Siria, Damasco: esplosione contro un bus dell’esercito

Pubblicato il 4 agosto 2021 alle 10:12 in Medio Oriente Siria

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Un autobus con a bordo membri delle forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, è stato oggetto di un’esplosione, nella mattina di mercoledì 4 agosto. Sono state diverse le vittime rimaste uccise o ferite, ma il numero, al momento, non è stato ancora precisato.

Il quotidiano al-Araby al-Jadeed ha parlato di “attacco da parte di ignoti”, verificatosi nell’Ovest capitale siriana, Damasco, all’entrata delle residenze militari di Masaken al-Haras, definito un compound “ben fortificato”, appartenente alla Guardia Repubblicana. Quest’ultima, nota altresì come Guardia Presidenziale, è una forza d’élite delle Forze armate siriane, la cui missione è salvaguardare Damasco da minacce esterne o interne. Tale unità è composta da 25.000 uomini e costituiva l’unica forza militare siriana a cui era permesso l’accesso alla capitale prima dello scoppio della guerra civile.

Secondo fonti di al-Araby al-Jadeed, un ordigno è stato fatto esplodere nei pressi dell’autobus, con a bordo circa 25 membri, provocando un incendio. Come specificato, il veicolo era di medie dimensioni e fa parte di quegli autobus che circolano ogni mattina nella capitale, adibiti al trasferimento dei soldati siriani dalle proprie residenze alle postazioni e ai centri militari e di sicurezza di Damasco. Un inviato dell’agenzia di stampa filogovernativa, SANA, ha invece affermato, sulla base delle informazioni riferite da fonti locali, che l’esplosione potrebbe essere stata conseguenza di un corto circuito, la quale, a sua volta, ha causato lo scoppio del serbatoio del carburante del velivolo. Stando a quanto riportato da SANA, l’autista è rimasto ucciso, mentre 3 passeggeri sono rimasti feriti e trasportati in ospedale. Una fonte locale, invece, ha dichiarato che sono circa 10 le vittime ferite a seguito dell’esplosione. Ad ogni modo, il numero è tuttora da accertare.

L’ultimo episodio simile risale al 27 giugno 2019, quando un ordigno è stato fatto esplodere in un veicolo parcheggiato in una zona occidentale della capitale, presso l’autostrada Mezzeh, provocando il ferimento di una donna e una bambina. Tuttavia, si tratta di incidenti rari per la capitale siriana, dove l’esercito di Assad e le milizie ad esso affiliate sono costantemente impegnate a garantire la sicurezza della città.

Quanto accaduto si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Oltre al governatorato Nord-occidentale di Idlib, ultima roccaforte dei gruppi di opposizione, nelle ultime settimane l’attenzione è stata rivolta anche verso la regione meridionale di Daraa, nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria. Qui, al momento, si è in attesa di un accordo tra il governo damasceno e i gruppi locali, rappresentati dal Comitato centrale di Daraa, volto a scongiurare un’operazione militare che rischierebbe di provocare una nuova escalation. I negoziati, condotti con la mediazione di Mosca, sono ancora in corso, mentre le tensioni sul campo sembrano essersi placate.

Al contempo, la Siria non può dirsi immune dalla minaccia terroristica. Sebbene le Syrian Democratic Forces (SDF) abbiano annunciato, il 23 marzo 2019, la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria, lo Stato Islamico non può dirsi completamente sconfitto. Cellule terroristiche continuano a essere attive soprattutto nel vasto deserto siriano, che si estende dall’Est dei governatorati di Hama e Homs all’estremo orientale del Governatorato di Deir Ezzor, nella cosiddetta regione di Badia.

Nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione