La Crimea intende denunciare le limitazioni imposte dall’Ucraina

Pubblicato il 3 agosto 2021 alle 10:46 in Russia Ucraina

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Le autorità della Crimea hanno dichiarato, martedì 3 agosto, che la Penisola intende citare a giudizio l’Ucraina per aver imposto blocchi all’approvvigionamento idrico, energetico, alimentare, nonché al sistema bancario e dei trasporti.

A riferirlo, il medesimo martedì, è stato il presidente della Commissione legislativa del Consiglio di Stato di Crimea, Sergey Trofimov, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa russa RIA Novosti. Secondo quanto reso noto da Trofimov, le denuncie al blocco idrico ed energetico saranno le più complesse da portare avanti e saranno presentata entro il prossimo autunno. I rappresentanti crimeani hanno già preparato il relativo prospetto.  Trofimov  ha dichiarato che, al momento, non resta che stabilire “l’ammontare del danno”. Stando alle stime preliminari, la cifra potrebbe aggirarsi intorno a 1,47 trilioni di rubli, ha reso noto Trofimov.

In Crimea, la questione dell’approvvigionamento idrico di acqua potabile trova le fondamenta nel 2014, anno in cui la Russia ha “occupato” la penisola ucraina per poi annetterla al proprio territorio, attraverso un referendum che si è tenuto il 16 marzo del medesimo anno. In tale occasione, l’Ucraina ha imposto un blocco unilaterale al canale di Dnepr, situato nell’area Settentrionale della penisola, limitando così l’approvvigionamento idrico al territorio. Nel 2020, le autorità di Simferopoli hanno tentato di sopperire alla mancanza di acqua potabile servendosi di bacini idrici sotterranei. Tuttavia, l’acqua in essi contenuta si è progressivamente esaurita, obbligando Simferopoli ad imporre limitazioni alla fornitura di acqua.

Al momento, il governo crimeano ha preparato un piano d’azione per garantire la stabilità e la costanza dell’approvvigionamento idrico agli abitanti della penisola. È in tale direzione che sono stati stanziati circa 50 miliardi di rubli. Lo scorso 18 marzo, è stata avviata la costruzione di due pozzi nei pressi della fonte di Beshterek-Zuisky, al fine di garantire l’approvvigionamento a Simferopoli. Il costo totale dell’impianto è stato di 1,7 miliardi di rubli e i primi due bacini idrici sotterranei forniranno alla città dai quattro ai cinquemila metri cubi di acqua potabile al giorno. Questo permetterà di approvvigionare almeno 25.000 dei residenti della capitale, ha dichiarato il ministro delle Costruzioni e delle Infrastrutture della penisola, Mikhail Khramov. Il bacino idrico Beshterek-Zuisky sarà ramificato in 11 pozzi, la cui profondità è di 500 metri. La fornitura d’acqua alla capitale avverrà attraverso un acquedotto dal diametro di 700 millimetri e lungo cica 20 chilometri.

È importante ricordare che l’Ucraina aveva imposto, il 24 giugno, una nuova ondata di sanzioni contro la Russia. Ad essere finiti nel mirino di Kiev erano stati tutti gli enti di credito moscoviti attivi nel territorio crimeano. Come si legge nel documento, le sanzioni hanno colpito 55 banche russe, tra cui il colosso statale Sberbank e la VTB, una delle più grandi banche con sede a Mosca. Tale misura avrà la durata di tre anni, fino al 24 giugno 2024.

La Crimea è diventata una regione russa il 16 marzo del 2014 a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. Della stessa posizione sono Stati Uniti e Unione Europea. In seguito all’annessione illegale delle regioni ucraine, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto sono state riportate quasi 13.000 vittime.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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