Ucraina: uomo armato sequestra il palazzo del governo, 2 ostaggi

Pubblicato il 4 agosto 2021 alle 11:01 in Europa Ucraina

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Un uomo armato di una granata esplosiva ha fatto irruzione, mercoledì 4 agosto, nell’edificio in cui ha sede il Governo dell’Ucraina, minacciando di far esplodere l’intera struttura. L’ingresso e l’uscita sono stati bloccati e l’aggressore avrebbe preso in ostaggio due persone. Nel corso della giornata, le Forze dell’ordine del Paese hanno reso noto di essere riuscite ad arrestare l’uomo, che è poi stato identificato come Vladimir Prokhnich.

A riferire la notizia, il medesimo mercoledì, è stata l’emittente televisiva del Paese Ucraina-24, menzionata dall’agenzia di stampa UNIAN. Il rappresentante dell’organizzazione Stop Corruption, Igor Bondarcik, ha pubblicato sulla pagina dell’ente il video in cui sono visibili alcuni fotogrammi di quanto sta accadendo in Ucraina. Nel filmato si vede l’uomo armato entrare nelle sedi governative, esibire la granata e minacciare di far esplodere l’intero edificio sequestrato. “Non me ne andrò vivo da qui”, ha dichiarato l’aggressore.

Alcuni funzionari e dipendenti che si trovavano nell’edificio nel momento del sequestro sono stati fatti evacuare, le forze dell’ordine ucraine hanno dunque transennato il perimetro della struttura e, con l’aiuto delle forze speciali del Paese, stanno tentando di normalizzare la situazione. Alle 13:00 ora locale è prevista una riunione del Consiglio dei ministri di Kiev. Tuttavia, stando a quanto reso noto da alcuni testimoni oculari, l’aggressore avrebbe preso in ostaggio due persone che si trovavano nell’edificio governativo, dopo aver bloccato l’entrata e l’uscita dal Palazzo. Secondo i nuovi dati resi noti dall’agenzia di stampa Strana.ua, l’uomo sarebbe un veterano il quale aveva prestato servizio durante il conflitto ancora in atto nel Donbass, area dell’Ucraina Orientale.

Anche il 23 giugno 2020, un episodio analogo ha seminato terrore nel quartiere Podolsk di Kiev, capitale dell’Ucraina. In tale data, un uomo armato di un oggetto che è stato poi identificato come una granata, ha fatto irruzione in un’agenzia di cambio valute, minacciando di innescare l’esplosivo qualora il cassiere non avrebbe svolto i compiti ordinati. Tuttavia, il dipendente è stato in grado di chiamare in tempo le forze di sicurezza del Paese, le quali hanno poi arrestato l’aggressore. Le indagini successive hanno rivelato che l’autore del reato era un uomo di 32 anni con precedenti.

Per quanto riguarda il perdurante conflitto nel Donbass in cui l’uomo avrebbe servito come militare, è importante sottolineare che ancora oggi le tensioni tra l’Esercito di Kiev e le brigate indipendentiste continuano ad acuirsi, nonostante il cessato il fuoco entrato in vigore il 27 luglio 2020. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, entrambe situate nella regione del Donbass. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari russi, ma anche di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LDR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

La crisi nell’Ucraina Orientale è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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