Sud Sudan: il Parlamento presta giuramento

Pubblicato il 3 agosto 2021 alle 18:49 in Africa Sud Sudan

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In Sud Sudan, i legislatori del nuovo Parlamento nazionale hanno prestato giuramento, lunedì 2 agosto. Una mossa attesa da tempo dopo che un fragile accordo di pace ha posto fine alla guerra civile nel Paese.

In tutto, 588 parlamentari, un mix di membri del partito al governo e di ex fazioni ribelli che hanno firmato la tregua, hanno giurato durante una cerimonia a Juba. La creazione di un’assemblea nazionale inclusiva era una condizione chiave dell’accordo di cessate il fuoco firmato nell’agosto 2018, che ha messo in pausa cinque anni di violenti scontri tra il governo e le forze ribelli, in seguito ai quali quasi 4000.000 persone sono state dichiarate morte.

Come altre disposizioni chiave degli accordi di pace firmati in Sud Sudan, la convocazione del Parlamento è rimasta a lungo in stallo, erodendo la fiducia nella tregua tra i rivali politici del Paese. Il giuramento arriva con quasi un anno di ritardo e rimane incompleto, con 62 parlamentari assenti alla cerimonia, alcuni di loro a causa di dissidi con il governo sull’accordo di condivisione del potere. Daniel Awet, deputato del partito al governo, il Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan (SPLM), ha definito l’occasione “una dimostrazione di unità”. “È solo attraverso l’unità di intenti e l’amore reciproco che facciamo progredire il nostro Paese e assicuriamo il futuro alle giovani generazioni che sono state salvate dopo lunghe guerre”, ha detto Awet ai legislatori, ai rappresentanti della comunità e ai leader della chiesa presenti per l’occasione. Il presidente sud-sudanese, Salva Kiir, non ha partecipato all’evento.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli al presidente Salva Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati dal vice presidente Riek Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

Kiir e Machar avevano firmato un cessate il fuoco il 5 agosto 2018, concludendo anche un accordo per la condivisione del potere. Tuttavia, il 28 agosto, Machar e i capi di altri gruppi si erano rifiutati di firmare l’ultima parte dell’accordo, asserendo che le dispute sulla divisione del potere e sull’adozione di una nuova Costituzione non erano state gestite in modo efficiente.

I due leader erano poi tornati a negoziare la pace nel settembre 2018 sottoscrivendo, grazie alla pressione di potenze regionali e internazionali, il noto accordo di pace. Secondo quanto previsto dal patto, Machar avrebbe ricoperto nuovamente il ruolo di vicepresidente. Alla fine, Kiir e Machar hanno raggiunto un accordo per formare un governo di unità il 22 febbraio 2020, pur continuando a rimanere in conflitto su questioni interne.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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