Malesia: il premier non si dimette

Pubblicato il 4 agosto 2021 alle 19:42 in Asia Malesia

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Il premier della Malesia, Muhyiddin Yassin, il 4 agosto, ha affermato di avere ancora il sostegno della maggioranza dei parlamentari malesi e che nel prossimo mese di settembre chiederà un voto di fiducia in Parlamento per dimostrare che, legalmente, è ancora il primo ministro del Paese. Il sovrano della Malesia, il sultano Abdullah Ahmad Shah, ha acconsentito al voto di fiducia.

Muhyiddin ha dichiarato che, dei continui dubbi sollevati sulla sua posizione di primo ministro, ha deciso di determinare la legittimità del proprio incarico con un voto in Parlamento, quando l’aula sarà riunita a settembre. Il premier che è a capo del partito Parti Pribumi Bersatu Malaysia ha affermato di aver ricevuto più dichiarazioni legali da parte di parlamentari in base alle quali avrebbe ancora il sostegno della maggioranza dei legislatori. Per tale ragione, non presenterà le proprie dimissioni dall’incarico di premier.

Il 3 agosto, il presidente dello United Malays National Organization (UMNO) il partito di maggioranza nella coalizione di governo, Zahid Hamidi ha dichiarato che il proprio partito ritirerà l’appoggio del proprio partito per Muhyiddin e per la coalizione di governo, la Perikatan Nasional. Secondo The Straits Times, dopo tale annuncio, a sostenere il premier sarebbero rimasti solamente 104 legislatori.

Sebbene fossero presenti 11 parlamentari quando Zahid ha annunciato di non sostenere più Muhyiddin, il premier ha affermato che, nella lettera del sovranoche lo convocava per un’udienza il 4 agosto, il sultano Abdullah aveva menzionato che solo otto parlamentari avevano ritirato il loro sostegno. Tuttavia, il ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali, Shamsul Anuar Nasarah, ad esempio, si è dimesso dal governo il 3 agosto, ma non era presente alla conferenza stampa di Zahid. Muhyiddin ha accusato i suoi oppositori di aver scatenato una crisi politica perché questi non accetterebbero la sua “fermezza nell’ignorare la loro pressione” affinché il premier interferisca con la magistratura per liberare da accuse diversi individui che sono stati perseguiti dalla legge. Molti tra i parlamentari di UNMO che martedì hanno ritirato il sostegno per Muhyiddin sono accusati di corruzione, tra questi vi sarebbero lo stesso Zahid e e l’ex premier Najib Razak, che sta facendo appello contro la condanna per lo scandalo 1Malaysia Development Berhad.

Il Parlamento malese è composto di 222 sedute, due tra le quali sono al momento vacanti. Per questo, per ottenere una maggioranza semplice per formare un governo sono sufficienti 111 parlamentari. Secondo la Costituzione malese, se il primo ministro non ha il sostegno della maggioranza deve dimettersi, a meno che il capo di Stato non dissolva il Parlamento su raccomandazione del premier.

L’annuncio del 4 agosto di Muhyiddin è arrivato dopo che, il 2 agosto, i parlamentari dell’opposizione della Malesia avevano protestato contro il primo ministro, chiedendone le dimissioni, dopo che Muhyiddin aveva deciso di posticipare l’ultima giornata di una seduta speciale del Parlamento, il 31 luglio scorso. Durante le proteste, il leader dell’opposizione, Anwar Ibrahim, ha nuovamente dichiarato che il governo di Muhyiddin non ha più la fiducia dei legislatori.

In Malesia è appena scaduto lo stato d’emergenza che era stato dichiarato da Muhyiddin lo scorso 12 gennaio per restare in vigore fino al primo agosto scorso, a causa della diffusione del coronavirus. Da tale data in poi, le sedute parlamentari erano state sospese. In molti avevano criticato tale decisione sostenendo si fosse trattato di un tentativo del premier di rinsaldare il suo potere e, dopo aver subito varie pressioni, tra cui quella del sovrano malese, il sultano Abdullah Ahmad Shah, Muhyiddin aveva deciso di riconvocare il Parlamento per il 26 luglio.

L’attuale governo di Muhyiddin, appartenente al partito Bersatu, ha assunto la leadership della Malesia dopo che, il 24 febbraio 2020, era caduto l’esecutivo guidato dall’alleanza Pakatan Harapan, con a capo l’ex-premier, Mahathir Mohamad, quando molti dei suoi membri si erano uniti ad altri partiti dell’opposizione portando l’ex-primo ministro alle dimissioni. Quest’ultimo, a sua volta, era al potere dalle elezioni dell’8 maggio 2018, che aveva vinto contro la coalizione del Barisan Nasional, dominata da UMNO, che aveva governato la Malesia per 6 decenni. Secondo gli avversari di Muhyiddin, il suo governo sarebbe il frutto di un “furto di potere”, in quanto sarebbe stato istituito grazie ad uno spostamento di alleanze avvenuto a seguito delle dimissioni del suo predecessore e non attraverso il processo elettorale. Al contempo, i suoi sostenitori hanno chiesto ripetutamente al premier malese di indire una votazione nazionale che gli consenta di assicurarsi una maggioranza e un mandato solidi.

I dubbi sulla tenuta della maggioranza di Muhyiddin erano sorti per la prima volta lo scorso 23 settembre, quando il leader dell’opposizione, Anwar Ibrahim, a capo dell’alleanza Pakatan Harapan, aveva affermato di essere appoggiato da una solida maggioranza, formata da circa 120 legislatori, compresi alcuni che farebbero parte dell’esecutivo, che gli avrebbe consentito di formare un nuovo governo, scalzando quello di Muhyiddin. Il successivo 13 ottobre, Anwar era stato ricevuto dal sovrano maleseper provare l’esistenza della maggioranza a suo sostegno e per chiedergli di sciogliere l’attuale governo in carica. Tuttavia, tale tentativo era fallito e il sovrano non aveva sostenuto Anwar.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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