Russia: l’Iran dovrebbe unirsi al processo di pace inter-afghano

Pubblicato il 3 agosto 2021 alle 18:45 in Afghanistan Iran Russia

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L’inviato speciale della Russia per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha dichiarato, martedì 3 agosto, che Mosca si rammarica dell’assenza dell’Iran nel gruppo di lavoro Troika plus, formato da Cina, Russia, USA e Pakistan e istituito al fine di discutere della pace inter-afghana.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Nel corso del suo intervento presso il think-tank del Gorchakov Public Diplomacy Fund, con sede a Mosca, Kabulov ha affermato che l’Iran dovrebbe prendere parte ai colloqui per normalizzare il conflitto tra le forze governative di Kabul e i militanti del gruppo dei Talebani perché “è un diritto” del Paese. Tuttavia, ha continuato l’inviato russo, a causa delle divergenze tra Washington e Teheran, quest’ultimo si rifiuta di prendere parte a qualsiasi negoziato che prevede la partecipazione degli Stati Uniti. Kabulov ha poi chiarito che, dal suo punto di vista, il contribuito dell’Iran, così come quello del Pakistan, è fondamentale poiché i due Paesi sono “gli attori più importanti e influenti nel processo di pace afghano”.

L’inviato russo ha affermato di non escludere che ulteriori criticità potrebbero entrare in gioco nei colloqui di pace e rendere ancora più complesso il raggiungimento di un possibile accordo. Secondo il diplomatico russo, circa due terzi dei talebani è fiducioso di poter ottenere maggiori vittorie con i negoziati intra-afghani piuttosto che attraverso le operazioni militari, intensificatesi nell’ultimo periodo. Kabulov ha poi sottolineato che i militanti “non rappresentano alcuna minaccia per gli Stati dell’Asia Centrale”, poiché il movimento non ha mai tentato di violare o attraversare illegalmente il confine che li divide dai Paesi vicini. “Il movimento dei talebani mostra non solo a parole ma anche con i fatti di essere impegnato esclusivamente in questioni di politica interna”, ha continuato Kabulov, spiegando che lo scopo dei miliziani è quello di ottenere maggiore influenza sul Paese a discapito delle Forze governative.

Kabulov si è poi complimentato con la lotta condotta dai talebani nel Nord dell’Afghanistan contro il gruppo terroristico ISIS, il quale rappresenta una minaccia per la Russia e i suoi alleati. Il rappresentante russo ha anche definito “voci” infondate quelle che circolerebbero sui legami tra talebani e al-Qaeda. Così come aveva dichiarato in precedenza il ministro degli Esteri russo, Segey Lavrov, anche Kabulov ha attribuito agli Stati Uniti e ai suoi alleati la responsabilità della recente escalation nel Paese, acuitasi a seguito dell’annuncio del ritiro delle truppe USA dal territorio asiatico. Kabulov ha dichiarato che Washington, invece di ripristinare e stabilizzare la situazione in Afghanistan, “si è impegnato nella democratizzazione [del Paese], imponendo le proprie idee sulla democrazia, fallendo”.

Le parole Kabulov giungono un giorno dopo le dichiarazioni rilasciate dal generale Ajmal Omar Shinwari, portavoce dell’esercito afghano. Quest’ultimo ha reso noto che la situazione nelle province occidentali e meridionali del Paese sta diventando critica. Ad essere particolarmente grave sono gli ultimi sviluppi a Lashkar Gah, nella provincia di Helmand, dove i miliziani hanno ingaggiato scontri con le truppe governative, arrivando a controllare gran parte dei quartieri della città. Gli insorti hanno confermato di aver ottenuto il controllo di diversi quartieri della città. Lashkar Gah è uno dei tre capoluoghi di provincia afghani minacciati direttamente dagli insorti, che nelle ultime ore si sono avvicinati anche a Herat e hanno sparato con i razzi all’aeroporto di Kandahar, principali città dell’Afghanistan occidentale e meridionale.

In Afghanistan, l’escalation si è intensificata da quando la nuova amministrazione statunitense, guidata dal presidente Joe Biden, ha confermato il graduale ritiro delle truppe, ad aprile. Tuttavia, è da decenni che il Paese è caratterizzato da una profonda instabilità politica. I talebani, un’organizzazione di matrice fondamentalista islamista, sono stati dapprima impegnati nella lotta antisovietica in Afghanistan. Una serie di guerre intestine hanno poi visto trionfare questi ultimi, che nel 2001 controllavano la maggioranza del territorio afghano. Lo stesso anno, con l’intervento degli Stati Uniti e il successivo sostegno offerto dalla NATO il regime teocratico instaurato dai talebani è stato rovesciato. Tuttavia, il gruppo ha continuato a lottare per il controllo del territorio e per l’imposizione di un emirato islamico in Afghanistan, lanciando attacchi contro le truppe della coalizione internazionale dell’Alleanza Atlantica schierate in Afghanistan, nonché contro le forze governative di Kabul, considerate “burattini” delle potenze occidentali. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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