Ucraina: trovato morto l’attivista bielorusso Vitaly Shishov

Pubblicato il 3 agosto 2021 alle 15:17 in Bielorussia Ucraina

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Le autorità ucraine hanno dichiarato, martedì 3 agosto, di aver trovato morto impiccato a Kiev un attivista bielorusso, Vitaly Shishov, scomparso il giorno precedente mentre faceva jogging.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa russa TASS, il medesimo martedì. Il corpo esanime è stato rinvenuto in un parco della capitale ucraina nei pressi della residenza dell’attivista. Le Forze dell’ordine di Kiev hanno sequestrato gli effetti personali dell’uomo e hanno avviato un procedimento penale ai sensi dell’articolo 115 del Codice penale del Paese. Le autorità hanno poi sottolineato che nelle indagini saranno prese in esame tutte le opzioni, ribadendo di non escludere che potrebbe trattarsi di un omicidio mascherato da suicidio. La polizia ucraina ha poi lanciato un appello a tutti i conoscenti di Shishov, invitandoli a fornire quante più informazioni possibili sulle ultime settimane di vita dell’uomo, compreso il suo stato psico-emotivo ed eventuali minacce che avrebbe potuto ricevere. La scomparsa dell’uomo era stata denunciata la mattina del 2 agosto dalla compagna attraverso il canale Telegram di Belarusian House in Ukraine (BDU), l’Ong della quale era a capo. Alcuni suoi conoscenti, menzionati dagli attivisti del gruppo Telegram che si occupa di diritti umani, Vyasna, hanno riferito che, nell’ultimo periodo, Shishov aveva dichiarato di essere stato seguito da alcuni “estranei” mentre andava a correre.

Vitaly Shishov è direttore di Belarusian House in Ukraine (BDU), un’Ong che fornisce assistenza legale ai cittadini bielorussi che intendono sfuggire alla persecuzione politica del regime autoritario del presidente del Paese, Alexandr Lukashenko. Nello specifico, l’organizzazione no profit si occupa dei cittadini di Minsk residenti in Ucraina. La vittima era fuggita in Ucraina nell’agosto 2020, a seguito delle contestate elezioni presidenziali che avevano riconfermato Lukashenko come presidente del Paese. La leader dell’opposizione bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, anch’essa in esilio in Lituania per sfuggire al regime del capo di Minsk, si è detta “devastata” per la morte dell’oppositore. Al coro si sono anche uniti i colleghi di Shishov, che, insieme a Tikhanovskaya, hanno affermato di temere anche per la vita di altri oppositori bielorussi residenti all’estero.

Anche Yury Shchuchko, un altro attivista di BDU, ha preso parte al gruppo di ricerca che ha poi rinvenuto il corpo di Shishov nel parco. Nel corso di un’intervista rilasciata a Current Time, Shchuchko ha dichiarato che il volto di Shyshou sembrava mostrare segni di pestaggio e violenza. “È un normale schema [del KGB]. L’uomo è stato impiccato con tracce di percosse sul viso. Non manca nulla”, ha detto Shchuchko. In tale contesto, è importante sottolineare che il KGB è il Comitato di Sicurezza Nazionale Bielorusso che opera in stretto contatto con i vertici del Paese.

La morte di Shyshou è da collocare nel quadro della sempre più intensa repressione politica perpetrata dal regime di Lukashenko. L’ultimo episodio si è verificato il 2 agosto. In tale occasione, l’atleta bielorussa Krystsina Tsimanouskaya, attualmente impegnata ai Giochi olimpici di Tokyo 2020, si era recata all’Ambasciata polacca a Tokyo per chiedere asilo politico dopo aver denunciato il tentativo delle autorità di Minsk di rimpatriarla perché aveva espresso forti critiche contro il presidente bielorusso. Nel corso della giornata, l’atleta ha poi ricevuto un visto umanitario dalla Polonia, che l’ha sostenuta insieme alla comunità occidentale.

Le critiche dei Paesi Occidentali contro il regime autoritario di Lukashenko hanno raggiunto il culmine il 23 maggio. In tale data, il capo di Stato di Minsk, servendosi del pretesto di una presunta bomba a bordo, aveva ordinato al volo Ryanair Atene-Vilnius di atterrare nella capitale bielorussa. In realtà, lo scopo era l’arresto dell’attivista Roman Protasevich, un personaggio scomodo nel Paese poiché impegnato in attività volte a denunciare l’illegalità delle azioni del regime, tra cui la violazione dei diritti umani. Co-fondatore di Nexta, uno dei più importanti canali informativi su Telegram, Protasevich ha anche organizzato numerose proteste antigovernative, principalmente per denunciare i brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Lukashenko alle elezioni del 10 agosto 2020. Tale episodio, definito da Bruxelles “un atto di pirateria”, è stato condannato attraverso una forte ondata di sanzioni imposte da Unione EuropeaStati Uniti, Canada, Gran BretagnaMacedonia del Nord, Montenegro, Albania, Islanda e Norvegia.

 Le tensioni tra le forze di opposizione e Lukashenko hanno avuto inizio a partire dall’agosto 2020. In tale mese, la Bielorussia è stata scossa da una forte mobilitazione popolare, scoppiata dopo che Lukashenko, al potere dal 1994, è stato dichiarato il vincitore delle elezioni, guadagnandosi un sesto mandato presidenziale, seppur tra accuse di brogli elettorali, rivolte anche dall’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Ciò ha portato decine di migliaia di manifestanti a scendere in piazza, incontrando, però, la repressione delle forze dell’ordine, oltre ad arresti e torture. Secondo i dati ufficiali di marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste, mentre sono stati 30.000 gli arresti. Anche i media sono stati presi di mira. A tal proposito, Reporters Without Borders ha designato la Bielorussia come il luogo più pericoloso d’Europa per i giornalisti.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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