Golfo di Oman: nuove possibili tensioni, Teheran pronta ad “assistere e salvare”

Pubblicato il 4 agosto 2021 alle 8:43 in Iran UK

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Un’agenzia di sicurezza marittima britannica ha segnalato, nella sera del 3 agosto, un caso di dirottamento di una nave situata al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti (UAE), nel Golfo di Oman. Ancora una volta, l’Iran è stato accusato di coinvolgimento.

In realtà, anche altre cinque imbarcazioni, che si trovavano nella medesima regione, tra l’Iran e gli UAE, avevano segnalato di non essere più sotto controllo, ma al momento risultano essere in movimento. Il caso che ha destato maggiore preoccupazione è quella riguardante la Asphalt Princess, nave battente bandiera panamense, la quale, secondo la Marina britannica, sarebbe stata oggetto di un potenziale “atto di pirateria”. Dopo essere stata dirottata a 60 miglia a Est dalla costa di Fujairah, un gruppo di 8-9 uomini armati è salito a bordo dell’imbarcazione e ha preso in ostaggio l’equipaggio, presumibilmente costringendolo a salpare verso l’Iran. Gli attentatori hanno poi lasciato la nave, ha fatto sapere successivamente la Marina, senza riferire ulteriori dettagli in merito.

Il sito Web MarineTraffic classifica la Asphalt Princess come una nave cisterna per asfalto e bitume, di proprietà di Glory International, società con sede nella zona franca emiratina. L’imbarcazione proveniva da Khor Fakkan, negli UAE, ed era diretta a Sohar, un porto sulla costa settentrionale dell’Oman.

Secondo fonti britanniche della Sicurezza marittima, non è da escludersi il coinvolgimento dell’Iran, o, meglio, di militari e delegati da esso sostenuti, nell’incidente del 3 agosto, giunto a cinque giorni di distanza dall’attacco contro la petroliera Mercer Street, condotto il 29 luglio. Il Ministero degli Esteri britannico, oltre ad esprimere preoccupazione, ha fatto sapere che ha avviato una “indagine urgente” su quanto accaduto. Anche gli Stati Uniti hanno riferito di stare monitorando la situazione e di essere in stretto contatto con Londra, mentre altri alleati da tutto il mondo prestano attenzione al caso.

Teheran, da parte sua, ha nuovamente respinto le accuse di coinvolgimento. In particolare, per il Ministero degli Esteri, le notizie relative ai diversi incidenti verificatisi nel Golfo destano sospetto. L’obiettivo, secondo il portavoce del dicastero, Saeed Khatibzadeh, sarebbe creare una “falsa atmosfera” per precisi scopi politici contro Teheran. Pertanto, il portavoce ha ammonito ogni tentativo di creare situazioni simili e ha riferito che il proprio Paese è pronto a prestare assistenza nella regione. Anche il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha negato il coinvolgimento delle proprie forze, definendo quanto accaduto un “atto ostile” contro Teheran.

Gli incidenti verificatisi il 3 agosto in prossimità dello Stretto di Hormuz, uno dei corsi d’acqua più trafficati del mondo, dove passa un quinto delle esportazioni internazionali di petrolio, giunge dopo giorni da un attacco contro un’imbarcazione collegata a Israele, diretta verso gli Emirati Arabi Uniti. In particolare, Mercer Street, una petroliera della compagnia Zodiac Maritime, gestita da un miliardario israeliano, è stata attaccata, giovedì 29 luglio, mentre si trovava nel Mar Arabico, al largo della costa dell’Oman. Due membri dell’equipaggio, uno di nazionalità britannica, l’altro rumena, sono morti, mentre il resto del team è stato tratto in salvo. Sebbene in una dichiarazione iniziale, la società, con sede a Londra, abbia parlato di “presunto incidente di pirateria”, Israele ha successivamente riferito di avere prove che dimostrano il coinvolgimento dell’Iran. Ad oggi, però, non sono stati ancora rivelati ulteriori dettagli a riguardo. Anche Washington e Londra hanno accusato Teheran di coinvolgimento.

Secondo la versione israeliana, l’attacco è stato condotto per mezzo di un drone esplosivo e mirava a colpire un obiettivo di Israele, probabilmente in segno di vendetta per attacchi israeliani in Siria. Tale ipotesi è stata sostenuta anche dagli Stati Uniti, i quali stanno coadiuvando la parte israeliana nelle indagini, mentre la Marina degli USA ha inviato sul posto la portaerei USS Ronald Reagan e il cacciatorpediniere USS Mitscher per scortare la Mercer Street in un porto sicuro. In tale quadro, Regno Unito, Romania e Liberia, il 3 agosto, hanno inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in cui affermano che “è molto probabile” che l’Iran abbia impiegato uno o più droni per colpire la Mercer Street. Tale attacco, hanno specificato i tre Paesi, costituisce una minaccia alla sicurezza del commercio marittimo internazionale e rappresenta una palese violazione del Diritto internazionale. Pertanto, deve essere condannato dalla comunità internazionale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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