesh

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La Banca Mondiale ha suggerito al governo del Bangladesh di concedere libertà di movimento ai rifugiati e di dar loro certificati di nascita, istruzione, lavoro e infrastrutture, nell’ambito di una proposta per la preparazione di un quadro globale di revisione della politica dei rifugiati, secondo quanto riferito il 5 agosto da The Straits Times, citando il Daily Star.

Al centro della questione vi sarebbero i rifugiati di etnia rohingya, una popolazione musulmana concentrata soprattutto nello Stato di Rakhine del Myanmar, al confine con il Bangladesh, che non è mai stata riconosciuta ufficialmente come un gruppo etnico indigeno birmano ma che è stata invece ritenuta dal governo una popolazione migrata in Myanmar dal Bangladesh. Già dal 2016, erano emerse alcune notizie riguardo violenze di massa contro i rohingya condotte dall’Esercito birmano in tale Stato, poi, dal 25 agosto 2017, è esplosa la violenza dei militari contro la minoranza, costringendo oltre 742.000 persone a recarsi nel vicino Bangladesh in quello stesso anno. Ad oggi, sarebbero circa un milione i rohingya in Bangladesh distribuiti in vari campi di accoglienza.

Il governo di Dacca ha ripetutamente affermato di non voler adottare alcuna misura che preveda l’integrazione dei rohingya nella propria società in quanto il Paese ha dichiarato di non avere capacità per assorbire oltre un milione di persone alla luce del grande numero di poveri già presenti nel Paese. La diffusione del coronavirus e le correlate difficoltà economiche avrebbero ulteriormente esacerbato quest’ultima situazione.

Il Bangladesh ha accolto i rohingya e la comunità internazionale ha fornito assistenza umanitaria per aiutare il Paese a far fronte a tale crisi. Tuttavia, secondo Daily Star, Dacca starebbe ricevendo meno fondi rispetto a quelli promessi e la comunità internazionale dovrebbe riconoscere che la problematica non è nata dal Bangladesh ma dal Myanmar. In quest’ultimo Paese, dal primo febbraio scorso, si è insediata una giunta militare che ha deposto il governo civile fino a quel momento al potere che sembrerebbe ignorare la crisi dei rohingya senza dare chiare indicazioni rispetto ad un possibile rimpatrio dei rifugiati.

Di fronte a tale quadro, Daily Star ha sostenuto che privare i rohingya di istruzione, impiego e diritti di registrazione delle nascite mentre di trovano in Bangladesh non sarebbe una soluzione ideale. Per questo, a sua detta, dovrebbero essere fatte concessioni sui fronti dell0istruzione e della generazione di reddito all’interno dei campi che li ospitano. Tuttavia se il Bangladesh lasciasse intendere l’intenzione di voler integrare i rohingya nella società tradizionale ciò potrebbe sollevare responsabilità dal Myanmar e aumentare il peso economico su Dacca.

Per Daily Star, la comunità internazionale, con un maggiore coinvolgimento dei principali partner commerciali del Myanmar come Cina, India, Giappone, Indonesia e Germania, Paesi dell’ASEAN e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC), ha la responsabilità di formulare una strategia per il rimpatrio dei Rohingya e se ciò non fosse possibile, la comunità internazionale dovrebbe  impegnarsi ad assorbire questa popolazione sfollata come ha fatto in altri casi.

Tra le ultime iniziative adottate dal Bangladesh per far fronte alla crisi dei rohingya vi è stato il ricollocamento di parte dei rifugiati nell’isola di Bhasan Char, situata nel Golfo del Bengala. Quest’ultima è un’isola disabitata e soggetta ad intemperie climatiche frequenti, come cicloni e inondazioni, emersa dalle acque circa 20 anni fa e situata a 34 km di distanza dalla terra ferma. Il progetto ha creato varie controversie e proteste.

di Redazione

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